Oggi in Abbruzzo la commemorazione per il primo anniversario; i familiari delle vittime si sono ritrovati per urlare in silenzio al mondo la loro rabbia e sete di verità e giustizia.

 

Era il 18 gennaio 2017, una valanga travolse e distrusse l’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara).

Passato un anno si sono riaccesi i riflettori sull’accaduto, ma quello che si vede è solo rabbia, disperazione, impunità e dichiarazioni. Il sindaco di Penne, Mario Semproni, parla di disattenzione da parte dello Stato. «Mi aspettavo più attenzione e più rispetto dalle istituzioni sovracomunali. Lo stesso presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, aveva promesso maggiore attenzione per la comunità pennese. Nulla però è stato fatto, aspettiamo ancora una sua visita». E aggiunge: «Perfino le strutture occupate dal campo base allestito nel palazzetto dello sport per i soccorsi di Rigopiano sono rimasti così come un anno fa perché lo Stato non ci ha aiutato e noi non abbiamo i soldi per ripristinare le infrastrutture». Federica Di Pietro , che ha perso entrambi i genitori, accusa chi non ha svolto il proprio lavoro per assicurare la sicurezza degli ospiti dell’hotel: «io e mia sorella siamo due orfane di Stato».

Un’operazione folle, l’ha chiamata a un anno di distanza Walter Milan, responsabile della comunicazione del Soccorso Alpino. Perché quando la colonna di soccorritori si ritrova davanti un muro di neve che neanche turbine e frese riescono a tagliare in due, i suoi uomini, i finanzieri e un maestro del Cai si guardano negli occhi e in undici decidono di montare le pelli di foca agli sci e proseguire a piedi in mezzo alla tempesta senza una traccia. «I soccorritori dovrebbero prima pensare alla propria incolumità e quel tragitto non era affatto sicuro», ammette. Quando arrivano su e individuano l’hotel è quasi l’alba del 19: sono ormai passate dodici ore dalla valanga e la zona nella quale sorgeva l’albergo è irriconoscibile. «Ci siamo resi conto che era una di quelle situazioni nelle quali non sai davvero come operare». Gli uomini del Soccorso Alpino affrontano una sessantina di valanghe ogni inverno, ma uno scenario del genere, assicura Milan, non l’avevano mai incontrato: «non c’è nella memoria del nostro Corpo una situazione come quella di Rigopiano. Una sfida: ci siamo scervellati per risolvere i problemi logistici; spalavi e la neve scivolava di nuovo nella conca dove avevano costruito l’hotel».

Dal Quirinale una nota del presidente della Repubblica Mattarella. «Ad un anno dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano, profonda ferita per la comunità coinvolta e per il Paese intero, desidero rivolgere un commosso pensiero alle vittime e rinnovare la mia solidale vicinanza ai loro familiari e ai superstiti. Le angosciose immagini diffuse in quei giorni durante le operazioni di salvataggio, scandite dal repentino susseguirsi, con il passare del tempo, di sentimenti ora di speranza e ora di sconforto, sono presenti nel cuore e nella memoria di tutti, così come la straordinaria generosità dei soccorritori, impegnati in attività di particolare complessità e in condizioni di estremo pericolo, a testimonianza dell’autentica solidarietà corale che il popolo italiano riesce a offrire nelle prove più drammatiche».

Una solidarietà che purtroppo dopo un anno non basta, davanti alle ferite che restano nei cuori delle persone e nei luoghi più cari, stuprati dalle negligenze e dall’ignoranza di chi aveva le responsabilità per gestire quella situazione.

Quelle di chi si occupò di attivare la macchina dei soccorsi e quelle di chi gestì l’emergenza neve che precedette la slavina. Ad oggi si sta cercando di ricostruire anche la catena di autorizzazioni per la realizzazione del resort e chi avrebbe dovuto produrre la mai nata carta ‘pericolo valanghe’. Quattro i filoni dell’inchiesta; le accuse, a seconda delle posizioni, vanno dall’abuso d’ufficio, al falso, agli abusi edilizi, fino al disastro e all’omicidio colposo. Tra gli indagati, c’è il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il presidente della Provincia, Antonio di Marco, e il direttore del resort Bruno Di Tommaso. Iscritto anche l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, che insieme ad altri due ex dirigenti avrebbe attivato in ritardo le procedure indispensabili per liberare in sicurezza l’albergo prima della slavina. Le indagini non sono ancora chiuse. L’albergo è stato costruito e ampliato dove non doveva essere: esattamente al fondo di un canalone. Il sindaco di Farindola non ha chiuso la strada. Nessuno l’ha liberata. L’ex prefetto Provolo avrebbe tardato ad attivare il centro di coordinamento dei soccorsi. I carabinieri lo accusano anche di «evidenti contraddizioni nella ricostruzione dei fatti». E poi, tutto il resto è quello che si scopre ancora una volta in mezzo al disastro. Le sottovalutazioni e le battute al telefono, un’ora prima della valanga, fra il dipendente dell’Anas Carmine Ricca e il responsabile del settore viabilità della provincia Paolo D’Incecco: «E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perché se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno». L’unica turbina in grado di liberare la strada era rotta in un garage di Pescara, e l’altra era al lavoro per accontentare qualcuno.

Insomma tutto è rimasto come allora; le lacrime, il dolore e le liti nel paese dove vittime e indagati sono vicini di casa.

«La magistratura farà il suo corso, aspettiamo gli esiti – aggiunge Quintino Marcella, direttore del Rigopiano – ma anche i sopravvissuti vivono un dramma che non si cancellerà mai: c’è chi dorme con la luce accesa, chi non riesce a sentire rumori, sono segnati a vita». Marcella non prenderà parte alle commemorazioni: «per una scelta personale rimarrò a casa mia, dentro di me soffro in silenzio».

 

La ricostruzione della tragedia.

Erano i giorni della grande emergenza neve e tutto l’Abruzzo soffriva dei disagi dell’isolamento, nella regione, sconvolta dal maltempo, la mattina del 18 gennaio si verificarono tre scosse di terremoto di magnitudo importante. All’interno dell’hotel in quel momento c’erano quaranta persone (28 ospiti, di cui quattro bambini, e 12 dipendenti), rimasti imprigionati, dopo che la forte nevicata aveva bloccato la strada che collegava il rifugio col fondovalle: nonostante gli appelli, infatti, non si era riusciti a trovare una turbina spazzaneve per liberare il percorso. Probabilmente proprio a causa delle scosse, a cui seguirono tutta una serie di repliche nel pomeriggio, intorno alle ore 17 un blocco di neve e detriti si staccò dalla montagna alle spalle del resort, una struttura moderna, realizzata a quota 1.200 metri sul versante pescarese del Gran Sasso. L’albergo fu completamente travolto: la slavina ne sfondò le pareti e lo spostò di circa dieci metri verso valle. A dare l’allarme, quasi in diretta, fu il cuoco Giampiero Parete, che, chiuso nell’auto fuori dalla hall, vide la valanga abbattersi sull’hotel e riuscì ad avvisare al telefono il suo datore di lavoro Quintino Marcella. Nell’albergo c’erano anche la moglie e i due figli di Parete, che saranno poi tra gli 11 superstiti. Marcella si attaccò al telefono per chiamare i soccorsi, ma per tanto, troppo tempo nessuno volle credere alle sue parole: la colonna dei soccorsi partì solo tra le 19.30 e le 20 e ci vollero ore a raggiungere l’albergo. I primi sopravvissuti vennero trovati solo dopo 30 ore, mentre ci vollero 62 ore per estrarre vivo l’ultimo degli 11 superstiti di una tragedia per la quale ancora si devono accertare le responsabilità

Il bilancio fu pesantissimo: 29 morti e 11 superstiti, miracolosamente sopravvissuti, dopo essere rimasti giorni sotto le macerie dell’albergo travolto.

L’elenco delle 29 vittime.
Valentina Cicioni, Marco Tanda, Jessica Tinari, Foresta Tobia, Bianca Iudicone, Stefano Feniello, Marina Serraiocco, Domenico Di Michelangelo, Piero Di Pietro, Rosa Barbara Nobilio, Sebastiano Di Carlo, Nadia Acconciamessa, Sara Angelozzi, Claudio Baldini, Luciano Caporale, Silvana Angelucci, Marco Vagnarelli, Paola Tomassini, Linda Salsetta, Alessandro Giancaterino, Cecilia Martella, Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Ilaria Di Biase, Roberto Del Rosso, Gabriele D’Angelo, Dame Faye.

 

Emanuele Forlivesi