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RILEGGIAMO LA NOSTRA ARTE

Da Guercino a Caravaggio è il nome della mostra ospitata a Palazzo Barberini. Bellezze grandi e eleganti, ma troppo spesso dimenticate. Viaggio nei capolavori senza eguali. 

Roma- Italia, Paese di poeti, navigatori artisti… e siamo proprio noi italiani a dimenticarcene troppo spesso. Proviamo a fare un nome: Giovan Francesco Barbieri. A qualcuno forse dice poco ma se diciamo Guercino siamo certi che la percentuale delle persone che sanno chi è, aumenta.

A lui e non solo, è dedicata una splendida mostra ospitata nell’altrettanto splendida sede di Palazzo Barberini (Galleria Arte Antica di Roma) in via Quattro Fontane (fino al 15 febbraio). Un bel progetto che si deve alla storica dell’Arte, Mina Gregori che lo ha realizzato assieme a Trustee della Fondazione Mahon. Ed è lo stesso Denis Mahon, grande studioso inglese e conoscitore del Barocco, ad aver concepito la rassegna romana nella quale è possibile trovare veri gioielli, dipinti in parte provenienti dalla collezione privata di Mahor e in parte da celebri musei di tutto il mondo.

Perché, da Guercino a Caravaggio? Il titolo della mostra è logico e per gli studi di Mahor e per lo stile che in parte accomuna i due grandi artisti. Il suo interesse per la pittura di Guercino e Caravaggio è nella scelta dei dipinti in mostra, capolavori senza eguali.

Ed è per dare “giustizia” a Guercino che iniziamo questo percorso alla sua riscoperta o scoperta in alcuni casi, di un artista/artigiano, come lo definisce Vittorio Sgarbi. E cosa c’è di più bello del termine artigiano abbinato all’Arte, se si intende mestiere, operosità nel tratto e nel colore. La tecnica che sposa l’arte è la perfezione. Ed ancora, mestiere inteso come studio in parallelo alla predisposizione. Perché artisti si nasce ma si può e si deve perfezionarsi. Non a caso le epoche più feconde del nostro Bel Paese, vedono le “botteghe”, fucine d’Arte all’interno delle quali sono nati e cresciuti i più grandi geni nostrani della pittura e della scultura.

Sono 40 i capolavori esposti e, oltre a Caravaggio e Guercino, ci sono alcune opere di Poussin e Carracci.

Tra le grandi bellezze esposte, “Madonna con Bambino” conosciuta anche come “Madonna del passero”. Un dipinto giovanile del Guercino; semplicemente una mamma che tiene in braccio il suo piccolo e gli mostra un passero posatosi sul suo dito indice. L’eleganza del volto e della mano, la dolcezza della donna, la luce attorno e la curiosità del bimbo sono un tutt’uno.

E che dire della “Sibilla persica” che la leggenda vuole ispirata e quasi posseduta da Apollo nel rivelare il futuro. Anche qui la luce (prerogativa del Caravaggio nato peraltro 20 anni prima del Guercino) è fondamentale. Una luce a illuminare la figura di questa giovane seduta ad un tavolo, braccio sinistro posato tra mento e guancia, mano destra a tenere la piuma appena intrisa nell’inchiostro, sguardo a cercare l’ispirazione o in attesa dei suggerimenti di Apollo. Il candido décolleté avvolto da vesti le cui pieghe, in un gioco d’ombra e luce, si staccano dalla tela. Per fortuna, al di là della mostra di Palazzo Barberini, quest’opera è custodita nella Pinacoteca Capitolina e quindi è a portata di mano.

Di Guido Reni, la rassegna ospita “San Pietro penitente”. Splendido. Ogni ruga della fronte e delle mani, la barba ondulata e, anche qui, la luce, attraggono il visitatore che si sofferma sulla lacrima che scende sulla guancia. Lacrima da tergere. Volto da accarezzare. Ancora di Reni, il “Cristo coronato di spine”, il volto sofferente, lo sguardo a cercare in Alto una risposta ai perché di tanto dolore e, allo stesso tempo, a cercare pietà e consolazione nel Padre. E che dire di “Atalanta e Ippomane”, due splendide e gigantesche figure nude e sullo sfondo, la danza di altre figure a contrasto, in miniatura.

Caravaggio. In “Bacchino malato” si dice che l’artista abbia voluto rappresentare se stesso (e lo ha fatto tragicamente molte volte). Il volto emaciato, a Roma da poco tempo e a vivere di stenti e di Arte. Gli occhi sgranati a fissare se stesso; il grappolo d’uva bianca che si avvicina alla bocca. Ed ecco “Giuditta e Oloferne”, la crudeltà nel gesto della giovane nel tagliare la gola. Il drappo rosso alle spalle (altra caratteristica caravaggesca) a richiamare il rosso del sangue che sgorga dalla gola di Oloferne. Esposto anche il prezioso “San Francesco in meditazione”, tema caro a Michelangelo Merisi detto Caravaggio. E qui, colpisce il Crocefisso che tiene aperte le pagine della Bibbia. Un Francesco che vede l’ombra della morte rappresentata dal teschio su cui la stessa Bibbia è appoggiato.

Quella di Palazzo Barberini è un’occasione da non perdere dunque. E più delle parole, la vista di questi capolavori.

Emanuela Sirchia

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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