Dossier

RISCHIO ECATOMBE

Ci si affida ai numeri. In tutto il mondo. Per quanto questi riescano a restituire una fotografia veritiera della realtà. E, la realtà parla di 2 milioni e 316.039 casi di Covid-19 accertati e di 157.896 morti dallo scoppio della pandemia. 23.505 sono i casi accertati nei 52 stati africani e 1.158 sono i decessi.  I dati sono stati diffusi il 21 aprile scorso e sono stati pubblicati sul sito ufficiale dell’Unione Africana – nata del 2002 dalle ceneri dell’Organizzazione dell’Unità Africana (1963-1999) – che comprende i 55 stati del continente, dove il 75% della popolazione ha meno di 35 anni e su un miliardo e 200 milioni di abitanti almeno 453 milioni hanno un’età compresa tra i 15 e i 35 anni.

IL VIDEO VIRALE DEGLI SCIENZIATI FRANCESI
Chissà se a questi grandi numeri hanno guardato Jean Paul Mira, capo del servizio di medicina intensiva e rianimazione dell’ospedale Cochin a Parigi e Camille Locht, direttore della ricerca dell’Istituto nazionale della salute e della ricerca in Francia. Perché a dirla tutta, così hanno trattato gli esseri umani che vivono in Africa: come numeri da replicare, mentre proponevano di effettuare dei test solo sugli africani per trovare il vaccino per questo Coronavirus. L’ente di ricerca francese si è affrettato poi a chiarire che il video circolato non era stato editato integralmente e i tagli effettuati ne avevano snaturato il senso originario che, invece, puntava l’accento sulla sperimentazione globale proprio perché si tratta di una pandemia. Necessità di sperimentazione a tutto campo, insomma, dall’Europa all’Australia fino ad arrivare in Africa. Ma a poco sono valse anche le scuse pubbliche dei due scienziati, arrivate per mettere una seconda toppa ad una stoffa ormai logora.

 

 

LE REAZIONI: DALL’OMS AL MONDO DEL CALCIO
A capo delle proteste e dello sdegno contro la proposta francese si è levato prima di tutti Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità ed ex ministro della sanità in Etiopia. “L’Africa non può e non sarà un banco di prova per nessun vaccino – ha detto –. Siamo di fronte a un residuo della mentalità coloniale. È stato vergognoso, spaventoso, sentire quel tipo di proposta nel XXI secolo. Lo condanniamo nei termini più forti possibili e vi assicuriamo che ciò non accadrà”.
E poi l’ira dei social network, Twitter in particolar modo. È stato così che profili notoriamente dedicati a cross da centrocampo, assist per l’ala sinistra, insaccate sul sette della porta, esultanze a torso nudo – con rischio di ammonizione – e stadi in tripudio per i goal appena segnati, si sono trasformati in veicoli di indignazione e di ribellione. Così, Demba Ba, centravanti senegalese in forza all’Istanbul Basaksehir ha rilanciato il video degli scienziati francesi twittando: “Benvenuti in Occidente, dove i bianchi pensano di essere così superiori che il razzismo e la debolezza diventano in qualche modo banali. È tempo di ribellarsi”. Didier Drogba, ivoriano vincitore della Champions League nel 2011 con il Chelsea, ha poi aggiunto: “E’ inconcepibile continuare ad accettare questo, la nostra terra non è un laboratorio. Io denuncio vivamente queste gravi proposte, razziste e sprezzanti. Aiutateci a salvare vite in Africa e a fermare il propagarsi di questo virus che destabilizza il mondo intero invece di usarci come cavie, tutto questo è aberrante”.
“Non siamo cavie, figli di p…”, ha scritto inoltre Samuel Eto’o, ex attaccante di Barcellona e Inter, nel retweet di Demba Ba. La questione morale ed etica sul vaccino sugli africani ha mobilitato dunque il mondo del calcio, tradendo i falli commessi dal mondo scientifico occidentale: il razzismo e le disuguaglianze al quale notoriamente il continente è avvezzo, complici l’inefficace difesa dei diritti naturali inalienabili da parte di governi che non proteggono le loro comunità.

LA DENUNCIA: LA SPERIMENTAZIONE A CAPO VERDE
Ma l’Africa pare essere abituata a tutto questo. È nota la sterilizzazione forzata delle donne herero, nella Namibia di inizio XX secolo, allora dominazione tedesca. A condurla era stato Eugen Fischer, medico, antropologo, seguace dell’eugenetica e – soprattutto – nazista, che aveva anticipato in Africa ciò che poi sarebbe stato perpetrato barbaramente ai danni di milioni di ebrei nella Shoah. Una pulizia etnica, sistematica e centralizzata, questo l’obiettivo.
Di esperimento in esperimento, l’associazionismo africano, che con diverse modalità non smette di far sentire la sua voce al di fuori del continente per proseguire l’opera di sensibilizzazione umanitaria, ha denunciato lo scenario che si è verificato a Capo Verde a partire dal 2016. In tre parole: controllo delle nascite.
“Hanno impianto microchip sottopelle a moltissime donne in forma del tutto gratuita come anticoncezionale – ha tuonato recentemente in una diretta Facebook la fondatrice di Synergic Dreams, Aleida Lima –. Un microchip che rilascia ormoni inserito generalmente nel braccio, all’altezza del cavo ascellare che però ha dato effetti collaterali devastanti, un dispositivo che in alcuni casi ha portato all’insorgenza di tumori. Ad impiantare questi dispositivi era stata una organizzazione non governativa che si era ‘travestita per l’occasione’, per far passare questo tipo di sperimentazione, assolutamente dannosa. Infatti, la casa farmaceutica che ha lanciato il progetto non aveva ricevuto le certificazioni e le autorizzazione sanitarie per la distribuzione del dispositivo in Europa, dove quindi non è mai stato impiantato”.

E sempre il focus puntato su Capo Verde porta alla luce una strana influenza che si è scatenata tra febbraio e marzo del 2019, causando un numero imprecisato di decessi, che a tutt’oggi ha lasciato aperti molti interrogativi sulla sua reale natura epidemiologica. Purtroppo, a mancare principalmente sono i dati scientifici sui decessi che si sono registrati nell’intero continente, nell’ultimo quinquennio ad esempio, per malattie respiratorie, polmoniti, influenza. Non esiste al momento una rete di dati consultabili poiché non c’è connessione tra i vari sistemi sanitari, seppur comunque l’Unione Africana cerchi di supportare le iniziative di collegamento tra i diversi paesi.

Infine, la contraffazione dei medicinali. È stato calcolato che una forbice variabile tra il 30 e il 60 per cento dei medicinali come i fans (antidolorifici) o gli antipiretici, sia rappresentata da medicinali contraffatti e che ogni anno 120 mila bambini al di sotto dei 5 anni, muoiano per l’assunzione di questi presunti farmaci. Farmaci che si definiscono “da banco”, che dovrebbero cioè essere accessibili a tutti, per la loro generalità di trattamento sintomatico.

Il Covid-19 ha portato in Africa solo un nuovo rischio ecatombe, abituato, come è, questo martoriato e saccheggiato continente ad affrontare disastri epidemiologi da sempre.

Alessandra Sozio

Giornalista professionista dal 2007, si è laureata in Scienze politiche presso La Sapienza di Roma. Ha ricoperto molteplici incarichi nel mondo della comunicazione: dalla carta stampata che l'ha vista impegnata in numerose collaborazioni, fino ad essere nominata vice direttrice del primo quotidiano del litorale romano "Il Giornale di Ostia" e capo redattrice della cronaca politica, al web nella gestione di testate giornalistiche online e siti istituzionali. Ha curato la rinascita del "Nuovo Paese Sera", anche nella sua veste cartacea di approfondimento mensile. Nel suo percorso lavorativo, è stata responsabile dei servizi editoriali del X Municipio di Roma Capitale.

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