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SENATO: O SI FA LA RIFORMA O SI MUORE

Dopo l’approvazione del Ddl Boschi, con tutta probabilità, il bicameralismo perfetto sarà solo un lontano ricordo. Nel frattempo, in Parlamento scoppia la bufera

Roma – La scorsa settimana Palazzo Madama ha approvato il ddl Boschi, fiore all’occhiello dell’esecutivo targato Renzi. Pronti via ha già spalancato le porte ad un interminabile sequela di polemiche. Tanto per cambiare. Oggetto del contendere? il sospetto che il testo che dovrà cancellare il bicameralismo perfetto sia in realtà solo un escamotage. L’ennesima trovata del Gattopardo toscano, capace di minacciare alla radice l’arco costituzionale.

Ci avevano provato in molti prima di lui. Tutti, però, avevano dovuto prendere atto del fallimento. Matteo il Rottamatore, si sa, non conosce la parola sconfitta. Cancellata dal vocabolario anni orsono, ritenuta un onta marchiata a fuoco sui destini della sinistra italiana. Così, salvo sorprese dell’ultima ora, Renzi può aggiungere un ulteriore tassello nel sentiero che conduce alla rottamazione. A scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che non c’è ironia ne sarcasmo in queste parole. Solo la ferma convinzione che, al netto di valutazioni di merito, il Presidente-segretario in poco più di due anni ha fatto ciò che nessuno, prima di lui, era riuscito a fare.

Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è – Unica pecca il colpevole ritardo, come lo ha definito Giorgio Napolitano. Qui ho si fa la riforma o si muore, sembra aver voluto dire Re Giorgio. Approvare questa riforma era una questione di vita o di morte. Meglio se con un consenso parlamentare ampio certo, ma poco importa tanto gli altri era d’accordo già da tempo. La lezione di vita del più longevo tra i Presidenti della Repubblica sembra, infatti, essere tutta qui. Un insegnamento che chiarisce come far risultare il bicchiere sempre mezzo pieno. Ma c’è di più. C’è da prendere atto che si può approvare una riforma e poi migliorarla in corsa. Cose che capitano solo nel Bel paese.

Chi vota contro mi odia – La riforma del Senato, però, è solo l’ultimo episodio di un ingarbugliato scenario politico. La più recente tra le puntate. Quella che racconta la storia di un paese diviso in due. O meglio, di due “Italie” al prezzo di una. La prima, renziana fino al midollo, va dritto per la sua strada lasciando dietro di se la più classica delle immagini. Quella di un bambino stizzito che minaccia di portarsi via la palla, costringendo gli altri ad andarsene a casa.

Un Aventino dopo l’altro – L’altra, quella anti-renziana tanto per intenderci, sembra aver completato l’innalzamento del muro, mettendo fine ad ogni forma di dialogo. Una manna dal cielo per Renzi, solo all’apparenza strenuo sostenitore di quel consenso a cui ci si riferiva poc’anzi. D’altronde i numeri sono schiaccianti, merito di Alfano e Verdini riscopertisi comunisti da poco. Meglio abbandonare l’aula e salire su quell’Aventino tragicamente noto, finendo per accrescere l’ego già discreto di chi crede di poter fare da solo. Questa, però, è un’altra storia. Quella recente parla di una riforma, praticamente, fatta e di un sistema politico che a breve si risveglierà trasformato.

#lavoltabuona… per dimettersiIn meglio o in peggio, non è ancora dato sapere. Da mesi, infatti, i costituzionalisti di mezzo stivale si danno l’anima nel tentativo di capirlo. Dai banchi del Governo, nel frattempo, assicurano che da domani l’iter legislativo sarà più snello e veloce. Domani, certo. Per adesso di sicuro c’è solo l’intenzione di portare la volontà popolare, fulcro della democrazia, fino all’estremo. A tal punto che, referendum o tornata elettorale che sia, finisce per tramutarsi in un plebiscito contro Renzi. Tutta fatica sprecata, visti e considerati gli inviti ad un astensionismo, questo sì, plebiscitario.

Chi dorme non piglia pesci – Vuoi vedere che le opposizioni stanno iniziando a manifestare un leggero senso di “rosicamento”. Costrette, loro malgrado, ad ammettere un giorno che a “cancellare” il Senato è stato Matteo Renzi. Chissà, magari si sono rese conte che, mentre cercavano di salvare il “quorum” all’ex Cavaliere, hanno perso di vista l’obiettivo. Il metaforico treno, a cui tutti fanno riferimento in simili occasioni, sembra davvero passato infatti. Schizzato via a gran velocità tra i banchi, vuoti, di un’opposizione allo sbaraglio.

Un elefante si dondolava… – Astensionismo o no, la domanda nasce spontanea: soni gli intrichi di palazzo o le regole costituzionali i veri nemici di questo paese? La vita democratica in Italia sembra, da tempo immemore, appesa ad un filo. Da un lato i partiti “democraticamente” eletti, dall’altro gli organismi internazionali. In mezzo, loro, i cittadini. Tira tu che tiro io e la corda rischia di spezzarsi irrimediabilmente. Attribuire tutte le responsabilità alle lentezze di un bicameralismo nato già stanco sembra cortina fumogena. L’ennesimo triste tentativo di confondere i fischi con i fiaschi.

Perché a guardarla bene questa riforma è tutto fuorché rivoluzionaria. O meglio, non lo è nel senso che vuole dargli il Governo. In primo luogo, il Senato continuerà ad intervenire, a suo piacimento, ogni volta che lo vorrà. Altro che snellire. Di rivoluzionario, per ora, c’è solo l’abbassamento del quorum per l’elezione del PdR. Una modifica che “puzza” tanto di sotterfugio, messa lì per permettere a 7/8 persone di eleggere colui che dovrebbe fungere da garante della Costituzione. Ma che soprattutto, sembra voler appoggiare i piani di chi, in tempi non sospetti, si era prodigato tanto a favore del Presidenzialismo. Nazareno docet.

A sentirli, i fautori di questa indispensabile riforma costituzionale, in Italia c’è bisogno di una, non meglio identificata, democrazia decidente. Quella partecipata ormai è roba vecchia. Decidere, da sempre il cruccio di questo paese. Dilemma irrisolto e parola troppe volte abusata, finendo per identificare obiettivi personali messi al di sopra di tutto e tutti. Aimè, anche qui Nazareno docet.

 

Mattia Bagnato

 

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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