Editoriali

PSICOSETTE

Psicosetta, un termine introdotto per la prima volta dalla Dott.ssa Margaret Singer (che ha insegnato presso varie università tra le quali quella di Berkley, California, San Francisco). Senza entrare nello specifico, con il termine psicosette si fa riferimento a tutte quelle sette che mirano allo sviluppo delle capacità mentali e spirituali (ma anche fisiche in certi casi) dell’uomo o, magari, che promettono il superamento di certi problemi relazionali o sociali attraverso pratiche esotiche e di dubbia provenienza.

Già nel 1988 questo fenomeno si fa talmente ampio che l’allora Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, dopo due anni di indagini, arriva a presentare un rapporto dettagliato nel quale vengono esposte le preoccupazioni a questo relative. Preoccupazioni che vanno dalla possibilità che i soggetti appartenenti a tali sette subiscano un lavaggio del cervello o che siano sottoposte a vari tipi di frode. Ma non solo. Tali sette, secondo il rapporto preso in questione, potrebbero portare i loro seguaci a compiere azioni immorali, attività illegali e, magari, arrivare a divenire un problema per la stessa sicurezza nazionale.

Un simile allarmismo forse è eccessivo, però, girovagando su goggle basta poco per imbattersi in molti casi di persone che hanno avuto a che fare con questo genere di realtà.

Le modalità di adescamento sembrano essere sempre le stesse: Love Bomb (letteralmente bomba d’amore) al nuovo ospite così da farlo sentire a casa, apprezzato e accolto benevolmente. Da qui si passa a portare l’apprendista o l’adepto (che dir si voglia), ad iniziare un certo tipo di pratiche che, oltre a concedere la prima chance di sviluppare nuove capacità mentali o raggiungere nuove mete spirituali, saranno propedeutiche al fine di poter praticare quelle più avanzate (e spesso anche più costose chiaramente). Una volta che la presenza del nuovo arrivato diviene costante, le pretese da parte del guru di turno o dei suoi accoliti si fanno più pressanti. Pretese che saranno supportate molto spesso da un credo sincretico, nient’affatto e spesso del tutto inventato. A poco a poco, comunque, la presenza nella vita della comunità deve divenire sempre più concreta e la vita al di fuori di essa deve divenire sempre di più “altro”. L’aspetto totalizzante della realtà settaria insomma si fa sempre più forte. Una forza che chiaramente non dev’essere scalfita da niente e nessuno, ed ecco che amici, parenti, fidanzata, moglie, marito, figli (ma in realtà qualsiasi altra forma di autorità) potrebbero iniziare a divenire un problema non da poco per la supremazia del guru. Insomma, via le altre forme di autorità. Pena? Venir cacciati dalla setta (che ormai dovrebbe aver già raggiungo una certa importanza per quello che fino a poco prima era il nuovo arrivato) e perdere la possibilità di sviluppare quelle fantastiche capacità salvifiche e benefiche. Frasi tipo “dovresti pregare di più per capire chi nella tua famiglia ti crea questi problemi”, “dovresti meditare di più”, “fatti meno domande e agisci” divengono la regola. A meno che non si riesca a scappare prima, arrivati a questo punto la dipendenza dalla setta diviene pressocché totale. L’ultima fonte di autità che resta è quindi il guru e i propri compagni nella setta. Il loro “rispetto”, il riconoscimento da parte del capo diviene tutto. Di fronte ad un eventuale contrasto con il venefico santone chiaramente non si potrà sperare nel dialogo. In tal caso le possibilità saranno due: l’allontanamento o le scuse di fronte a tutto il gruppo…

Ciò che stupisce non è tanto la pericolosità che tali sette potrebbero rappresentare per la società quanto, piuttosto, il grado di sofferenza che riescono a creare nel singolo individuo. Perché in realtà è questo il vero problema: cosa resta di una persona dopo una lunga esperienza in queste tristi realtà? In verità resta poco, tristezza e amarezza verrebbe da dire. In molti casi depressione; depressione che pare abbia portato a non pochi gesti sconsiderati. Non resta che stare in guardia da chi si pone come un guru, come un Avatar o un Mahatma…quelli veri probabilmente sono pochi e con ogni probabilità difficilmente li si potrà trovare a capo di una setta. La grandezza di questa gente credo che stia nell’umiltà, una macchina per l’ego come questo genere di gruppi non credo proprio sia adatta a loro.

Federico Molfese

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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