Precari, cattedre vacanti, presidi e ATA insufficienti. L’anno scolastico 2018/2019 non è iniziato, ma all’appello c’è già una grande assente: la continuità.

Roma – Il nuovo anno scolastico ancora deve iniziare, ma non le polemiche. Si prospettano 8 mesi di fuoco in tutta Italia, dove si dovrà far fronte a carenze di ogni tipo. A far parlare non solo i problemi strutturali degli istituti torinesi, ma soprattutto i posti vacanti. Manca un preside su 4, servono segretari, bidelli e insegnanti. Nei prossimi mesi, in cattedra ci saranno circa ottantamila precari. La grande assente è la continuità didattica.

Sembra che il primo anno dell’era Marco Bussetti sia tutt’altro che in discesa. Il Miur dovrà far fronte a problematiche incrementate di anno in anno. La “supplentite”, già denunciata dal governo Renzi, è un male che attanaglia l’istruzione italiana ormai cronicamente. La situazione è allarmante in tutta Italia, tuttavia al Nord i numeri sono particolarmente preoccupanti. Nel 2018/2019 ci saranno 57322 assunzioni a tempo indeterminato, ma non bastano a lenire la gravità della situazione. I segretari nazionali di Cisl Scuola Lena Gissi e di Flc Cgil Francesco Sinopoli hanno a varie riprese messo in luce che il Fit, il nuovo percorso per divenire docente, non è ancora in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di docenti producendo un numero sufficiente di maestri e professori.

A farne le spese, ovviamente, sono gli studenti. Il continuo avvicendarsi di insegnanti rende impossibile il raggiungimento di un buon livello di formazione per i ragazzi. Alle superiori aperta la caccia agli insegnanti di greco, latino e matematica, ma a pagarne lo scotto maggiore sono proprio gli alunni che hanno maggiori necessità. L’assenza di personale specializzato grava sull’esperienza scolastica dei diversamente abili. L’unico dato certo del Miur è l’arrivo di 50mila posti in deroga. Quasi altrettanti potrebbero essere coloro che otterranno la cattedra di sostegno per quest’anno pur non avendo alcun tipo di specializzazione. Ne parlano ancora i sindacati: i corsi di specializzazione delle università non producono abbastanza personale qualificato. Il risultato è un insegnamento scostante e di basso livello, il cui unico esito è il peggioramento di situazioni già di per sé critiche.

Oltre a quella dei docenti, la sempre sottovalutata questione del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario). Nelle segreterie e nei corridoi degli istituti arriveranno 8mila nuovi assunti, ma secondo i dati della Flc Cgil per far lavorare le scuole senza disagi ne servirebbero circa 17mila. E ancora i direttori amministrativi. Il concorso per le assunzioni, di rimando in rimando, è arrivato troppo tardi e, nonostante le prove preselettive si siano concluse a luglio, non si arriverà a vedere una graduatoria definitiva prima di agosto 2019 (suscitando, tra i più malfidati, seri dubbi sull’anno 2019-2020). Insomma, l’unica continuità ottenuta dalla scuola negli ultimi anni appartiene al caos e per i prossimi 200 giorni di didattica sembra essere questa la sola certezza.

Serena Mauriello