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Poke Bowl, le Hawaii in una ciotola

Vediamo insieme le sue origini e soprattutto se quello che ci servono a tavola può essere o meno considerato tale.

Il Poke bowl, secondo quanto ci hanno detto e servito in questi ultimi anni, è una ricetta che prevede pesce tagliato in maniera trasversale (poke, pronuncia poh-kay), condito con sale marino, alghe marine e noci kukui. Il tutto accompagnato da riso e altri ingredienti da colori sgargianti che vanno, insieme al pesce, a riempiere questa enorme ciotola. Difatti, questo piatto ha subito molte influenze con il passare del tempo.

Le sue origini risalgono al 400 d.C., quando i polinesiani , attraverso il Pacifico, arrivarono fino all’Hawaii. Inizialmente il poke, altro non era che pesce crudo tagliato a cubetti e marinato, uno spuntino dei pescatori insomma.  Con il tempo, tra gli ingredienti e i condimenti del poke, andarono aggiungendosi anche quelli tradizionali dell’oriente come la salsa di soia, le alghe marine, uova di pesce e tanti altri, questo grazie alle emigrazioni dal Giappone verso l’Arcipelago.

Il poke nasce, in realtà, come piatto semplice, uno stuzzichino di pesce per riempire la pancia e nulla di più. Ma la cucina, si sa, stupisce sempre. Il poke altro non era ed è (secondo ricetta originale) che pesce marinato, accompagnato da verdure fermentate con spezie, kimchi, e nulla di più. Eppure, è diventato un piatto di fama mondiale, molto più ricco e divertente di prima.

 

Si, perché è negli anni ’70, secondo Rachel Lanudan (storica culinaria), che nasce Poke Bowl che conosciamo nelle Hawaii. Prima gli Stati Uniti continentali nel 2012, dove i ristoranti casual hanno sempre spiccato, poi l’Europa nel 2017.

Dove questo piatto si è fermato ha raccolto e assorbito ingredienti nuovi, culture nuove. Una delle caratteristiche di questo piatto che lo rendono unico, è il prestarsi con facilità ad accogliere al meglio ingredienti come dolce e salato, frutta e verdura. Tutto inserito in un piatto di pesce marinato e riso.

Tra gli ingredienti più diffusi troviamo mango, ananas, pesce come tonno, salmone o polpo, funghi, alghe, coriandolo e qualunque altra cosa possa effettivamente starci bene. Troviamo molte salse orientali come la teriyaki e la soia dal Giappone.

Ogni Paese ha saputo sfruttare le proprie risorse per dare al Poke Bowl il proprio tocco di sapori, andando a aprire ancora di più i confini della cucina e delle tradizioni.

 

 

 

 

Francesco Caruso

Mi chiamo Francesco Caruso, ho 24 anni e sono nato ad Ostia Lido (RM) il 1 dicembre 1995. Sono prossimo alla laurea in Scienze della comunicazione presso l'università Roma Tre, per dare le basi a quello che spero sarà il mio futuro nel mondo del giornalismo e critica nel campo enogastronomico. La mia passione nasce semplicemente dal mangiare e dalle emozioni che questo suscita mentre si è a tavola. Sono un grande estimatore della semplicità e grande amante dei piatti poveri (in realtà i più nobili che esistano). Nel 2014 ho frequentato un corso di alta cucina presso l'Italian Genius Academy di Roma. Qui, però, ho capito che il mio posto non è ai fornelli, ma fuori dalla cucina, dando voce a quelle che sono le storie che la riguardano, i piatti e chi al suo interno crea e vive gran parte del suo tempo. Al di fuori dello studio sono un catechista, frequento un corso di salsa, canto in un coro giovanile, suono il basso e amo la musica. Ho scritto alcuni articoli per il Metis Magazine, un mensile online lucano, e da settembre 2019 ho iniziato una collaborazione con il Kim International Magazine

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