Dossier

PRESENTAZIONE “LA VALLE CAUDINA NEL MEDIOEVO” DI ANIELLO TROIANO

Parla lo storico caudino Aniello Troiano: “Lo ius primae noctis e la cintura di castità? Assurdi falsi storici”. Un lavoro di ricerca tramutatosi in un interessante saggio sulla Valle Caudina durante il Medioevo diventa l’occasione per smontare i luoghi comuni e gli insensati stereotipi su un periodo storico troppo spesso ingiustamente sottovalutato.

A fare da sfondo alla presentazione del libro di Aniello Troiano sono la suggestiva Torre di Montesarchio e il retrostante Castello, le cui prime fondazioni risalgono all’età longobarda: nessuna location potrebbe rivelarsi migliore per la prima esposizione pubblica di un libro il cui tema centrale è la ricostruzione storica degli eventi salienti della Valle Caudina nel Medioevo. 

Il pubblico ha affrontato la pioggia, il freddo e il buio della notte pur di assistere alla presentazione del libro “La Valle Caudina nel Medioevo” di Aniello Troiano. In foto: la Torre di Montesarchio vista dal Castello, location della presentazione del saggio.

Ma che cos’è la Valle Caudina? Nient’altro che il territorio geografico compreso tra la catena montuosa del Partenio e il monte Taburno, che forma appunto una valle. In epoca preromana, questa era la zona abitata dai Caudini (la cui capitale era appunto Caudium, divenuta poi Montesarchio) una delle tante sottotribù dei Sanniti, quel popolo che diede parecchio filo da torcere alla Repubblica Romana tra il IV e il III secolo a.C.  Ma gli eventi che analizza lo storico Aniello Troiano non hanno niente a che fare con Sanniti, Romani o Caudini: gli eventi narrati nel suo saggio risalgono a diversi secoli dopo, quando della Repubblica e dell’Impero di Roma non rimane che un fuggevole e lontano ricordo, e la penisola italiana diventa crocevia di numerosi popoli provenienti da tutta l’Europa.

La presentazione del libro è accompagnata da una pioggia fitta e insistente e da banchi di nebbia che avvolgono con le loro tetre nubi le cime del Taburno e il meraviglioso panorama che si può osservare dalla Torre di Montesarchio. Ma le condizioni climatiche sfavorevoli non hanno impedito al pubblico di raggiungere il Museo Archeologico del Sannio Caudino e di prendere parte alla presentazione del libro di un valente autore che tanto ha raccontato ma che ancora molto ha da narrare nel corso della sua brillante carriera da storico. 
Una volta che tutti i presenti hanno preso posto in sala, la presentazione viene introdotta dalla giovane assessora Ilaria Caturano, la quale porta ad Aniello e al pubblico i saluti del sindaco Franco Damiano e di tutta la giunta del comune di Montesarchio, e ribadisce brevemente  l’importanza di dare spazio e promuovere i giovani interessati a valorizzare la storia e la cultura del territorio. 

L’assessora di Montesarchio delegata agli eventi di sport e spettacolo Ilaria Caturano introduce la presentazione.

A vestire le vesti del moderatore ci pensa il giornalista Cristiano Vella, il quale, dopo aver espresso la sua gratitudine ad Aniello per averlo voluto al suo fianco in questa presentazione, lascia subito la parola al dott. Ferdinando Creta, neo direttore del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino. Il direttore, già Segretario Amministrativo della Reggia di Caserta, dopo essersi presentato introduce il suo lungo ma interessante discorso ribadendo come la presentazione del libro di Aniello faccia parte di una rassegna di eventi culturali volti a valorizzare e a mettere in risalto la bellissima cornice del Castello e della Torre di Montesarchio. Una volta spostato il focus sul libro di Aniello, il dott. Creta sottolinea i punti di forza del saggio: la serietà, l’accuratezza scientifica e la chiarezza espressiva espositiva sono solo tre dei grandi vantaggi facilmente riscontrabili nel testo dell’autore. Troiano sa essere un valente storico, continua Creta, perché sa riconoscere con disinvoltura un fatto storico da un evento non degno di rilevanza scientifica, e si mostra capace di padroneggiare la storia, “senza nè troppo amarla, ma senza mai cercare di liberarsi di essa“. Continuando a elogiare l’opera di Aniello, il direttore gli riconosce il pregevole merito di essere stato in grado di ricostruire la storia della Valle Caudina in un periodo a cui spesso gli storici si avvicinano con molta timidezza e titubanza, e lo fa essendo al contempo in grado di aprire al giudizio: citando il filosofo Benedetto Croce, Aniello sa “guardare al passato con gli occhi del presente”. A riprova di questa affermazione, sfogliando il libro e leggendo alcuni brevissimi passi, il dott. Creta fa notare che ogni volta che l’autore esprime un giudizio, lo enuncia sempre con delicatezza, ammettendo se necessario i suoi limiti e soprattutto senza mai mostrare presunzione. Quella di Aniello Troiano è dunque una scrittura aerea, leggera e comunicativa, coinvolgente, che si fa facilmente comprendere e si sposa a un’analisi attenta, rispettosa (lo stesso Creta specifica che tale aggettivo non è affatto casuale!) costruita su criteri scientificamente verificabili.
Per quanto concerne gli aspetti storici, sociali e culturali del territorio caudino, il grande merito di Aniello Troiano è quello di essere stato in grado di evidenziare i difficili rapporti tra la Valle Caudina e Benevento, due territori differenti con due storie differenti, ma quasi legate da un unico fil rouge che le tiene unite. Il Medioevo è infatti il periodo in cui queste differenze tra questi due territori risaltano maggiormente. Un esempio può essere fornito dall’importanza strategica di cui godeva la Valle Caudina nel Medioevo e nei secoli immediatamente successivi.

Una volta concluso l’intervento del dott. Creta tra il plauso dei presenti, non resta che all’autore prendere la parola. Aniello, vincolato dalla bonaria e simpatica minaccia del direttor Creta di “non parlare del libro” per non rovinare la lettura al pubblico, preferisce spiegare le motivazioni e le finalità del testo, tra cui l’intento di sfatare alcuni miti duri a morire ma storicamente infondati: fonti alla mano, lo storico caudino dimostra ad esempio che la popolazione di ceto medio-basso che abitava la Valle Caudina nel Medioevo era totalmente diversa da quella che viene mostrata in serie televisive o fiction di dubbio gusto. La “plebe” non era affatto ignorante, remissiva e sottomessa ai poteri forti, come si potrebbe immaginare, ma anzi spesso fomentava rivolte e guerre intestine contro il clero o l’aristocrazia locale.
Ma questa è solo una delle numerose false leggende che circolano sul Medioevo, epoca sempre vista dai più come un’età di imbarbarimento e degrado e mai come epoca di innovazione e trasformazione. Altri esempi di questi banali stereotipi sono, continua Troiano, la cintura di castità e il cosiddetto Ius Primae Noctis: quest’ultimo, ribadisce con seria fermezza ma anche con un pizzico di ironia, non era (come si è invece tramandato) una legge che concedeva al signore locale il diritto di poter giacere e copulare con ogni donna fresca di nozze, ma non era nient’altro che una semplicissima tassa sulle nozze che ogni coppia pagava al signore feudale. 
E se nella visione comune la donna nel Medioevo viene immaginata come una sguattera senza diritti e senza privilegi, Aniello Troiano dimostra che invece la donna caudina medievale vantava un ruolo spaventosamente migliore rispetto alle donne d’età greca e romana. Per avvalorare quest’affermazione, Troiano legge un brano (non presente nel suo libro) tratto dall’Origo Gentis Langobardorum, in cui viene spiegato che, all’origine del demonimo “Longobardi” (popolo che si stabilì nella Valle Caudina), ci sarebbe una leggenda che vede protagoniste svariate figure femminili:

“C’è un’isola nelle regioni del Nord che è chiamata Scadanan abitata da molti popoli. Tra questi c’era il piccolo popolo dei Winnili. Con loro vi era una donna il cui nome era Gambara che ebbe due figli. Ybor era il nome di uno e Agio il nome dell’altro. Assieme alla madre Gambara i due fratelli regnarono sui Winnili. Allora i capi dei Vandali, che si chiamavano Ambri ed Assi, si mossero con i loro eserciti e dissero ai Winnili “O ci pagate un tributo o vi dovete preparare alla guerra per combattere con noi. Allora Ybor e Agio assieme alla madre Gambara risposero “Meglio prepararci alla battaglia che pagare tributi ai Vandali”. Allora Ambri e Assi, che erano i capi dei Vandali, chiesero a Godano (cioè Wotan, Odino) di dargli la vittoria sui Winnili. La risposta di Godan fu “A quelli che vedrò prima all’alba darò la vittoria”. Allora Gambara con i suoi due figli supplicarono Frea, cioè Freya, moglie di Godan di intercedere per i Winnili. Così Frea consigliò ai Winnili di arrivare all’alba assieme alle loro donne, con i capelli raccolti attorno al viso come se fossero delle barbe. Quando cominciò a far chiaro, mentre il sole stava sorgendo, Frea la moglie di Godan, girò attorno al letto dove stava dormendo il marito, gli volse la testa verso oriente e lo svegliò. E disse “Chi sono queste barbe lunghe?” E Frea disse a Godan “Ora che gli hai dato il nome dagli anche la vittoria”. E gli dette la vittoria, tant’è vero che si vendicarono. Da quel momento i Winnili si chiamarono Longobardi.

Unico assaggio fugace del saggio che Aniello concede al pubblico in sala è relativo al luogo di fronte al quale si tiene la presentazione: la Torre di Montesarchio. Stando alle sue ricerche, Aniello riporta che il Chronicon Sanctae Sophiae attesta un’autorizzazione a fortificare Montesarchio con mura e castello (la cosiddetta “concessione ad incastellandum“) risalente al 938 d.C. Durante il suo intervento l’autore Aniello Troiano ribadisce più volte, con la tipica onestà intellettuale che contraddistingue uno storico preciso e professionale del suo calibro, che non bisogna guardare e pensare al Medioevo come periodo di buio e imbarbarimento, ma come epoca di notevole sviluppo che ha gettato le basi per quel progresso a cui si sarebbe assistito nei secoli a venire.

Ma dal momento che il Medioevo è stato un periodo importante, interviene a questo punto Vella, come è possibile che i comuni della Valle Caudina conservano simbologie legate al mondo classico? Ad esempio, perché Montesarchio è così smodatamente legata alla figura di Ercole?

A questo quesito, Aniello risponde con una rapida ma efficace analisi storica. Se è vero che questi culti o fenomeni culturali e religiosi erano presenti nel Sannio Caudino in età romana, magnogreca o italica, è anche vero che di essi se ne erano perse le tracce nel Medioevo, e furono riscoperti solo durante il periodo del pieno fervore neoclassico e romantico-risorgimentale. Ma molte volte queste iperesaltazioni classiciste non sono che il frutto di congetture strampalate di questi studiosi, che ad esempio strumentalizzano l’antico culto di Eracle nel Sannio Caudino (archeologicamente ed epigraficamente riscontrabile) per collegare un’improbabile etimologia del toponimo “Montesarchio” a “Mons Herculis”, appunto Monte di Ercole. 

Da sinistra verso destra: Dott. Ferdinando Creta (Direttore del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino), il giornalista Cristiano Vella e lo storico e autore del libro Aniello Troiano.

Agli interventi di Creta e Troiano, come d’uopo in ogni presentazione di una nuova uscita editoriale, è seguita la vendita delle copie del libro (che il pubblico, deliziato dalla presentazione, ha acquistato con immenso piacere) con la tradizionale dedica dell’autore. 

Ma queste che ho riportato sono solo alcune delle tante meraviglie sul Medioevo e sulla storia della Valle Caudina che potete leggere nel libro di Aniello Troiano “La Valle Caudina nel Medioevo” (edito da Homo Scrivens).

                                                                        Michele Porcaro

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Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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