Editoriali

SAI CHE ANCHE GLI ALBERI PARLANO?

Decine di milioni, questi i numeri degli Indiani d’America caduti dopo l’arrivo degli europei. Difficile trovare qualcosa di positivo in questo dato di fatto, anche se c’è da dire che a quel tempo, la nostra mentalità, il nostro modus operandi era ben diverso da quello di oggi. Il rispetto per la diversità e la vita in generale è un qualcosa che abbiamo conquistato molto tempo dopo (anche se “conquistato” potrebbe apparire come un troppo forte, forse sarebbe meglio dire intuito, iniziato a capire…). Se però ci si impegna a tirare fuori il meglio da ogni esperienza passata, allora anche l’incontro con gli Indiani d’America può offrire qualcosa di positivo. Dal sangue versato con il loro genocidio, infatti, non sarebbe giusto prendere solo l’odio e la tristezza che sono venuti generandosi; non sarebbe giusto ricordarli solo come gli indigeni che furono annientati dalla schiacciante potenza europea. Gli Indiani d’America erano, come si sa, molto di più di questo.

Il di più che erano le popolazioni indigene americane lo si può ben intendere interessandosi anche superficialmente a quella che era la loro cultura e la loro religione. L’incredibile sensibilità con la quale interpretavano il mondo e la vita, il significato che attribuivano al Grande Spirito e al Grande Mistero al quale guardavano, il giudizio che davano al modo di vivere e di approcciarsi al diverso dell’uomo con la barba (noi europei), sono solo alcuni dei temi che tutti dovrebbero conoscere relativamente a queste popolazioni. Se alcuni popoli hanno dovuto subire il frutto dell’ignoranza e dell’immaturità dell’essere umano, l’unico modo per rendergli onore, facendo si che il loro sacrificio non sia stato vano, è quello di ricordare chi erano.

Tra vari libri che raccontano degli Indiani d’America ce ne è uno in particolare che, per la semplicità con la quale si presenta e l’importanza che rappresenta, potrebbe essere un buono strumento per ricordare questi valorosi popoli ed il loro retaggio. “Sai che anche gli alberi parlano?”, questo il titolo a cui portare attenzione. Un libro di Käthe RecheisGeorg Bydlinski all’interno del quale si potrà assaporare una piccola quanto significativa raccolta di pensieri, preghiere, poesie e storie di alcuni dei popoli che dovettero subire il triste destino che tutti conosciamo. Di certo non è con un po’ d’inchiostro che si può cancellare un così grande dolore, ciononostante, è grazie a titoli come quello di Recheis e Bydlinski che questa esperienza può divenire per tutto il mondo un monito ed una fonte  d’ispirazione al fine di non cadere mai più così in basso.

Federico Molfese

 

Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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