Quelli cattivi. Roma non vuole padroni, è questo il titolo del libro scritto da Antonio Del Greco e Massimo Lugli. Un romanzo forte, nel linguaggio, nelle scene narrate, nel dipinto di quell’entroterra che non ti immagini. Antonio Del Greco e Massimo Lugli hanno confezionato un noir che alza il velo sulla realtà criminale di Ostia.

Tra intrighi e sparatorie c’è anche un tessuto di vendetta che apre il romanzo. Un regolamento di conti di vecchia data, infatti, dà l’avvio a quella che sarà una vera e propria spartizione di Roma. Quelli cattivi non sono solo i malavitosi, ma c’è un mondo di mezzo che coinvolge poliziotti corrotti e giornalisti disposti a tutto pur di ottenere uno scoop.

Cosa c’entrano Omar Gentile, terrorista nero, e Pietro Salis, boss della criminalità romana? Del Greco e Lugli li fanno incontrare per un obiettivo in comune: una rapina in banca con un bottino di circa quaranta miliardi. Gli autori prendono spunto da un reale fatto di cronaca e, a cascata, costruiscono una narrazione fatta di ricatti, attentati e ascesa della malavita sul litorale romano.

“Er Cattivo”, il boss, così come altri personaggi prendono spunto dalla realtà. Le tre famiglie che, nel libro, dominano Ostia, ad esempio hanno i cognomi camuffati, ma neanche tanto per chi conosce le vicende locali. Un romanzo dalle tinte accese che mostra anche la faccia umana dei cattivi, come il rapporto con l’amore, con i figli, con l’ironia e scuote per le ombre che minacciano i presunti buoni. Anche loro incatenati alle vicende della malavita: i poliziotti corrotti per il bisogno di soldi e i giornalisti per la necessità degli scoop.

Omar, invece, è un personaggio inventato, dagli ideali neri che, però, pian piano si affievoliscono. Il suo obiettivo di interferire con la democrazia attraverso gli attentati lascia spazio all’amore per una donna pericolosa. In una mistione di reale e fantastico prendono vita, sotto la penna abile dei due scrittori, personaggi con soprannomi sempre evocativi, che si interfacciano in dialoghi veritieri.

Ostia viene descritta attraverso luoghi, le corse sulla Colombo per sfuggire ai posti di blocco, i bar più noti della città, i personaggi più in vista. Il linguaggio arricchito da dialoghi in dialetto romanesco assegna un valore gergale che rende vivace e veritiero il narrato. I colpi di scena non mancano e neanche l’azione e il pathos.

All’ultima pagina viene da chiedersi: ma quelli cattivi si sono presi Roma?

Elisabetta Valeri