Storie dal Mondo

Sculture in ricordo dei manifestanti morti

Baghdad (Iraq) - Piazza Tahrir l'epicentro del movimento di protesta antigovernativo diventa il museo dei caduti

Gli artisti iracheni rendono omaggio ai manifestanti uccisi durante le proteste antigovernative, con sculture esposte fuori da un laboratorio di fortuna in Piazza Tahrir a Baghdad. Le opere mostrano un autista di tuk-tuk accanto al suo veicolo ucciso mentre cercava di soccorrere i feriti durante gli scontri. Un manifestante con una bomboletta di gas lacrimogeno negli occhi, una mano avvolta dalla bandiera irachena di un contestatore che mostra il segno della vittoria. Per l’artista iracheno Mahdi Qarnous, la mostra ha lo scopo di ricordare i manifestanti uccisi e rapiti durante le manifestazioni ed anche un modo, per consentire ai giovani artisti di veicolare il loro talento lontano dalla violenza. Nessuno degli scultori che ha realizzato le opere ha partecipato all’evento, e i loro nomi non sono stati diffusi per motivi di sicurezza.

Le proteste antigovernative si sono susseguite periodicamente in Iraq negli ultimi anni. Ma queste sono le più grandi e sanguinose dall’invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003 che ha rovesciato Saddam Hussein. I disordini sono iniziati ​​i primi di ottobre, quando la gente è scesa per le strade di Baghdad e nel sud per esprimere la propria rabbia per corruzione endemica, l’alta disoccupazione e le interferenze straniere. Il primo ministro Adil Abdul-Mahdi si è dimesso alla fine del mese scorso in risposta alle proteste, ma i contestatori vogliono comunque spazzare via l’intero establishment politico.

I manifestanti, per lo più di età inferiore ai 30 anni rappresentano una sezione trasversale della società, ma non hanno un leader politico che supporta le loro richieste. Tuttavia, è chiaro che vogliono una revisione del sistema politico post 2003, che non è riuscito a proteggere gli standard di vita nonostante le enormi risorse petrolifere dell’Iraq. Un élite ristretta è stata in grado di mantenere la supremazia grazie a un sistema di quote che assegna le posizioni ai partiti politici basati sull’identità settaria ed etnica, incoraggiando il patrocinio e la corruzione.

 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close