Cronache di Roma

RUSPE E TANGENTI

Ieri come oggi, Ostia è sotto scacco di demolizioni e e mafie. L’accesso al mare, gli appalti, e lo scandalo affittopoli del 1992 non sono poi così lontani. Cronistoria di collusi, criminali e mazzette.

Roma- Sul lungomare Paolo Toscanelli, dopo il pontile, c’è un palazzo: un palazzaccio giallo e scrostato con l’ingresso armato dai ponteggi corrosi dalla salsedine e da una recinzione arrugginita e sporca. Il palazzaccio dà le spalle al mare, al mare sporco, inquinato e si apre all’esterno, sul lungomare, con una cancellata marrone logorata dal vento, dal sole e dal tempo. Questo è l’ufficio tecnico della Circoscrizione. A pochi metri, più all’interno, nel cuore di Ostia, in via Claudio, c’è un altro palazzaccio, c’è il parlamentino: la sede della XIII Circoscrizione. Sono questi due palazzacci il teatro dove scoppia la mini tangentopoli di Ostia.

Le Tangenti. Ad inizio anni ’90 a Ostia crolla tutto: crolla la banda della Magliana, crollano i palazzacci di ricotta di Armellini, crolla la valle di Malafede sepolta dal cemento ma, soprattutto, crollano le stanze, segrete o meno, della XIII circoscrizione. Crolla la politica sepolta da una montagna di soldi, dalla corruzione, dagli appalti, dalle concessioni e dai favori. C’è chi compra palme come Corrado Bernardo – assessore ai giardini del comune di Roma – che decide di spendere un miliardo e mezzo per impiantare sullo spartitraffico del lungomare di Ostia cinquecento palme provenienti dall’Africa del Nord. Lo ribattezzano progetto Nizza. “Ostia avrà un lungomare degno della Promenade des Anglais” afferma orgoglioso l’assessore al momento della posa delle piante lungo i tre chilometri di lungomare. Ma il sogno dura poco e le palme muoiono asfissiate dal clima inadatto. E le palme morenti vengono ribattezzate “le tristi palme della prima repubblica”. C’è chi prende tangenti per le graduatorie.

Nell’estate del 1989, durante la stesura di una graduatoria per l’assegnazione di box per un mercato coperto, partono le prime denunce e qualche commerciante inizia a parlare di mazzette da duecento milioni versate ad alcuni politici per avere la certezza dell’assegnazione. E c’è chi prende mazzette per qualsiasi documento. A Ostia, nell’inverno del 1991, scoppia tangentopoli, un anno prima dell’arresto di Mario Chiesa, il mariuolo del Partito Socialista Italiano.

A far partire la danza di denunce e arresti sono alcuni commercianti ambulanti di Ostia che si rifiutano di trasferirsi in un mercato in via Bonichi, ad Acilia. Il 13 febbraio il Giornale di Ostia titola: “Faremo il nome di chi ha preso le mazzette”: a parlare sono gli ambulanti di via Mezzadra, a Ostia. Gli ambulanti, si legge nell’articolo, denunciano “un misterioso conto corrente aperto presso la filiale del Banco Santo Spirito alla Regione Lazio sul quale sarebbero state versate le tangenti ottenute in cambio della promessa di assegnazione di un banco nei nuovi plateatici del territorio”.

A ottobre Piero Morelli,  presidente dell’ASCOM (Associazione Autonoma Commercianti di Ostia) – un “Savonarola che predica nel vuoto”, il “Robespierre del litorale”, “il Cola di Rienzo del Lido”  – invia un telegramma al consiglio circoscrizionale del XIII Municipio  e al sindaco di Roma Franco Carraro: “Stanchi di beghe politiche da mercato mediorientale, ci avviamo a denunciare connivenze e collusioni di una classe politica corrotta e insensibile che nel tempo hanno penalizzato l’economia del litorale romano”.

Sotto le denunce dei commercianti inizia il disfacimento del consiglio circoscrizionale guidato da Gioacchino Assogna. Il 26 novembre 1991 viene arrestato il geometra comunale Francesco Lamonaca, Bruciaferro, tecnico presso la Ripartizione dell’Edilizia Privata del Comune di Roma. Patrimonio personale stimato al momento dell’arresto: quattro miliardi. A denunciare il geometra è stato Antonio Fede, fratello di Emilio, un tabaccaio ostinato e testardo. Antonio Fede deve sanare un magazzino all’interno di un centro sportivo appena costruito e Lamonaca per sistemare la pratica chiede 35 milioni. Fede gliene gira 17, Lamonaca allora prende tempo e lascia la pratica a marcire in qualche cassetto. Fede Antonio chiede spiegazioni ma Lamonaca è deciso: o versi gli altri 18 milioni o la pratica rimane nel cassetto. Antonio Fede, stanco, si presenta dai carabinieri e con loro organizza  un incontro con Lamonaca. L’incontro avviene al Drive In di Casal Palocco. Lamonaca affianca Antonio Fede e gli chiede i soldi: centosettantacinque fogli da centomila. Centosettantacinque banconote che volano dalla macchina di Fede a quella di Bruciaferro. Alle 16.45 i carabinieri guidati dal comandante Ferace bussano alla porta di Lamonaca all’Axa.

Gli agenti entrano, perquisiscono e trovano i 18 milioni in una cassaforte. Nella villa di Bruciaferro, ex bidello con diploma di geometra, all’Axa sono parcheggiate una Audi 80, una Peugeot 205 cabriolet e una  Peugeot 405. ”Arrestato!” scrive il Giornale di Ostia il 27 novembre 1991. Sotto il titolo d’apertura, la foto di Bruciaferro ammanettato e scortato dai carabinieri. Ma su Bruciaferro pendono accuse ancora più pesanti. “Gli 007 della Dia sulle tracce di Bruciaferro” titola il Giornale di Ostia il 13 maggio 1992. A bussare alle porte di Ostia, scrive il Giornale di Ostia, è Paolo Borsellino con un’inchiesta su “un colossale traffico di stupefacenti” sul litorale romano. Bruciaferro, si legge nell’articolo, viene accusato di traffico di armi e droga. Vincenzo Calcara, pentito di cosa nostra lo accusa: “Gli ho consegnato un chilo e mezzo di cocaina”. “Uno dei più spietati killer di Castelvetrano – si legge sul Giornale di Ostia – Giuseppe Varvano, avrebbe trasportato armi ad Ostia”. Bruciaferro, viene accusato di essere “il tramite romano dell’organizzazione mafiosa di Castelvetrano”. Mazzette, armi, droga eppure Bruciaferro, scontata la pena con la condizionale, torna a lavorare in Comune.

Il giorno dopo l’arresto di Lamonaca – il 27 novembre 1991 – viene arrestato Vittorio Buonocunto, ufficiale giudiziario della Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello con l’incarico di notificare le ingiunzioni di sfratto a Ostia, Acilia e Casal Palocco. Il 30 novembre i carabinieri arrestano Silvano Gamboni – geometra dell’ufficio tecnico – e un vigile urbano: Luigi Romani. I carabinieri arrestano anche Pasquale Napoli, il ras di Ostia della Democrazia Cristiana. Nato a Reggio Calabria, Pasquale Napoli, sbardelliano della prima ora è noto tra i colleghi e i giornalisti più per i suoi sfondoni lessicali che per le sue posizioni politiche. In manette ci finisce un altro geometra dell’ufficio tecnico: Michele De Rossi. Il 13 dicembre vengono indagati altri due funzionari comunali ma, in quel lungo e travagliato inverno, le indagini sulla tangentopoli tutta lidense prendono un percorso complicato e inaspettato arrivando a lambire persino il capo del Partito Socialista, il boss dei boss, il Cinghialone: Bettino Craxi. Giuliano  Cicconi, alle dipendenze di Oscar Tortosa, Oscare, assessore al commercio  di Roma, viene denunciato per due presunte richieste di tangenti.

 Oscare prende le distanze da Cicconi (“Non lavorava, non aveva voglia di fare nulla”, “è approdato qui per parentele”). Cicconi infatti ha molti santi in paradiso: il padre, Umberto, netturbino, è uno dei capi del Partito Socialista a Ostia. Il fratello, Umberto, è uno delle guardie del corpo di Bettino Craxi. È proprio Umberto a presentare la sorella Scinitilla a Bobo Craxi. Tra uno sciopero e l’altro, tra un’accusa e l’altra, l’atmosfera in via Claudio è cupa, carica di sospetti.  Nell’ufficio anagrafe le persone disperse in interminabili file non perdonano più nulla agli impiegati. I consiglieri circoscrizionali girano preoccupati e sospettosi tra le strade di Ostia.

“Oramai quando una camionetta dei carabinieri passa davanti la circoscrizione – spiega il presidente della Circoscrizione Gioacchino Assogna a Bianca Stancanelli di Panorama – gli impiegati si spaventano: pensano che vengano a prendere qualcuno di loro”.

I carabinieri, ad ogni seduta, entrano in Consiglio, seguono il dibattito e prendono appunti. Nel ’92 viene sequestrato anche l’ospedale Grassi. La storia è questa. Aldo Balucani, nel maggio 1991, viene nominato amministratore straordinario della Usl RM8 di Ostia e Fiumicino: In realtà Balucani viene “nominato per caso” durante la lottizzazione annuale del sistema sanitario romano. Balucani, testardo e serio, inizia a scrivere, a prendere appunti, a registrare le cifre e scopre che nell’ospedale Grassi di Ostia qualcosa non torna. Per esempio Balucani scopre che i macchinari per le analisi sono sempre rotti, quelli dei privati invece funzionano sempre.

Balucani, tre mesi dopo, consegna un dossier alla Questura di Roma. Passano altri tre mesi e il 4 gennaio del 1992 la Squadra Mobile circonda e sigilla l’ospedale Grassi. Appalti gonfiati, bollette astronomiche, straordinari pagati senza motivo: l’elenco delle malefatte è lungo e ben articolato. “Grassi: il tempo delle mele” titola il Giornale di Ostia il 15 gennaio: “Cresta su frutta, ortaggi e parmigiano. E al Pronto Soccorso manca perfino lo specchietto odontoiatrico”.

I giornali dell'epoca. L'Unità
I giornali dell’epoca. L’Unità
I giornali dell'epoca. L'Unità
I giornali dell’epoca. L’Unità
La pagina del Giornale di Ostia del 17 novembre 1991
La pagina del Giornale di Ostia del 17 novembre 1991
La pagina del Giornale di Ostia del 17 novembre 1991
La pagina del Giornale di Ostia del 17 novembre 1991
I giornali dell'epoca. L'Unità
I giornali dell’epoca. L’Unità

Le Case Popolari. Tra le spiagge di Ostia e la Cristoforo Colombo, tra la valle di Malafede e la pineta di Castel Porziano ci sono tanti palazzacci, c’è l’ufficio tecnico, c’è la sede della circoscrizione in via Claudio, c’è il Grassi, ci sono i palazzacci di ricotta di Armellini a Nuova Ostia e ci sono le case popolari di Dragona, sporcate dalla criminalità quanto dallo Stato. Giuseppe Trappolini, il parroco di Dragona lo sa bene: “Per ottenere un appartamento nei palazzi di proprietà degli enti previdenziali esisteva un tariffario variabile dai tre ai trenta milioni. Mi è stato riferito, addirittura, che c’è chi ha dovuto aprire un mutuo solo per pagare la mazzetta. Purtroppo la gente ha paura di venire allo scoperto, perché è consapevole del rischio di perdere la casa”.

È Maria D’Angelo, una delle inquiline dei palazzacci popolari di Dragona, a spiegare il meccanismo:

 “Nell’autunno del 1987 detti un assegno di tre milioni a un uomo che mi assicurò di potermi dare una mano per l’assegnazione di un alloggio Ensarco, l’ente di assistenza degli agenti e rappresentanti di commercio.  Avevo ricevuto un’intimidazione di sfratto esecutivo ed ero disperata. Però la storia veniva tirata per le lunghe e le richieste di denaro aumentavano. Nella primavera successiva fui costretta a versare altri otto milioni in contanti e solo il 30 aprile 1989 presi possesso dell’abitazione”.

Il Re di Pannellopoli. Ci sono i costruttori, le grandi famiglie, Caltagirone, Toti, Ligresti e c’è il piccolo abusivo, l’impiegato e l’operaio. Dopo lo scoppio della mini tangentopoli lidense, sciolto il consiglio, Marco Pannella, il 7 agosto 1992 viene eletto presidente della circoscrizione. Pannella, uomo simbolo della legalità, decide di “mettersi l’elmetto” e accendere le ruspe. Iniziano i 100 giorni di Pannella, inizia “il sogno di Marco, re di Pannellopoli”. Pannella, “monarca costituzionale”[1], dal trono della XIII Circoscrizione per la prima volta in Italia applica l’articolo 4 della 47/85 sul condono edilizio. E arrivano le ruspe, quelle vere.

Il Corriere della Sera descrive l’arrivo delle ruspe sul litorale: “Nei giorni scorsi le ruspe hanno iniziato ad abbattere le costruzioni abusive (non abitate) spuntate in una delle tre aree che, con il loro nome, evocano drammatici scenari danteschi: Malafede, Dragona, Infernetto. E nella Valle dell’Infernetto è successo di tutto: ai primi colpi di maglio contro il cemento illegale è esplosa la rabbia degli abusivi. Caroselli della polizia, un colpo di pistola sparato per evitare il linciaggio, da Eugenio Ferrante, titolare dell’impresa che è intervenuta con le ruspe, una trentina di denunce per resistenza alla forza pubblica, intimidazioni. Delle 27 costruzioni da buttare giù, finora solo tre sono cadute. La magistratura ha sospeso le operazioni per motivi di ordine pubblico.

E Pannella promette: “Se non sarà possibile andare avanti, faremo intervenire il genio militare”. Tra un arresto e l’altro a Ostia Marco Pannella, bloccato dalla magistratura, continua a cavalcare le ruspe:

 “Sul litorale romano – spiega Marco Pannella – c’è una organizzazione malavitosa che ha il controllo del territorio e di cantiere selvaggio. Una forma di economia sviluppatasi anche grazie al comportamento omissivo della magistratura che non ha saputo adoperare l’arma della sanzione”. Il “monarca costituzionale” di Pannellopoli spiega e rilancia chiedendo aiuto a tutte le circoscrizioni di Roma: “Mandateci le ruspe che avete a disposizione per buttare giù le costruzioni abusive”. Le ruspe però, nonostante i comunicati regi, devono fermarsi.

 “Non c’è più nessuno disposto a guidarle per distruggere i pilastri fuorilegge dell’Infernetto. La ditta Cepa, incaricata di eseguire i lavori di demolizioni, è stata bersagliata da minacce. Prima l’aggressione del titolare, poi le intimidazioni a un operaio: l’altra notte hanno incendiato il suo camion. Così l’impresa ha fatto sapere di non essere più disponibile ad andare avanti. E nemmeno la Circoscrizione vede più di buon occhio la Cepa, tanto è vero che ha deciso di rescindere il contratto”.

 “Non ci fermeremo di fronte alle intimidazioni e alla violenza – dichiara Pannella – Se la mafia dovesse impedire l’opera di demolizione dei manufatti chiederemo l’intervento del genio militare. Il territorio della Tredicesima circoscrizione è in alcune sue parti importanti occupato e controllato dalla mafia. Lo ripeto, da organizzazioni mafiose che hanno promosso e promuovono un nuovo micro-abusivismo di massa, cercando di legare a questo fenomeno, con la violenza, l’intero popolo degli abusivi. Dietro questi presunti difensori dei più deboli c’è una selva di piccoli e medi costruttori che hanno accumulato grandi ricchezze in poco tempo. In questa Circoscrizione gran parte della popolazione è costituita da abusivi consolidati. Non sta a noi, posto che lo volessimo, annullare queste situazioni. Ma combattere contro queste organizzazioni, questo sì”.

Pannella non si arrende e durante una conferenza con accanto il sindaco di Roma Franco Carraro. minaccia di coinvolgere tutte le ruspe della capitale:

“Sarebbe una bella marcia di ruspe. Se non riuscisse nemmeno questo tentativo, come ultima risorsa, chiameremo il Genio militare. Almeno avrebbe qualcosa da fare”. E ancora: “Quel territorio è controllato da associazioni mafiose che hanno paura di perdere il dominio”. Ma anche i 100 giorni di Pannella, re di Pannellopoli finiscono, le ruspe si arrendono e Ostia torna alla sua normalità tra abusivismo e corruzione.

Gianluca Pace

Gianluca Pace

Laureato in Storia contemporanea, dal 2011 collaboro con Blitz quotidiano. Giornalista pubblicista, ho alternato nel tempo diverse collaborazioni con giornali online. Amo la letteratura americana contemporanea, il cinema, i viaggi e la musica. E la mia città

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