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QUELLA MALEDETTA SEMIFINALE

Il racconto di Italia-Argentina ai mondiali del ’90. Una notte che a 25 anni di distanza in pochi riescono a dimenticare. E’ l’anti Italia-Germania 4-3. Comunque, una pagina di bel calcio.

Napoli, 1990. Il 3 luglio di 25 anni fa, la nostra Nazionale perse contro Diego Armando Maradona. Non perse contro l’Argentina, no. Ma contro Diego, che giocava in casa nella sua Napoli ma per la sua patria. Super stella di quel mondiale che si è svolto proprio in Italia. Quello delle Notti Magiche di Bennato e della Nannini. I napoletani non ci stanno e non meritano l’etichetta di aver tradito l’Italia per il Pibe de Oro, che ancora oggi è venerato da queste parti al pari di San Gennaro.

Chi non ricorda quel giorno? Io c’ero e lo ricordo benissimo. Come ricordo il tragitto della squadra di Azeglio Vicini fino a quella maledetta semifinale. Un team creato un po’ cosi, quasi a caso. Come a caso nasce un altro mito, italiano e palermitano doc, questa volta. E’ Totò Schillaci, l’indiscusso protagonista della maglia azzurra di quel mondiale, tanto da arrivare ad essere accostato al grande Pablito Rossi, che solo otto anni prima ci aveva fatto sognare. E la speranza in quelle notti romane c’era tutta. Lo avevamo in pugno quel mondiale. L’Italia ci aveva regalato emozioni, gol e patemi d’animo. Come contro l’America, dove vince a stento con un gol del “Principe”, Giuseppe Giannini. Oppure come quando con la vecchia Cecoslovacchia (la frammentazione dei paese dell’Est Europa era ormai già alle porte) il giovane Roberto Baggio incanta tutti con un gol fatto di dribbling e brividi. La voce di Bruno Pizzul ancora rimbomba: “E’ un pezzo da antologia calcistica”. E il suo timbro un po’ manca nelle telecronache di oggi. Dobbiamo aspettare la “Partita del Cuore” per rivivere certe emozioni.

La semifinale è a Napoli. Qui dove si ama Diego più di ogni altra cosa. I fischi all’inno sono l’antipasto di una serata da dimenticare. Poi, la partita. Si va in vantaggio con Schillaci. Fin qui il solito copione. Avevamo la finale in tasca. E’ durato 11 minuti. L’ “uomo ragno” – così era chiamato Walter Zenga- sbaglia grossolanamente l’uscita. Caniggia, altro prodotto del nostro campionato, è lì a un passo. Sigla l’1-1. Sappiamo tutti come è andata a finire. Sergio Goycochea,  che già aveva parato i rigori nei quarti di finale contro la Jugoslavia (solo qualche mese prima della guerra e delle lotte indipendentiste che portarono tanto sangue), parando i tiri dal dischetto di Donadoni e Serena, mise la parola fine al sogno italiano.

Di questa storia rimane tanta amarezza e la sensazione spezzata di aver toccato, almeno per un’estate, il cielo con un dito. Il cielo di quell’ “estate italiana”. Una storia fatta di nostalgie e rimpianti. Una storia di tanto calcio fa.

Italia’90 non fu solo un mondiale. Fu molto di più. Quasi un pezzo di storia contemporanea. Attraverso le prodezze di Milla abbiamo conosciuto l’Africa e il Camerun. Per l’ultima volta abbiamo visto scendere in campo Urss, Cecoslovacchia e Jugoslavia. Abbiamo visto trionfare la Germania che ha trovato nel successo della Coppa del Mondo una spinta all’unificazione, pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino. Italia ’90 ha rappresentato, in qualche modo, la fine della prima repubblica, tra scandali e appalti di stadi da rifare e forse ha rappresentato in qualche modo il decennio del nostro benessere. Forse di magico in quelle notti…c’era proprio questo.

 

Michele Belsito

 

Michele Belsito

Internauta con la passione dello sport. La sua cultura calcistica spazia dalla serie A ai campionati di promozione. Non perde un match in ambito europeo: segue Bundesliga, Premier League e Liga. Tanti idoli e un solo amore, quello per la sua squadra. Ma guai a svelare il nome... Scrive poesie e si definisce "l'ultimo dei Romantici".

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