Cronache di Roma

SALVIAMO LA TORRE DI MICHELANGELO

Il Maschio michelangiolesco di Ostia è tra “i luoghi del cuore”, l’iniziativa del Fai con la quale è possibile ristrutturare e far rivivere uno dei tanti tesori d’arte del nostro Paese

Roma- Italia, Paese della cultura e della bellezza. Intese come testimonianze storico-artistiche create da personaggi, sia essi architetti, pittori o scultori, grazie ai quali possiamo dire di aver ereditato il meglio in assoluto. Un’eredità che però stiamo dimostrando di non saper gestire se è vero che la stragrande maggioranza delle opere, dei manufatti, dei tanti palazzi sparsi lungo lo Stivale, versa in condizioni a dir poco scandalose.

Mancanza di fondi, sì certo. Ma anche scarso impegno da parte della politica che o non ha capito o fa finta di non capire, che investire nella cultura vuol dire grande ritorno economico, considerato che siamo un Paese tra i più visitati al mondo.

Tra i tanti tesori abbandonati, Tor San Michele. Situata nella zona dell’Idroscalo ad Ostia, fu progettata da Michelangelo Buonarroti e la costruzione ebbe inizio nel 1559 per poi essere ultimata nel 1568, durante il pontificato di Pio V, da Giovanni Lippi, che subentrò a Michelangelo dopo la sua morte.

All’epoca il Maschio si trovava direttamente sulla spiaggia, da cui ora dista 750 metri. L’edificio è a pianta ottagonale ed ha un’altezza di 18 metri ed un perimetro di 96, è totalmente casamattato e dislocato su tre livelli, ognuno con otto vani con volta a crociera. Originariamente era circondato da un fossato con un doppio sistema di ponti levatoi. Tra le caratteristiche della torre, la terrazza, sede della piazza d’armi che ha una pavimentazione obliqua. La struttura è stata soggetta a vari restauri nel corso degli anni. Nel 1930 ha visto l’aggiunta di finestre sulle mura esterne. Adibita a faro per un lungo periodo, è stata poi occupata dai tedeschi ed in seguito dagli americani durante la seconda guerra mondiale.

Proprio Tor San Michele è tra “i luoghi del cuore”, l’iniziativa del Fondo Ambiente Italia che ogni due anni offre a tutti la possibilità di segnalare un bene da salvare. Come è presto detto: votando on line ad esempio sul sito iluoghidelcuore.it per poi seguire le indicazioni (regione, provincia, comune e il nome Tor San Michele) che portano alla registrazione. Ma servono tantissimi voti.

L’idea è di ristrutturare definitivamente Tor San Michele e l’area circostante e non solo. Aprire il Maschio michelangiolesco, permettere di visitarlo e di ospitare mostre, convegni, presentazione di libri. Inserirlo in un naturale percorso culturale assieme ai vicini scavi e al Borgo di Ostia Antica.

Un tesoro così, abbandonato a se stesso, merita un trattamento migliore da parte delle istituzioni e merita di essere conosciuto. La Torre, inoltre, è situata in un’area particolarmente interessante a due passi dal Parco Pasolini (il luogo dove fu ucciso è oggi un parco letterario), a due passi dal Centro Habitat Naturale e dal porto turistico.

Ed ancora, Tor San Michele potrebbe essere inserita in un circuito turistico-storico-culturale considerato che si trova a pochi minuti dagli scavi di Ostia Antica e dal suo Borgo.

 

Emanuela Sirchia

 

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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