Cronache di Roma

ROMA VIOLENTA

Nel 2015 Roma si è risvegliata con colpevole ritardo con tre fantasmi in casa: la mafia, il terrorismo e l’incontrollata mal gestione dell’ordine pubblico. Ma Roma non è sicura da anni.

Roma- Quando lo scorso 19 febbraio a piazza di Spagna qualche tifoso ubriaco del Feyenoord ha deciso di far parlare di sé sfregiando la Fontana della Barcaccia del Bernini in molti hanno gridato, giustamente, allo scandalo. In molti però hanno dimenticato quel che è il tifo in Italia e nella sua capitale. In Curva Nord e Curva Sud la criminalità da anni cerca nuovi spazi per infiltrarsi. Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, uno dei leader degli irriducibili già arrestato nell’ottobre del 2013, secondo le carte dell’inchiesta Mondo di mezzo su Mafia Capitale, “è a capo di una batteria particolarmente agguerrita e pericolosa della quale facevano parte soggetti albanesi (…) Questa batteria era al servizio dei napoletani insediati a Roma nord, tra cui i fratelli Esposito facenti capo a Michele Senese”. Gli inquirenti l’hanno ribattezzata la batteria di Ponte Milvio.

In Curva Nord si vedeva spesso anche Orial Kolaj accusato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli di essere “l’esecutore di atti d’intimidazione e violenza con l’aggravante mafioso” per conto “dei fratelli Guarnera, a loro volta legati al clan Iovine dei Casalesi” tra le strade di Acilia. A Tor di Quinto lo scorso 3 maggio, alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, veniva ferito il tifoso napoletano Ciro Esposito morto dopo 52 giorni di agonia. Omicidio per il quale è sotto accusa un tifoso della Roma, Daniele De Santis.

Lontano dalle curve, nelle periferie i clan e le organizzazioni criminali tessono le loro trame per gestire il mercato della droga, della prostituzione e delle case popolari. E se per strada si spaccia negli uffici circoscrizionali e comunali si pagano le mazzette. Se negli anni ’70, nel passato remoto e prossimo, la banda della Magliana controllava il traffico di droga, nel presente quella che è stata ribattezzata Mafia capitale cerca di sedersi nei tavoli che contano del Comune. E mentre i vigili urbani e i vari quadri degli uffici circoscrizionali e comunali poco controllano e qualche cosa intascano nel cuore di Roma, in pieno centro storico è arrivata la camorra. Non la camorra che spara ma quella che investe e ricicla. Il 22 gennaio 2014 vengono sequestrati ventitré locali legati al clan Contini nei pressi del Pantheon, di Piazza Navona e di via del Corso: Pummarola e drink, Zio Ciro, Frijenno, Pizza Ciro, Sugo, Il Pizzicotto, Ciuccula, Osteria della vite, Zio Ciro MangiaNapoli, Ciro&Ciro, Jamm Ja solo per citare qualche nome. “Lo shopping dei clan” titola il Corriere della Sera.

Accanto alla camorra nel centro di Roma ha allargato la propria rete anche il clan Tripodi di Vibo Valentia. Tra i beni sequestrati al clan il bar “Ritrovo La Dolce Vita” di viale Giulio Cesare, il suo omologo di piazza Risorgimento. Il 10 febbraio 2015 viene sequestrato il Tulipano di via del Boschetto, uno dei locali più famosi del quartiere Monti. Lo chiamano il bar del Presidente perché qui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano andava sempre a prendere il caffè con la moglie Clio. Lo stesso bar dove Giogio Napolitano andava a prendere il caffè era stato scelto, si legge nelle carte dell’operazione Tulipano, “dalla Federazione criminale Senese-Pagnozzi come il quartier generale delle operazioni illecite”.  Domenico Pagnozzi, soprannominato Ice – già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Carlino del 2001 – è attualmente detenuto in regime di 41 bis.  Per l’omicidio di Carlino leggenda vuol che Domenico Pagnozzi ebbe in regalo da Senese un orologio d’oro che segnò il patto criminale tra le due organizzazioni, quella di Ice e quella di ‘o Pazzo, Michele Senese.

Senese è uno dei quatto re di Roma citati da Lirio Abbate nella sua inchiesta sulla criminalità nelle capitale. E mentre al centro la criminalità investe i piccioli nelle periferie invece spaccia dividendosi il territorio e i quartieri. E nelle strade della periferia di Roma c’è tutto: i Fasciani, la famiglia sinti degli Spada e quella siciliana dei Triassi dispongono le loro truppe su Ostia; la ‘ndrangheta e i Romagnoli a San Basilio; Massimo Carminati a Roma nord; i Casamonica a Tor Bella Monaca, all’Appio e nella fascia sud-est; e il clan di Michele Senese a Ciampino e Centocelle. La mappa è nota. Le stesse periferie dove autobus – targati Atac – mal ridotti e in ritardo navigano a vista e arrancano stanchi tra il traffico e le strade piene di buche.

In queste stesse periferie a novembre si è accesa la rivolta contro gli immigrati. Nel quartiere di Tor Sapienza per molti giorni si è manifestato contro il centro di accoglienza di via Morandi. “A Tor Sapienza i cittadini erano accerchiati da nomadi, romeni e profughi del centro immigrati. Tre elementi che hanno fatto esplodere la situazione” accusava Alemanno il 15 novembre. Ma solo due settimane dopo l’ex sindaco di Roma veniva indagato nell’ambito dell’operazione su Mafia Capitale.

E uno dei capi della nuova organizzazione criminale in salsa romana era, secondo l’accusa, tal Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno. E gli stessi immigrati, secondo le accuse, venivano utilizzati da Mafia capitale per fare quattrini. “Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale” scriveva Buzzi in uno dei tanti sms intercettati.

“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? – domandava Salvatore Buzzi alla sua segretaria – il traffico di droga rende meno”. Non bastassero i poco temibili tifosi del Feyernoord e le varie potenze economico-criminali, negli ultimi mesi, si è affacciata sul Colosseo anche l’ombra dell’Isis.

“Conquisteremo Roma” minacciano i terroristi. “Per grazia di Allah – si legge nell’ultimo documento diffuso sul Web- i soldati sotto diretto controllo dello Stato Islamico sono in Algeria, Nigeria, Ciad, Libia, Egitto, Arabia Saudita, Yemen e altri Paesi ancora”. “Accorrete, o Musulmani, questo con il permesso di Allah è il Califfato Islamico che conquisterà Costantinopoli e Roma come Muhammad profetizzò”. Il testo è firmato “Il vostro fratello in Allah, Mehdi”. A Roma così con l’avanzata dell’Isis in Libiaè aumentata la paura di attentati terroristici. D’altronde la capitale ha già subito nella sua storia due attentati spesso dimenticati – di matrice però palestinese e non certo islamista – all’aeroporto di Fiumicino nel 1973 e nel 1985.

Mercoledì 18 febbraio l’Espresso pubblicava l’identikit di due libici presunti miliziani dell’Isis ricercati tra le strade di Roma, tra l’Esquilino e il Pigneto. Notizia di cui poi si sono perse le tracce nel flusso, incostante e frenetico, dell’informazione italica. Con il tempo le minacce contro la capitale sono aumentate così come i video con espliciti riferimenti alla conquista di Roma da parte del califfato nero. Con una città immobilizzata dalle ragnatele burocratiche, criminali ed economiche forse la miglior risposta all’Isis è arrivata dai romani e dal loro proverbiale cinismo:

“Volete venì? Va bene ma nun pijate er raccordo che restate imbottijati”.

 

Gianluca Pace

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Gianluca Pace

Laureato in Storia contemporanea, dal 2011 collaboro con Blitz quotidiano. Giornalista pubblicista, ho alternato nel tempo diverse collaborazioni con giornali online. Amo la letteratura americana contemporanea, il cinema, i viaggi e la musica. E la mia città

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