Editoriali

SEA SHEPHERD

Nata nel 1977, la “Sea Shepherd Conservation Society” (SSCS) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che, fondamentalmente, si occupa della tutela  dei mari dagli abusi dell’uomo. La protezione della biodiversità degli oceani del mondo è infatti la missione che il Capitano Paul Watson, fondatore della SSCS, ha usato come fondamenta per l’edificazione di questa interessante organizzazione.

Sea Shepherd rappresenta un attivismo particolare e, per così dire, differente rispetto a molti altri. Caratterizzata da modi aggressivi e una comunicazione accattivante, la SSCS sembra quasi un’organizzazione paramilitare. Aprendo il portale ufficiale della “SSCS Italia” (http://www.seashepherd.it) e andando alla voce “volontari” si può subito intendere come questi ragazzi non prendano la loro missione alla leggera: “Siamo alla ricerca di navigatori, marinai, ingegneri, meccanici, elettricisti, carpentieri, saldatori, cuochi, dottori, medici o infermieri, operatori di piccole imbarcazioni, piloti di elicotteri, subacquei, fotografi, operatori video, specialisti di computer, e anche qualche convinto difensore di balene senza altre qualifiche” e ancora “Si astengano i piagnucoloni, gli scontenti, gli amanti del materasso e i fifoni”. Coraggiosi avventurieri che, tra le altre cose, dimostrano ogni anno una discreta bravura nel proporre la loro mission ad un pubblico giovane e avido di esperienze estreme (per fare un esempio, li si può facilmente conoscere su youtube o incontrare a qualche Surf Expo -come quello che ogni anno si svolge a Santa Severa all’ombra del castello-). Tenendo conto di queste informazioni, Sea Shepherd e le sue navi nere appaiono come degli eroi…ma, c’è un ma.

Posto che la difesa della biodiversità del mare sia un argomento che solo una bestia potrebbe non avere a cuore, e premesso che la difesa (ponderata) del mare è una missione encomiabile sotto quasi ogni punto di vista, un interrogativo, ahinoi, va posto: le azioni della SSCS sono sempre giuste? Prendiamo un caso semplice ma assolutamente non pacifico: la lotta che la SSCS fa contro la Grindráp, una mattanza di globicefali che ogni anno si svolge prevalentemente nelle isole Fær Øerarcipelago che si trova nel nord dell’oceano Atlantico tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda. Il problema fondamentale che sta dietro le proteste della SSCS sta nel fatto che la Grindráp è un’usanza che da secoli si svolge nelle zone citate e che per la popolazione di tali zone ha un’importanza culturale (ed economica) non indifferente. Sarebbe da chiedersi, eliminare una simile usanza che impatto potrebbe avere sull’identità delle popolazioni che la praticano? Quanto aiuterebbe la conservazione della biodiversità marina l’eliminazione di un’usanza già ampiamente monitorata dalle autorità competenti? Se è pur vero che l’approccio antropocentrico nei confronti della natura è un qualcosa che, soprattutto ultimamente, sta venendo abbandonato, esiste la possibilità che azioni simili possano portare ad un altro eccesso quale è la discriminazione nei confronti dell’uomo stesso, o meglio, di un popolo?

Anche se il caso citato è solo uno, ben si può intendere come anche l’azione della SSCS (in realtà i casi sono molti come molte sono le organizzazioni che si scontrano contro tali problemi), nata da nobili intenzioni, abbia dei lati vagamente oscuri. O meglio, abbia delle responsabilità che non può ignorare. Non resta che sperare che ogni movimento di questi audaci ragazzi sia dettato non solo dal cuore ma anche dall’intelligenza e che la loro capacità di discernimento li porti a muoversi con cautela ricordandosi che anche la salvaguardia della cultura e dell’identità di un popolo conta qualcosa. Oltre a questo, di fronte ad un debito che non potrà mai essere ripagato, a tutti gli abitanti del mare (e della terra) che con il loro sacrificio sostentano l’uomo è d’obbligo, quantomeno, un Grazie.

Federico Molfese

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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