17 Agosto 1995 una data che ogni tifoso rossonero non potrà MAI dimenticare. Con una conferenza stampa appositamente organizzata nella sede del Milan, in via Turati. Senza girarci troppo intorno disse: “La notizia che devo darvi è corta. Semplicemente ho deciso di smettere di fare il calciatore. Grazie a tutti quanti”. Zero ghirigori, dritto al punto come quando vedeva la porta.

Nessun infortunio, un processo senza colpevoli, se non il destino che si è voluto prendere gioco di uno dei centravanti più completi ed eleganti che si siano mai visti su un campo di calcio, negandogli la perfetta funzionalità degli attrezzi del mestiere per tutto l’arco della sua carriera: maledette caviglie ballerine, indebolite da un difetto congenito della cartilagine che ha rappresentato un mistero per i medici di tutto il mondo.

Quattro interventi chirurgici, il primo quando ancora giocava in Olanda. Tre mesi di stop all’inizio del 1987 e rientro trionfale con gol decisivo nella finale che regala la Coppa delle Coppe all’Ajax. Nell’estate di quell’anno il trasferimento al Milan, gioca 5 giornate di campionato (con gol all’esordio) e poi un altro stop. Di nuovo sotto i ferri, rientrerà 6 mesi dopo con il Milan in piena lotta-scudetto con il Napoli. Gioca altre 6 partite in tutto, con due gol: il gioiellino contro l’Empoli, al rientro, ma soprattutto quello decisivo nello scontro diretto al San Paolo, in cui i rossoneri conquistano di fatto lo scudetto imponendosi per 3-2.Nel giugno del 1993, il quarto intervento: seguiranno due anni trascorsi nel tentativo di tornare un giocatore di calcio. Ormai sfiduciato, Van Basten le prova tutte: terapie mirate, agopuntura, si rivolge persino a un mago. C’è anche un tifoso che si offre come donatore di cartilagine per il suo idolo. Nell’estate 1995 si aggrega di nuovo al gruppo per la preparazione: al Milan sono arrivati Roberto Baggio e Weah, sarebbe un tridente da sogno. Dopo una settimana di allenamento, però, il dolore è insostenibile. Vola in Belgio per un consulto dal dottor Martens, che gli illustra la situazione e gli consiglia di smettere.

18 Agosto 1995

Il giorno dopo,la conferenza d’addio, a Sansiro si giocava la famosa “COPPA BERLUSCONI” lui entrò jeans, camicia rosa e giacca di renna: scende sul prato così, e lo stadio si alza in piedi per lui.

FINISCE L’ERA DI UN CAMPIONE.

                                             

                                                                                                                      Emanuele Cheloni