Domenico Lucano, simbolo dell’accoglienza dei migranti, è agli arresti domiciliari; divieto di dimora per la compagna Tesfahun Lemlem. Salvini attacca: «Chissà cosa diranno i buonisti».

 

Riace – Questa mattina, martedì 2 ottobre, il primo cittadino di Riace (Calabria) è stato arrestato dalla guardia di finanza, nell’ambito di un’operazione denominata “Xenia” che, in greco antico, è il termine utilizzato per esprimere il concetto dell’ospitalità. Le accuse per Domenico Lucano sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Cadute invece tutte le più gravi contestazioni inizialmente ipotizzate dalla procura di Locri, fra cui malversazione, truffa ai danni dello Stato e concussione. La gestione dei fondi, si legge in un passaggio del provvedimento del gip di Locri, è stata magari disordinata, ma non ci sono illeciti e nessuno ha mai intascato un centesimo.
Al sindaco, che la rivista Fortune nel 2016 aveva inserito tra le 50 personalità più influenti al mondo grazie al suo modello di integrazione, e alla compagna Tesfahun Lemlem, destinataria di un divieto di dimora, si contesta di aver forzato le procedure per permettere ad alcune ragazze di restare in Italia, attraverso matrimoni di comodo. Nella nota del procuratore di Locri Luigi D’Alessio, si fa riferimento ad un’unica conversazione durante la quale Lucano parla della possibilità di far sposare una ragazza nigeriana, cui era stato negato l’asilo, per permetterle di rimanere in Italia. La seconda contestazione mossa al sindaco riguarda invece l’affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti alle due cooperative sociali nate a Riace per dare lavoro a riacesi e migranti; per i magistrati, si tratterebbe di un fraudolento affidamento diretto dell’appalto, disposto in deroga alle norme che obbligano ad una gara e a coop non inserite nel registro regionale di settore.
Il tema dell’immigrazione trova così un nuovo argomento nella discussione politica e nell’opinione pubblica, ma nonostante le inchieste e le parole, questa grande sfida che coinvolge Italia e paesi Dell’Unione Europea non trova adeguate soluzioni. Con l’arresto di Domenico Lucano anche il modello di accoglienza e integrazione di Riace, studiato e stimato anche a livello internazionale, viene delegittimato.

L’inchiesta
A quanto si è appreso, il provvedimento cautelare è la conseguenza delle indagini coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. L’inchiesta era partita su segnalazione della prefettura di Reggio Calabria, in seguito a un’ispezione conclusasi con esito negativo, tuttavia un secondo controllo, aveva completamente ribaltato l’esito del precedente e si era concluso con una valutazione estremamente positiva, che esaltava il modello Riace.
Al centro delle contestazioni, due strumenti, le “borse lavoro” e i “bonus”, con cui in paese si ovviava ai ritardi nell’erogazione dei fondi e si strutturava un modello diverso di accoglienza e integrazione. Le indagini della guardia di finanza avrebbero portato alla luce le forzature, a detta dei magistrati, fatte da Lucano nella concessione di documenti e nell’affidamento della raccolta rifiuti.
In corso di indagine è emerso che Lucano avrebbe organizzato dei “matrimoni di convenienza” tra cittadini italiani e donne straniere per consentire la permanenza di queste ultime sul territorio: sono state infatti raccolte delle prove che hanno permesso di dimostrare come il sindaco e la compagna «avessero architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia». Nel comunicato si riportano anche alcune intercettazioni che coinvolgono Lucano. Il sindaco, si dice poi, «avrebbe affidato direttamente e senza gara di appalto, come invece previsto dal Codice dei contratti pubblici, il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti di Riace a due cooperative sociali, Ecoriace e L’Aquilone, che non avrebbero però i requisiti di legge richiesti per fornire quel servizio».

Il modello Riace
Il modello Riace per l’accoglienza ideato da Lucano è conosciuto in tutto il mondo; qui dove sono emersi i bronzi di Riace, vive una comunità multietnica. L’esperienza di Riace è stata raccontata negli scorsi mesi da diversi giornali internazionali e nazionali. A Riace, che era un paese ormai semideserto, nelle case abbandonate del centro oggi vivono stabilmente centinaia di rifugiati in una specie di sistema di accoglienza diffuso. Per avviare il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati sono stati utilizzati immobili abbandonati, costruiti tra agli anni ‘30 e ’60, recuperati con fondi dell’Unione europea e progetti della Regione Calabria. Attorno ai richiedenti sono nati anche posti di lavoro che hanno riqualificato il paese: botteghe artigiane e ristoranti hanno riaperto, sono stati avviati asili, scuole multilingue, orti biologici; le case sono state ristrutturate ed è stato rifatto, tra le altre cose, tutto l’impianto di illuminazione del paese.
A Riace così i soldi stanziati dal ministero vengono girati a cooperative, di cui fanno parte migranti e riacesi, che danno la possibilità a profughi e richiedenti asilo di imparare un mestiere tramite ”borse lavoro”, che assicurano loro un piccolo stipendio. I “bonus”, una sorta di buoni che possono essere usati negli esercizi commerciali convenzionati, servono invece per consentire agli ospiti del sistema Riace di fare acquisti e provvedere personalmente alla gestione dell’economia domestica. Nel tempo, di tale sistema, hanno spesso beneficiato non solo profughi e richiedenti asilo inseriti nei progetti Sprar, ma anche molti di loro che, al termine del programma, hanno deciso di rimanere a Riace per costruirsi una nuova vita.
«L’accoglienza e l’integrazione non possono essere a tempo determinato» ha sempre spiegato Mimmo Lucano, spiegando come tale sistema abbia permesso al paese di sopravvivere allo spopolamento. Quasi abbandonato dai suoi abitanti originari, Riace è rinato grazie all’accoglienza di profughi e richiedenti asilo. Ospitati nelle case del paese abbandonate dagli originari abitanti, grazie ai fondi per l’accoglienza i migranti hanno ridato vita a laboratori di ceramica e tessitura, bar, panetterie e persino la scuola elementare. È stato avviato un programma di raccolta differenziata con due asinelli che si inerpicano nei vicoli del centro, e il Comune ha assunto mediatori culturali che altrimenti avrebbero dovuto cercare lavoro altrove.
Divenuto un modello internazionale, il sistema Riace ha iniziato ad entrare in affanno quando il trasferimento dei fondi è stato bloccato. Per difendere la sua comunità, Lucano ha protestato, inviato missive alla prefettura, ai ministeri competenti e persino al Papa, e nell’agosto scorso ha iniziato persino uno sciopero della fame a staffetta con padre Zanotelli e la sua comunità. «Se non dovessero arrivare i fondi 165 rifugiati, tra cui 50 bambini, finirebbero per strada», spiegava Lucano, che ha sempre sostenuto come i progetti d’integrazione siano anche una fonte di economia per il territorio che, grazie alla presenza dei profughi, stava uscendo dall’isolamento. E accanto a Riace si era schierata una comunità larga di associazioni come Libera, comitati, intellettuali, giuristi, attori, ma soprattutto cittadini.
Negli ultimi tempi però c’è stato uno scontro con il ministero degli Interni, e con il ministro dell’Interno Matteo Salvini (che in giugno lo aveva definito “uno zero”), che per due anni ha bloccato i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza di Riace sulla base di problemi rilevati dalla prefettura nella rendicontazione dei finanziamenti stessi, e quindi all’uso dei fondi dello Stato: alcuni giornali, mesi fa, hanno parlato di spese non giustificate, di rimborsi non chiari e di affidamenti diretti del sindaco a enti gestori senza gara pubblica. Circa un anno fa contro Lucano era partita un’indagine della magistratura per «anomalie nel funzionamento del sistema», Lucano era stato iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa: in quell’occasione, la procura gli contestava il sistema dei bonus e delle borse lavoro, due strumenti con cui a Riace si utilizzavano in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo. Alla fine di agosto Lucano aveva detto che le varie mobilitazioni erano andate a buon fine: «Pare che qualcuno al ministero dell’Interno si sia reso conto che non solo devono ripristinare i finanziamenti, ma anche restituire i crediti pregressi. Da Roma ci hanno detto che la situazione si sta normalizzando, perché i rilievi sulla rendicontazione dei finanziamenti, fatti dalla prefettura, si sono rivelati infondati. Il processo è in itinere, ma a quanto pare dovranno restituirci anche i fondi che nel 2017 ci hanno negato». Dal ministero degli Interni però avevano fatto sapere che il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione stava semplicemente valutando le note trasmesse dal sindaco, e che era «un passaggio necessario, dopo l’accertamento di molte, gravi e diffuse criticità per spese che non risulterebbero ammissibili».
Per comunicare le caratteristiche e l’impegno umanitario di Lucano, Rai fiction aveva realizzato a Riace il film “Tutto il mondo è paese”, con Beppe Fiorello nei panni di Lucano. Il film sarebbe dovuto andare in onda lo scorso inverno ma i guai giudiziari di Lucano hanno impedito la messa in onda.

Le intercettazioni
Nell’ordinanza di custodia cautelare sono finite alcune intercettazioni da cui emergerebbe che Lucano si è adoperato in prima persona per organizzazione di matrimoni “di comodo”. Come quello tra una cittadina straniera alla quale era stato negato per tre volte il permesso di soggiorno. Di lei, Lucano parla con la sua compagna, inconsapevole di essere intercettato dalla Guardia di finanza: «Se ne deve andare, se ha avuto per tre volte il diniego… ecco perché non lo rinnovano più. Ti spiego, dal punto di vista dei documenti lei non può stare… mica dipende da… questo purtroppo, dico purtroppo perché io non sono d’accordo con questo decreto, come documenti lei non ha diritto di stare in Italia, se la vedono i Carabinieri la rinchiudono… perché non ha i documenti, non ha niente… da un punto di vista umano ovviamente le possibilità che ha a Riace di non avere problemi sono più alte, si confonde in mezzo a tutti, però lei i documenti difficilmente ce li avrà, perché ha fatto già tre volte la commissione, ecco perché  non rinnovano il permesso di soggiorno. Se lei va alla Questura di Siderno, se parla di documenti… io la carta d’identità gliela faccio… io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge, perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità… in più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili… la carta d’identità, tre fotografie, all’ufficio anagrafe, la iscriviamo subito».
Nelle intercettazioni non si parla mai di soldi, eppure la procura brandisce le parole di Mimmo Lucano, che non ha mai nascosto il suo essere un “disobbediente civile”, per dimostrare che Riace era quasi un covo di trafficanti di uomini.
È ancora Lucano a parlare con la sua compagna: «Allora, io fino ad ora la carta d’identità l’ho fatta così, li faccio immediatamente, perché sono responsabile dell’ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. L’impiegato che c’era prima è andato in pensione, sotto i 3.000 abitanti l’ho assunta io questa delega, quindi ho doppia valenza diciamo, sia come sindaco e soprattutto come responsabile dell’ufficio… Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge però non è che le serve molto che ha la carta d’identità. Allora guarda qua, non andare avanti, analizziamo la sua situazione sul piano giuridico. Oggi lei è una diniegata per tre volte, lei non può fare più una commissione, non è più una ricorrente, se è come dice lei che è stata diniegata per tre volte non c’è una quarta possibilità, lei ha solo la possibilità di ritornare in Nigeria. Però… fammi andare avanti… sai qual è secondo me l’unica strada percorribile, volendo spremere le meningi? Che lei si sposi, come ha fatto Stella… Stella si è sposata con Nazareno, io sono responsabile dell’ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente… con un cittadino italiano… guarda come funziona Daniela, se lei… però dobbiamo trovare un uomo che è libero come stato civile… divorziato si… se lei si sposa a noi deve portare soltanto come richiedente asilo… almeno io non sto là a guardare se i suoi documenti sono a posto, mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti perché ovviamente uno che è in fuga dalle guerre non ha documenti con sé e mi basta una sua dichiarazione, un atto notorio… dovremmo chiedere all’ambasciata ma mi basta un’autocertificazione dove mi dice che lei è libera. Quello che invece è italiano che si vuole sposare con lei deve portare i documenti che è libero per sposarsi. Se succede questo in un giorno li sposiamo. Poi dopo mi chiede al Comune il certificato di matrimonio… va alla questura di Siderno e chiede un permesso di soggiorno per motivi familiari perché si è sposata in Italia con cittadino italiano e non gli deve portare niente… solo il certificato di matrimonio… in quel modo, dopo che lei ha il permesso di soggiorno per motivi familiari, i tre dinieghi non hanno nessun valore, è subentrata un’altra situazione civile… non solo, dopo un po’ di tempo prende anche la cittadinanza italiana».

Le reazioni
Sono subito scoppiate le polemiche contro l’arresto di Lucano: «Cosa si contesta, il reato di umanità?» scrivono sui social attivisti e semplici cittadini calabresi, sorpresi dalla notizia dell’arresto del sindaco. E contro il provvedimento della procura di Locri si moltiplicano le iniziative di protesta: nel pomeriggio a Reggio Calabria è prevista un’assemblea, per decidere modalità e forme di mobilitazione. All’iniziativa, lanciata dalla sezione reggina di Potere al popolo, hanno già aderito diversi comitati che si occupano di assistenza migranti, le femministe e movimenti antimafia. Nel frattempo, per sabato prossimo, è stata organizzata una manifestazione a Riace a sostegno di Mimmo Lucano perché “Riace non si arresta”.
Saviano era già intervenuto a favore dell’impegno del sindaco nel progetto di accoglienza di Riace, che mette insieme l’obiettivo dell’integrazione e l’esigenza di salvare il paese dallo spopolamento: «il modello, sottolineava la rivista statunitense Fortune quando ha inserito il sindaco di Riace fra i 30 uomini più importanti del mondo, che ha messo contro Lucano la mafia e lo Stato, è stato studiato come possibile soluzione alla crisi dei rifugiati in Europa”.
In difesa del sindaco di Riace anche Beppe Fiorello che su Twitter scrive: «Mimmo Lucano, crederò in te più di prima. Qualcuno si porterà sulla coscienza la vita di un uomo straordinario, io lo so che Mimmo non sopporterà questa vergogna, ora cerco parole per difenderlo ma mi rendo conto che non va più difeso, va amato come lui ama il prossimo».
Nemmeno le reazioni politiche non tardano ad arrivare. Per primo il ministro dell’Interno Matteo Salvini che attacca, senza aspettare l’esito delle indagini: «Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati! Io vado avanti. #portichiusi #cuoriaperti».
Sulla stessa linea anche la leader di Fdi Giorgia Meloni, che twitta: «Vi ricordate quando Saviano diceva “Riace modello vincente” riferendosi alle politiche sull’accoglienza? Bene, ora potrà portare le arance al suo amico sindaco arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il vero modello vincente».
Il sottosegretario pentastellato al Viminale Carlo Sibilia coglie invece l’occasione per criticare le politiche sui migranti del Pd: «Oggi, dopo l’arresto del sindaco di Riace, sono più comprensibili le mie dichiarazioni rese in occasione della mia visita in Calabria il 6 agosto scorso. Il sistema dell’accoglienza targato Pd ha creato più indagati che integrati».

 

Emanuele Forlivesi