Ieri a Venezia la scrittrice ha raccolto 167 voti, più della metà dei 300 totali. Il romanzo si ispira alla storia di Margot Wölk, una tedesca che a 96 anni ha rivelato di essere una delle cavie incaricate di mangiare il cibo preparato per Hitler prima di lui, per proteggerlo.

 

VENEZIA – Il premio Campiello 2018 è andato a Rosella Postorino, autrice di “Le assaggiatrici”, edito da Feltrinelli. Con una vittoria nettissima: 167 voti sui 278 arrivati dalla giuria popolare composta da 300 Lettori anonimi. Al secondo posto Francesco Targhetta con “Le vite potenziali” (Mondadori) con 42 voti, che nel suo esordio in prosa dopo la produzione in versi racconta la storia di tre uomini molto diversi che lavorano in un’azienda informatica alla periferia di Marghera. Al terzo con 29 voti Helena Janeczek con “La ragazza con la Leica” (Guanda), con cui la scrittrice tedesca naturalizzata italiana ha vinto l’ultimo premio Strega. Al quarto con 25 voti Ermanno Cavazzoni con il romanzo fiume “La galassia dei dementi” (La nave di Teseo), ambientato nell’anno seimila dopo una devastazione e un’invasione di alieni. In ultima posizione Davide Orecchio con “Mio padre la rivoluzione” (Minimum Fax), con 15 voti, una raccolta di 12 racconti sui personaggi famosi e non della Rivoluzione russa.
La premiazione si è inscenata ieri con una serata finale ricca di suspense al teatro La Fenice di Venezia, con i pronostici che fin dall’inizio davano favorite le due scrittrici, Helena Janeczeck e Rosella Postorino, con i loro romanzi entrambi best seller, già ai primi post delle classifiche di vendita da mesi. La cinquina dei finalisti era stata scelta in giugno dalla giuria dei Letterati guidata da Carlo Nordio. E sabato sera sono stati i 300 lettori anonimi a decidere il vincitore, con la conduzione della serata affidata a Mia Ceran ed Enrico Bertolino. La giuria, anonima e rappresentativa della popolazione generale, era composta quest’anno da 52,2% donne e 47,8% maschi: 21 casalinghe, 41 imprenditori, 97 lavoratori dipendenti, 86 liberi professionisti e rappresentanti istituzionali, 30 pensionati, 25 studenti. Cinque testimonial d’eccezione hanno tenuto a battesimo e promosso i cinque scrittori finalisti del concorso letterario nazionale: per Postorino c’era Gad Lerner, che ha detto: «Che cosa c’entra una giovane donna calabrese con la Germania del 1943? Ho iniziato questo libro con diffidenza e poi l’ho divorato»; Vittorio Sgarbi è stato il padrino di Ermanno Cavazzoni, Corrado Augias di Elena Janeczek, Davide Riondino per Davide Orecchio e infine Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle, per Francesco Targhetta. Il premio è andato in onda in diretta tivù su Rai5 e in mondo visione attraverso Rai Italia. Prima della proclamazione, un lungo applauso ha omaggiato il ricordo dell’editore Cesare De Michelis.
Protagonisti assoluti sono stati ovviamente gli scrittori, a cui è stata dedicata l’intera cerimonia; mille gli invitati alla Fenice: industriali, personalità della cultura, della scienza e della politica, oltre ad artisti ed editori. Tra i nomi di spicco in sala, il presidente di Confindustria nazionale Vincenzo Bocca, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro della Cultura Alberto Bonisoli, Emma Marcegaglia, Matteo Marzotto, Giancarlo Leone.
Durante la serata sono stati premiati anche: Valerio Valentini, vincitore del Campiello Opera Prima con “Gli 80 di Campo Rammaglia” (Laterza), racconto di una piccola comunità abruzzese restia al cambiamento e che invece si trova ad affrontare il terremoto; Marta Morazzoni vincitrice del premio alla carriera ed Elettra Solignani, di Verona, trionfatrice del Campiello Giovani riservato ai ragazzi tra i 15 e i 22 anni, vero talento della scrittura con i suoi 18 anni, con il racconto “Con i mattoni”, in cui narra l’inizio di una dieta e poi la discesa agli inferi dell’anoressia.
Mercoledi a Pordenonelegge, nel Convento di San Francesco (ore 21), il vincitore del Campiello sarà festeggiato nella serata condotta dal direttore artistico di pordenonelegge Gian Mario Villalta, affiancato da Matteo Zoppas, presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto e da Carlo Nordio, presidente della Giuria dei Letterati. E giovedi 20 sempre nel Convento di San Francesco ci saranno tutti i finalisti del Premio Campiello Giovani 2018: Alma Di Bello, Vincenzo Grasso, Alessio Gregori, Lorenzo Nardean e Elettra Solignani. Il Premio Campiello, istituito nel 1962 dagli industriali del Veneto, viene promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello, formata dalla associazioni di industriali del Veneto e dalla Federazione regionale.

Il romanzo “Le assaggiatrici” e la felicità dell’autrice
Il libro vincitrice del Campiello 2018 è liberamente ispirato alla storia vera di Margot Wolk, che a 96 anni aveva raccontato di essere stata assaggiatrice di Hitler nella caserma di Karusendorf. E il romanzo di Postorino ci mette di fronte a un aspetto poco conosciuto e approfondito del nazismo, soprattutto ci fa riflettere su fino a che punto sia lecito spingersi per sopravvivere e sull’ambiguità delle pulsioni umane. Temi che sono stati al centro di un botta e risposta con un giornalista, durante la conferenza stampa a Palazzo Correr.
Originaria di Reggio Calabria e cresciuta in Liguria, la Postorino, che vive da 17 anni a Roma, ha espresso a caldo tutta la sua gioia e gratitudine per la vittoria: «Sono felicissima. Voglio ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicino mentre scrivevo questo libro. Grazie al Campiello che mi ha fatto fare un’esperienza bellissima, Rivediamoci». «La domanda che mi sono posta quando ho iniziato a scrivere è stata: a quali compromessi siamo disposti a scendere pur di sopravvivere?» ha raccontato infine la scrittrice ed editor quarantenne.
Il romanzo tuttavia non convince sotto vari aspetti, a cominciare dalla verosimiglianza storica della vicenda narrata fino al registro utilizzato, con le SS che usano espressioni come ”tranquilla!” e le assaggiatrici che esclamano: “Ma dai!”. Starà alla sensibilità e al carattere personali di ogni lettore aggiungere nuovi giudizi e suggestioni riguardo al libro Campiello 2018. Buona lettura.

 

Emanuele Forlivesi