Storie dal Mondo

Prove di Guerra

Il più grande wargame del mondo al quale parteciperanno ben 27 nazioni. Dall’utilità di svolgere esercitazioni simili per stimolare la cooperazione e la collaborazione tra le forze militari di vari Paesi alla difficile situazione vissuta con la Cina

Roma- Australia, Brasile, Brunei, Canada, Cile, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Malesia, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Perù, Repubblica di Corea, Repubblica delle Filippine, Singapore, Cina, Tailandia, Regno di Tonga, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questi i Paesi che si accingono a partecipare al RimPac (Rim of the Pacific excercise, organizzata dalla Royal Navy e dalla US Navy), il più grande wargame del mondo organizzato ogni due anni e che per la prima volta coinvolgerà anche le forze militari brasiliane, danesi, tedesche e (a quanto sembra) italiane.

Il RimPac di quest’anno, il venticinquesimo dal 1971 ed il primo ad essere guidato da una donna (il viceammiraglio Nora Tyson della Marina americana), coinvolgerà quindi 27 nazioni e vedrà la presenza di 45 imbarcazioni, 5 sottomarini, più di 200 aerei e circa 25.000 uomini. L’oceano Pacifico (dal quale appunto prende il nome l’esercitazione) e, per l’esattezza, le Hawaii ed il sud della California, sarà il luogo dove avverranno le operazioni previste a partire dal 26 giugno al 4 agosto.

«Il RimPac permette un’opportunità unica di addestramento che aiuta i partecipanti a favorire e sostenere relazioni cooperative che sono fondamentali per assicurare la sicurezza delle rotte marittime e degli oceani del mondo». Queste le parole con le quali il RimPac viene descritto nel sito ufficiale dell’USPACOM (U.S. Pacific Command) e, se da un lato non si può che sperare che tale esercitazione effettivamente si svolga con questo spirito, dall’altro, non mancano le preoccupazioni, o meglio, le perplessità.

Difatti, non è solo l’elevato numero di nazioni coinvolte o l’ampiezza dell’esercitazione in sé a stupire, ciò che colpisce, piuttosto, è la partecipazione della Cina. Risulta quantomeno particolare la situazione che fa da sfondo a questo evento, ovvero, il difficile momento che Cina, Filippine e Stati Uniti stanno vivendo in relazione alla questione del Mar cinese meridionale e il contenzioso relativo alla sovranità su questo. Da un lato, ciò a cui si assiste è una Cina che punta i piedi e che, nel suo rivendicare ben l’80 percento del Mare cinese meridionale e nel costruire isole artificiali, “non teme di affrontare problemi”, come ha sostenuto l’ammiraglio Sun Jianguo (vice Capo di Stato Maggiore generale dell’esercito di liberazione del popolo cinese) in un summit sulla sicurezza organizzato a Singapore. Dall’altro, le Filippine, in difficoltà, invano (in quanto la Cina non ha intenzione di desistere dalle sue posizioni) si rivolgono alla Corte permanente arbitrale dell’Aia sostenendo che siano state violate le norme della Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos). Gli Stati Uniti, dal canto loro, non accettando che la Cina continui con i suo atteggiamento provocatorio, aumentano la loro presenza militare in Asia (questa volta non per gioco) soprattutto in funzione anti-cinese (in tal senso si pensi anche ai problemi tra Cina e Giappone in relazione alle Isole Senkaku).

Tra giochi di guerra e la possibilità di una guerra vera e propria ce ne passa, soprattutto se a sfidarsi sono due giganti, ciononostante non stupisce che la partecipazione della Cina stia creando non poche perplessità anche se l’ammiraglio John Richardson, il 20 giugno, ha ribadito che le porte per la partecipazione della Cina sono ancora aperte.

 

                                                                                                                                    Federico Molfese

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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