Duolingo, applicazione per smartphone che offre corsi di lingua straniera, aggiunge il latino tra le lingue apprendibili. Ma è possibile imparare una lingua complessa come il latino con il cellulare? Lo proviamo per farci una nostra idea.

Rosa, rosae, rosae? Lupus, lupi, lupo? Fero, fers, tuli, latum, ferre? Quella è acqua passata. Oggi il latino si può imparare dal cellulare! Dalla collaborazione tra Duolingo e il Paideia Institute, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di promuovere nel mondo l’apprendimento delle lingue classiche, nasce il primo corso rapido per smartphone di latino. La lingua dei Cesari, di Cicerone e di Tacito da oggi si può imparare con il telefonino. L’approccio, stando a quanto si può vedere andando sul sito, è lo stesso che la piattaforma adotta con altre lingue come l’inglese, il tedesco, lo spagnolo o il cinese. In questo modo, gli utenti possono imparare il latino con gli stessi metodi con cui si possono apprendere le lingue moderne. E quella di Duolingo non è certo una novità: già il linguista Hans Orberg introdusse, nel 1990, un metodo di studio che oggi porta il suo nome, che permette allo studente di apprendere il latino come se fosse un “turista” dell’antica Roma, totalmente digiuno di ogni base della lingua. I più puristi e conservatori criticano da sempre questi metodi, osservando che l’unico vero metodo per imparare il latino è quello tradizionale, fatto di declinazioni, perifrastiche e gerundi. Quello dei licei classici, per capirci. Eppure, la proposta di una piattaforma online di insegnare il latino da un’applicazione mi incuriosisce particolarmente: e se funzionasse? E se davvero può fornire anche solo un’infarinatura basilare della lingua latina? Non nascondo che nutro delle perplessità circa questo metodo di studio e apprendimento, ma non me la sento di giudicare il gufetto verde di Duolingo senza neanche dargli una chance

Per prima cosa, mi informo. Voglio capire cosa mi propone Duolingo e quali obiettivi mi promette di raggiungere. Su Google, trovo decine di articoli di tanti colleghi che riportano la notizia dell’introduzione del latino su Duolingo. La prima immagine che mi ritrovo davanti è questa:

Imparare il latino con Duolingo

Corruccio le sopracciglia e storco il naso: se bastano cinque minuti al giorno per imparare il latino – mi viene da pensare – che senso hanno avuto cinque ore a settimana di latino per cinque anni? Che mi sono laureato a fare in Lettere Classiche? Perché leggere, rileggere e logorare il manuale del Traina quando mi bastava un’app e cinque minuti di pazienza al giorno? 
Più sopra, leggo che uno studio ha dimostrato che 34 ore di lezione su Duolingo producono gli stessi risultati di un corso linguistico universitario di 130 ore (un semestre). Rimango scettico, ma cerco di sconfiggere la diffidenza con un’iniezione di gratuita fiducia: a conti fatti, mi sto solo informando. Ancora devo provare il “corso di latino”. Sulla pagina Facebook di Duolingo, il gufetto verde (vestito con toga e corona triumphalis) annuncia con entusiasmo l’introduzione del corso di latino. Ma sul post si legge il seguente “fact“:

Il termine latino per “Facebook” è Prosopobiblion

Ora, non per vantarmi, ma sono abbastanza sicuro che Prosopobiblion sia greco. Infatti Πρόσωπον vuol dire “viso, faccia” e βιβλίον significa “libro”. Tuttalpiù il Facebook latino dovrebbe essere Faciesliber“o “Vultusliber. Storco il naso per l’ennesima volta: di questo passo, finirò per diventare Lord Voldemort.

Ok, credo di essermi informato a sufficienza, adesso passiamo al corso verso e proprio. Prendo il telefono, consapevole che i miei libri di grammatica e lingua latina mediteranno il suicidio gettandosi dalla sommità della libreria, e mi collego alla pagina del corso. Leggo che, al momento in cui lo sto provando, già 31mila persone stanno “frequentando” il corso. Sorprendente, se pensiamo che il corso di latino è stato abilitato neanche ventiquattro ore prima. Giunto alla pagina principale, leggo che il progetto è in Beta, ovvero è soggetto a definizioni e ritocchi prima di poter essere dichiarato stabile e definitivo. Prima di cominciare il corso vero e proprio, voglio provare il dizionario: noto che è disponibile latino-inglese, ma non il contrario. Vabbè, proviamo. La prima parola che mi viene in mente è gladius, spada. La digito, ma non mi trova la traduzione. Mi suggerisce gladiator. Ok, ma io volevo gladius… niente. Digito una lunga serie di parole: alcune le trova, altre no. Noto che, fondamentalmente, il vocabolario di Duolingo non riporta i termini affini al contesto militare, civile, religioso o oratorio (insomma, tutti quei termini che si potrebbero trovare in una versione), ma privilegia i vocaboli del contesto quotidiano. Cerco di essere elastico: il progetto, ricordo a me stesso, deve essere ultimato, quindi perdono le eventuali mancanze. Solo il Mariotti-Castiglioni (il leggendario IL) contiene 2770 vocaboli, quindi prima che vengano inseriti tutti i termini, dovrà passarne di acqua sotto i ponti… 

Passiamo al corso di latino. Clicco su Intro. Il sito mi spiega che questa sarà la mia lezione introduttiva. Mi compare questa schermata:

Praticamente è un quiz. Non dovrebbe esserci una lezione o una breve spiegazione? Se io non so il latino, come faccio a sapere la risposta? Vabbè, fortuna vuole che io il latino lo sappia, quindi clicco sulla risposta esatta. Subito dopo mi compare un altro esercizio (e di nuovo: e la lezione? Come faccio a imparare?). Una voce legge la seguente frase che l’esercizio mi ordina di tradurre: Stephanus est vir. Rimango sbalordito, però, quando la lettrice legge uir, laddove al liceo insegnano che la distinzione tra v e u è netta come in italiano. Duolingo si avvale della pronuncia restituta, quella che i filologi e i linguisti ritengono la più verosimigliante alla pronuncia del latino classico almeno fino alla fine del III secolo d.C. La pronuncia restituta è una bella chicca e sicuramente un punto a favore: bravo Duolingo, stavolta mi sei piaciuto!
Continuo a rispondere ai quizzettoni che si susseguono a raffica. Dopo qualche minuto di clic frenetici, realizzo l’arcano: Duolingo, come Orberg, vuole insegnare il latino tramite deduzioni logiche e attraverso un metodo di apprendimento “naturale”: se nella domanda iniziale lo studente crede che “puer” sia la traduzione di “man” giustamente il sito gli farà notare che è un errore, mentre convaliderà la risposta esatta se cliccherà su “vir”. Di conseguenza, lo studente assocerà “man” o “uomo” al termine latino “vir”. Continuando a fare test su test noto che le stesse deduzioni valgono per le preposizioni, per la sintassi dei casi e anche per le frasi discorsive. Al momento, nessuna traccia di declinazioni: anche le concordanze tra verbi, nomi e complementi sembrano essere apprese tramite processi di induzione e deduzione. Continuo a fare diversi test per un paio di ore, e non posso negare di essermi divertito: forse perché questi esercizi mi ricordano i tempi in cui ero un ginnasiale alle prime armi, o forse perché questo metodo di apprendimento del latino è indubbiamente originale. Ogni test è incentrato su un argomento, dai nomi dei familiari al lessico scolastico, fino ad arrivare al cibo, al supermercato, alle feste e addirittura agli dei. A un tratto il simbolo di una lampadina, situato vicino a ogni topic, attira la mia attenzione: a cosa servirà mai?

PAM! Mi si apre una finestrella con le regole grammaticali. Deo gratias agamus, è il caso di dirlo, e anche in latino! A una a una, apro le schede di ogni argomento e leggo le relative regoline grammaticali spiegate da Duolingo. I concetti sono molto semplificati e non trattati con la stessa completezza di un manuale di lingua e grammatica latina, ma nel complesso ogni scheda dice il necessario. Oltre alle regole grammaticali, in fondo alla pagina vi è riportato un piccolo vocabolarietto con i termini relativi a quel capitolo: i nomi dei parenti nella sezione “Family”, gli alimenti in “Market”, gli utensili scolastici in “School” e via discorrendo. A ogni scheda che leggo mi accorgo sempre di più che la semplificazione di molti concetti legati alla lingua latina forse è eccessivamente banalizzata, ma senz’altro permette a un’utenza molto larga, fatta di bambini, ragazzi e addirittura anziani, di potersi avvicinare con dimestichezza allo studio del latino. 

Ho trascorso l’intero pomeriggio sul corso di latino di Duolingo, ho sbloccato tutti i capitoli e fatto tutti i test, quindi ora non mi resta che tirare le somme. Si può imparare il latino attraverso un’applicazione? All’incirca sì: bisogna stabilire però cosa intendiamo con “imparare”. Che nel giro di pochi mesi uno studente possa apprendere le basi minime del latino tramite Duolingo lo ritengo possibile. Il metodo “moderno” di insegnamento del latino funziona e non svilisce eccessivamente la sacralità che tutti riconosciamo al latino: insegnare frasi d’uso quotidiano del tipo “Come ti chiami?” o “Marco è un uomo” permette allo studente di prendere confidenza fin da subito con la lingua. Ma, a mio dire, il corso è utile non solo a chi vuole imparare il latino senza obbligatoriamente iscriversi al liceo classico, ma anche a chi vuole rinfrescare la memoria o vuole ripassare il latino senza perdere troppe ore appresso ai libri. Mi sentirei inoltre di consigliarla agli studenti, per lo più ginnasiali, che sono affascinati dallo studio del latino ma che fanno difficoltà a impararlo attraverso i metodi tradizionali e – perchè no? – come metodo di ripasso per i poveri disgraziati che devono recuperare il debito in latino. 
Ma Duolingo manca di spiegazioni su costrutti di morfologia e di sintassi, due elementi fondamentali nello studio del latino. Mancano spiegazioni esaustive sul cum historicum, sull’attrazione modale, sull’analisi del periodo dipendente dalla consecutio temporum, sulla grammatica storica e, più in generale, pesa l’assenza di un’approfondita analisi dei costrutti. Se dunque uno studente pensa che, nel giro di pochi mesi, grazie a Duolingo potrà tradurre a menadito il De Officiis di Cicerone o gli Annales di Cornelio Tacito, potrebbe rimanere deluso dai risultati. Inoltre, rimango sempre scettico sulla questione dei “5 minuti al giorno”, troppo pochi anche solo per fissare il più semplice concetto di una lingua pur sempre antica. Per raggiungere risultati discreti, credo sia necessaria almeno un’oretta di test e letture di regole grammaticali.

Il corso di latino di Duolingo è un piacevole modo per imparare o ripassare il latino, utile sia per chi vuole apprendere sia per chi già conosce la lingua di Roma antica. Un metodo sicuramente innovativo e originale che trasuda freschezza ed entusiasmo senza né troppo discostarsi dai metodi tradizionali ma che strizza l’occhio ai nuovi criteri di insegnamento. Una piacevole scoperta a cui però bisogna avvicinarsi con la consapevolezza che qualche test giornaliero in latino non ci trasforma automaticamente in esperti linguisti e latinisti.

                                                                                                                                                                                                         Michele Porcaro