Dossier

PUTIN PIGLIATUTTO

È legge. Putin potrà restare in carica fino al 2036. Il matrimonio riconosciuto sarà solo quello fra uomo e donna; la fede in Dio diventa fondamento basilare dello Stato; il ruolo del regime sovietico viene storicamente rivalutato ed esaltato, mentre la Russia viene conclamata come l’unica legittima erede dell’Urss rafforzando il suo ruolo nello scacchiere internazionale.

Queste e altre modifiche sostanziali sono previste dagli emendamenti alla Costituzione russa votati dai russi negli ultimi giorni. Il 2 luglio la Commissione Elettorale Centrale si è espressa sui risultati delle votazioni, annunciando una vittoria schiacciante dei sì: il 77,92% dei cittadini contro il 21,27% dei no.

Una percentuale decisamente più alta di quella riportata dai sondaggi svolti alla vigilia della consultazione popolare, che si attestavano tra il 60 e il 70% dei voti favorevoli. La realtà ha invece addirittura superato le aspettative del Cremlino, con un’affluenza, a livello nazionale, che è stata quasi del 65%.

Il periodo di votazione è stato prima posticipato, poi esteso ad una settimana e si è concluso soltanto mercoledì 1º luglio, per evitare assembramenti nei seggi elettorali e mantenere il distanziamento sociale secondo le norme antiCovid-19. La Russia, infatti, è attualmente il terzo paese più colpito dalla pandemia con oltre 650mila contagi e più di 9mila e 500 morti. Gli elettori hanno potuto votare in aree appositamente allestite, tramite i loro telefoni cellulari e online.

In tutte le regioni della Federazione, gli elettori hanno sostenuto la riforma che cambia radicalmente l’assetto della Costituzione attuale e che permetterà al presidente di ricandidarsi per altri due mandati (possibilità prima preclusa a causa del vincolo dei due mandati consecutivi e ora spazzata via). Questo significa che Putin potrebbe restare al potere fino al 2036, consolidando il suo potere sempre più assoluto.

LA DISTRIBUZIONE DEI VOTI

A prescindere dalle valutazioni politiche e dalla veridicità o meno dei risultati delle votazioni, un dato innegabile che emerge da questa consultazione popolare è l’entità dell’affluenza: per questa occasione, infatti, si sono recati alle urne più cittadini che nel 1993, quando fu indetto il precedente referendum costituzionale nel Paese.

Anche in questo caso la Cecenia si è rivelata una vera roccaforte per il consenso del presidente: il 97.92% dei votanti ha votato a favore. Dimitry Peskov, fedele portavoce di Putin, è stato comunque costretto a ricordare che “la presidenza a vita non è consentita dalla Costituzione”, né nella sua attuale versione né in quella precedente. Ma è chiaro a tutti ormai che Putin potrà governare ancora a lungo. Nel 2036 avrà ben 84 anni.

Anche nella Crimea, annessa alla Russia nel 2014, le percentuali hanno sfiorato o superato il 90% di approvazione.

Solo in un territorio del Paese sono prevalsi, in controtendenza, i no: è accaduto in Nenezia, regione nel nord-est del Paese, dove vivono i nenec, popolazione che parla lingue uraliche e che sfida il gelo della tundra siberiana con le loro slitte trainate da renne.

I PUNTI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

La novità di questa riforma riguarda quindi l’eliminazione del limite dei due mandati presidenziali consecutivi. Putin, che governa il Paese praticamente ininterrottamente dal 1999 (anno in cui Eltsin si dimise da presidente, nominando Putin come presidente ad interim fino allo svolgimento delle elezioni ufficiali all’inizio del 2000) con un’unica parentesi di interruzione tra il 2008 e il 2012, anni in cui è stato costretto a lasciare la presidenza, lasciando il suo posto al suo braccio destro, Dmitry Medvedev, mentre lui ricopriva la carica di primo ministro. Dal 2012 è tornato in carica fino ad oggi.

Gli emendamenti alla Costituzione riguardano però anche altri aspetti importanti della sfera civile e istituzionale del Paese.

Alcuni di questi aumentano di fatto i poteri del capo dello Stato, altri elevano a valore costituzionale il patriottismo e altri principi conservatori promessi da Putin negli ultimi vent’anni di governo. In quella che può essere definita la nuova Costituzione, infatti, il matrimonio viene definito come “un’unione tra un uomo e una donna”, ribadendo il divieto dei matrimoni gay in un Paese che da sempre non riconosce diritti fondamentali delle persone.

Nella legge fondamentale dello Stato si cita, inoltre, il valore della “fede in Dio” e si vieta di sminuire il contributo sovietico nella lotta al nazismo. Si ribadisce poi il diniego di cessione ad altri Paesi di parti del territorio russo: un segnale forte per sottolineare che il Cremlino non ha intenzione di restituire all’Ucraina la Crimea, annessa di fatto alla Russia dal 2014.

Infine, si dichiara che la Russia è l’erede dell’Urss in un preciso schema di esaltazione patriottica e nazionalistica della storia del Paese.

Segue poi una terza categoria di emendamenti che riguardano il benessere socio-economico e hanno funzionato da “specchietto per le allodole” per i cittadini: questi infatti introducono nella Costituzione l’indicizzazione delle pensioni e fissano un tetto minimo di sussistenza per gli stipendi, pari a 135 euro al mese.

Per quel che riguarda l’assetto istituzionale, il capo dello Stato potrà adesso imporre il proprio candidato premier anche senza bisogno di sciogliere la Duma nel caso in cui questa respinga tre volte la persona proposta dal presidente per guidare l’esecutivo. Il presidente potrà inoltre destituire i giudici della Corte costituzionale e della Corte suprema e “dirigere il lavoro generale del governo”, che viene così subordinato alla volontà del Cremlino. Gli ex presidenti diverranno invece senatori a vita ottenendo così l’immunità parlamentare.

Si rafforza anche il Consiglio di Stato, che finora ha avuto una funzione meramente consultiva e che ora diventa invece un organo di rilevanza costituzionale col potere di indicare “la direzione della politica interna e di quella estera e le priorità socio-economiche” del Paese. Non è escluso che sia proprio Putin in persona a presiedere questo istituto un giorno.

La Russia si dota inoltre di una specie di filtro per eliminare le sentenze dei tribunali internazionali con cui si trova in disaccordo: un emendamento prevede infatti che il diritto internazionale non venga applicato nel caso in cui la Corte Costituzionale lo reputi in contrasto con la legge russa.

LA VOCE INASCOLTATA DELLE OPPOSIZIONI

Nonostante il plebiscito a favore della riforma, non sono mancate le voci critiche e di opposizione. In particolare a Mosca e a San Pietroburgo. Sulla Piazza Rossa un gruppo di attivisti si è steso per terra disegnando coi propri corpi il numero “2036”, ovvero l’anno della potenziale fine del regime di Putin. Gli attivisti sono poi stati tutti fermati e bloccati dalle forze di polizia. Le opposizioni stanno facendo sentire la loro voce già dal primo giorno di votazioni: hanno denunciato il forte condizionamento e le pressioni subite dai votanti da parte delle autorità o delle grandi aziende controllate dallo Stato.

C’è chi, come l’ex blogger dissidente Alexei Navalny, ha parlato specificamente di brogli, soprattutto per quanto riguarda il voto online, svoltosi a Mosca e Nizhny Novgorod. “Falshivka” (una falsità), così Navalny ha definito le votazioni sui social network, accusando l’uomo che vuol diventare “il sovrano eterno della Russia” per comandare insieme “alla sua cerchia di amici”.

“Mai così tante persone ci hanno contattato perché messe sotto pressione per votare. Si tratta del voto più manipolato e meno trasparente della storia del Paese”, ha detto Gregory Mekonyants, capo dell’associazione non governativa Golos. E “golos” in russo vuol dire “voto”, ma anche “voce”, quella che a molti cittadini e oppositori è stata tolta o rubata.

Il Cremlino ha ovviamente definito queste dichiarazioni come “fake news oltre ogni limite”. In seguito si sono espresse anche la Commissione Elettorale Centrale e il ministero dell’Interno che hanno affermato, senza mezzi termini, che le violazioni non sono state tali da inficiare la validità del referendum.

Anche l’Europa ha espresso dubbi sulla trasparenza delle votazioni russe. Peter Stano, portavoce Ue, ha chiesto che il plebiscito di sì alle urne venga investigato: “Ci sono notizie e accuse di irregolarità durante il voto, anche di coercizioni, violazioni del segreto del voto, violenze della polizia contro i giornalisti”. Parole che, molto probabilmente, resteranno inascoltate, mentre nel Paese il numero dei contagiati (ufficiali e non) di Covid-19 continua a salire.

Alessandro Mancini

Direttore editoriale e fondatore di Artwave. Laureato in Letteratura e Linguistica italiana, appassionato di fotografia e di arte, inguaribile sognatore, ritardatario senza speranze. Cerco la bellezza nei dettagli.

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