Storie dall'Italia

Raizes Teatro: da Palermo l’arte parla dei diritti umani al mondo

Alessandro Ienzi racconta il lavoro della compagnia siciliana che dal 2017 porta in scena storie di cronaca basate sulla loro privazione e violazione

Nel corso di una attesissima conferenza stampa, quando ormai il Paese è tornato in balìa della paura, domenica 25 ottobre il premier Conte ha annunciato le misure contenute nel testo del Dpcm valido fino al 24 novembre. Salvo un rapido aggravarsi della situazione, ormai quasi fuori controllo, e la decisione di un nuovo lockdown generale. Chiusi cinema, teatri, centri culturali, sociali e ricreativi. Una scelta che ha fatto discutere, generando una serie di polemiche da parte degli addetti ai lavori, che in questi mesi di riapertura avevano lavorato nel rispetto delle norme per rendere le sale posti sicuri. Un fatto confermato peraltro dall’indagine dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo: in 2782 spettacoli tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze ad evento, dal 15 giugno a inizio ottobre, è stato registrato un solo caso di contagio da Coronavirus segnalato alle Asl territoriali.

Mentre qualche giorno fa il ministro Franceschini, pur ribadendo la gravità della situazione e precisando che tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico, si impegnava a garantire una chiusura “più breve possibile”, i professionisti del settore sono ripiombati inevitabilmente nel baratro dell’incertezza sul futuro. Tra questi Alessandro Ienzi, avvocato del Foro di Palermo, regista, attore e fondatore di Raizes Teatro che dal 2017 si occupa di promuovere la tutela dei diritti umani attraverso l’arte, raccontando storie di cronaca contemporanea, con particolare attenzione alle cause di minori e minoranze.

La compagnia è oggi composta da dieci attori, alcuni dei quali immigranti di prima o seconda generazione, e può contare sul contributo di musicisti italiani e stranieri nonché su collaborazioni internazionali. Nel 2021 sarà impegnata addirittura con una rappresentazione negli Stati Uniti. E a curare la scrittura e la regia è proprio Ienzi, reduce dal successo del recente Raizes Festival allo Spasimo di Palermo, dove ha portato alcuni dei suoi spettacoli. Come La Bambinanza, promosso dall’Intergruppo per la tutela dell’infanzia del Parlamento Europeo e rappresentato all’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles in occasione del trentesimo anniversario della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo; oppure Andrea&Andrea, dove si affrontano le questioni della parità e della libertà di genere attraverso le voci di due adolescenti.

L’attore Patrick Andrade Mendes durante Raizes Festival allo Spasimo di Palermo (ph. Angelo Contorno)

Cosa pensi dei provvedimenti contenuti nel Dpcm?

Mi sembrano solo l’ennesima declinazione di un comportamento già esistente da parte delle istituzioni e della politica. Dal canto nostro siamo abituati a lavorare in totale emergenza, un’abitudine destinata però a non protrarsi a lungo, in quanto vogliamo formare una realtà radicata che possa andare in scena sempre. Sono infatti convinto che la cultura abbia la stessa importanza di sanità, istruzione, comunicazione. Se determinate strutture favoriscono la diffusione del virus, è giusto chiuderle momentaneamente. Tuttavia, prima di sospendere le attività culturali, sarebbe forse utile capire se è possibile farle convivere con la situazione generata dal Covid19. Perché una possibilità c’è, anzi più di una.

Quale è la tua proposta?

Prima di tutto ritengo sia necessario lavorare insieme alle istituzioni per ribadire un concetto: la cultura è fondamentale. Nel rispetto delle regole di distanziamento, misurando la temperatura all’ingresso, noi fino alla sera prima della notizia della chiusura della attività e dei centri culturali siamo riusciti a riempiere uno spazio di 99 posti con 95 persone, con età media tra i venti e i trent’anni. Questo dimostra che la gente vuole venire a teatro e che non è affatto vero che la cultura non è importante.

Quando hai deciso di fondare una tua compagnia?

Al termine del percorso di formazione presso la Scuola delle Arti e dei Mestieri del Teatro Biondo diretta da Emma Dante, dove mi sono diplomato in qualità di attore e regista. L’intento era dare vita a un nuovo soggetto, un operatore culturale con giovani interessati a lavorare con la cultura sul territorio, principalmente siciliano, seppur con l’idea di farsi conoscere a livello nazionale e internazionale. In questi tre anni posso dire di aver realizzato molti dei miei obiettivi iniziali, ma ovviamente il Coronavirus ha interrotto una parte del lavoro. Quello sulla distribuzione ad esempio.

L’avvocato, attore e regista Alessandro Ienzi, fondatore di Raizes Teatro

Da dove trai ispirazione per la realizzazione di uno spettacolo teatrale?

Gli spettacoli nascono da un’attenta ricerca e analisi di fatti di cronaca accaduti in India, Africa, Italia, Stati Uniti oltre che delle fonti giuridiche che disciplinano determinati fenomeni. Abbiamo raccontato la storia di due donne, due avvocatesse, private della loro libertà da parte di regimi che fondano la loro legittimazione sulla sospensione dei diritti civili e delle libertà individuali e collettive. Nello spettacolo L’ultima era abbiamo messo in scena, in location come il Tempio di Segesta e la Valle dei Tempi di Agrigento, uno studio sui disastri ambientali italiani e mondiali, dall’uccisione di Salvatore Gurreri a Chernobyl, supportando la raccolta firme per la petizione stopglobalwarming.eu proposta da Marco Cappato. Ma abbiamo anche riproposto la storia di Canino e Abele nello spettacolo Apocalisse dove i personaggi trovano nell’aggressione l’unico punto di contatto possibile, fino all’esplosione finale con una richiesta di pietà, comprensione, amore.

Hai mai incontrato difficoltà nella realizzazione dei tuoi lavori?

Tutti i lavori di Raizes Teatro sono autoprodotti, per cui siamo noi a curare ogni aspetto: dalla produzione all’allestimento, dai costumi alla sala prove. Stiamo tentando di creare una struttura imprenditoriale solida per garantire agli attori e agli altri membri della compagnia di lavorare in buone condizioni. Chiaramente sarebbe importante avere un appoggio maggiore da parte di alcuni enti, cosa che a volte non avviene costringendoci cercare la collaborazione di altre realtà culturali e istituzioni, in Italia e all’estero.

A chi fai riferimento?

Come ex allievo della scuola del Teatro Biondo, non ho più ricevuto alcuna proposta di lavoro da parte loro e la direzione attuale, nel corso dei nostri incontri, ha annunciato che non c’è attualmente spazio per la messa in scena degli spettacoli di Raizes. Oltre al continuo supporto dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, per Raizes Festival abbiamo invece ricevuto il sostegno dell’Assessorato alle culture del Comune di Palermo così come di Arpa Sicilia. La nostra speranza, insomma, è quella di vedere una cultura e una politica sempre più attente a quello che accade sul territorio, soprattutto quando quel qualcosa raggiunge un livello notevole.

L’accoglienza dei cittadini palermitani alle vostre iniziative?

Straordinaria. Prima della pandemia avevamo una media 400-500 spettatori a sera, in strutture private; invece, dopo la pandemia contavamo quasi un centinaio di persone a sera. Siamo stati i primi a realizzare un’iniziativa teatrale dopo il lockdown, a Villa Niscemi, registrando il tutto esaurito. Lo ribadisco, osservando le normative vigenti.

Uno scatto dello spettacolo “La bambinanza” all’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles (ph. Gianfranco Spatola)

Pensate già a qualche nuovo spettacolo?

Sto lavorando a due testi che erano già stati scritti e pronti per essere messi in scena a novembre. Affrontano casi che sono oggetto di processi attualmente in atto. Uno riguarda un episodio di femminicidio, l’altro di un giovane all’interno delle carceri palermitane. In entrambi è interessante osservare come la ricerca e il teatro possano incontrare la realtà odierna. Nel rispetto delle istituzioni, la cultura può intervenire orientando il cittadino. Spingendolo a porsi delle domande, a formulare una propria idea. Questa è stata la funzione del teatro, dalla tragedia greca alla Seconda Guerra Mondiale: invitare alla riflessione sui fatti contemporanei e conseguentemente alla formazione di una propria coscienza civile.

Intanto il pubblico potrà ascoltarvi in radio.

Sì con Raizes On Air dal 3 novembre. Ogni martedì e sabato, dalle 19 alle 19.30, saremo in diretta Facebook sulla pagina della compagnia. Al mio fianco ci sono Marina Mazzamuto e Patrick Andrade Mendes. Vogliamo realizzare una trasmissione online dedicata all’attualità e alla cronaca, concentrandoci ovviamente sulla questione dei diritti umani, senza rinunciare a momenti dedicate all’arte, alla musica o alla letteratura. Nel corso di ogni appuntamento avremo con noi una serie di ospiti.

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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