Il celeberrimo dramma shakesperiano prende vita nella Roma contemporanea, divisa e accecata dalla rivalità tra Roma Nord e Roma Sud nell’esilarante serie “Romolo + Giuly: La guerra mondiale italiana”.

Romeo e Giulietta: da secoli, paradigma dell’amore nella sua forma più pura e cristallina, che trascende e travalica l’aspra guerra tra Montecchi e Capuleti che riempie di sangue le pittoresche contrade di Verona. Ma FOX e Sky hanno deciso di riadattare il celebre capolavoro di William Shakespeare, dando vita a “Romolo + Giuly: la guerra mondiale italiana“. Ma la faida familiare viene allargata, estesa e riadattata al contenzioso tra l’attuale Roma Nord, chic e fighetta, e la Roma Sud, più sciatta e verace. La rocambolesca storia d’amore tra Romolo Montacchi e Giuly Copulati sboccia proprio nel bel mezzo di una città divisa in due anime, che appaiono come due realtà differenti. Fin qui la trama può sembrare banale e quasi insipida. Ma ad arricchirla sono i personaggi caricaturali che si alternano sulla scena, pregni di quei difetti e quelle virtù che tanto caratterizzano, nel bene e nel male, un po’ tutti noi italiani. 

Il greco Plutarco e il latino Tito Livio raccontano la vicenda del Ratto delle Sabine… ma si direbbe che hanno omesso più di un dettaglio…

La genialità della serie traspare già nelle prime battute, che mostrano le presunte origini della disputa tra Roma Nord e Roma Sud, risalenti (secondo gli ideatori della serie) a Romolo e Remo. E così gli eventi più importanti della storia di Roma vengono ricondotti a questa “lotta interna”: il ratto delle Sabine diventa il “Ratto delle Parioline“, lo schiaffo di Anagni si sposta al capolinea della metro A, trasformandosi nello “Schiaffo di Anagnina” e la Breccia di Porta Pia viene spostata a Corso Francia (la strada che divide i Parioli da Tor di Quinto). In un’evidente parodia all’insegna dell’esagerazione che crea maschere grottesche dell’italiano medio, la love story tra i due amanti diventa un affare di status, un problema sociale: Giuly, di Roma Nord, è abituata a una vita da diva fatta di abiti griffati e aperitivi glamour; Romolo, di Roma Sud, per quanto aspiri a una condizione più agiata, conduce un’esistenza molto più semplice e tradizionale, esibendo un portamento più trasandato e un linguaggio “di borgata”. 

Roma Nord VS Roma Sud: e tu, da che parte stai?

Ma lo spirito parodistico della serie non tira le orecchie solo a Roma, ma coinvolge l’Italia intera: a Napoli abbiamo la figura di Don Alfonso, interpretato da Fortunato Cerlino (sì, proprio il Don Pietro Savastano di Gomorra) un boss della mala stufo del fatto che gli affari della propria città siano in mano alle due famiglie romane; A Milano invece il presidente della regione Lombardia (il magistrale attore romano Francesco Pannofino) vuole far decadere il prestigio della città bauscia in favore di Roma (Nord). Dulcis in fundo (ma veramente dulcis) è Giorgio Mastrota, il cavalier custode dell’acciaio inox, che nella serie interpreta… sé stesso. Di giorno è il presentatore televisivo che conosciamo tutti, impegnato nelle televendite di pentole e materassi con la sua voce squillante e persuasiva. Ma a telecamere spente, Mastrota diventa un freddo e cinico calcolatore, a capo di una setta segreta che vuole “deromanizzare” Roma, strappandola dalle mani delle due famiglie rivali che la tengono in pugno a nord e a sud. E la scherzosa rivalità (nata per lo più sul web) tra la Roma Nord “sushi, apericena e selfie” e la Roma Sud “amatriciana, birra e forzaroma”, diventa qui pretesto per una guerra a ranghi serrati, che ricalca quella tra Nord e Sud Italia (e troppo facile è l’accostamento con i film “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord” del duo Bisio-Siani, che già affrontava il tema esaustivamente). 

Giorgio Mastrota si candida a diventare uno dei migliori villain della storia della televisione!

La guerra tra Montacchi e Copulati e di conseguenza tra Roma Nord e Roma Sud (una via di mezzo tra “Game of Thrones” e “Risiko) divide in due parti l’intero stivale, quasi come l’Italia prerisorgimentale. La satira della serie punta dunque a schernire un paese unito solo formalmente, ma di fatto diviso in tante realtà autonome diverse tra loro. Il tutto è ambientato ai giorni d’oggi, nell’era del web e dei social, dove l’apparire sembra essere più importante dell’essere, e dove le emozioni si riducono a dei semplici “top” o “daje“. Ridicolizzare vizi e difetti dell’Italia e degli italiani in chiave satirica sembrerebbe fin troppo facile, un po’ come solcare un terreno già arato da decenni di film e serie televisive che mettono a nudo le contraddizioni del Belpaese e dei suoi abitanti. Ma tra gag esilaranti e dotte citazioni di film e serie TV, “Romolo + Giuly” si prospetta come una brillante e interessante commedia che promette tante risate, ma con altrettante riflessioni sulla realtà che ci circonda.

                                                                                                                                                                                                                                                Michele Porcaro