Il nuovo libro del giovane poeta marchigiano s’intitola Periodo di transizione ed è un interessante viaggio alla ricerca del sé, tra incertezze, oscurità ma anche speranza

Roma – Chiedo a Fabio Strinati, poeta marchigiano, classe 1983, di parlarmi del suo nuovo libro, la raccolta di poesie Periodo di transizione. Gli domando della nascita del progetto e di questi testi che a una prima lettura mi lasciano affascinata sì, eppure inquieta. Quasi dubbiosa, senza apparente rimedio. Capirò in seguito che è probabilmente questo il senso ultimo di quelle parole, che si lasciano tuttavia divorare in pochi minuti. L’inquietudine che segue la scelta di mettersi in gioco, alla ricerca del proprio sé, lasciando per un attimo da parte ogni sicurezza, il conosciuto, ciò che più ci rassicura.

“Il progetto è ben impresso nel titolo del libro: Periodo di transizione”, mi racconta Strinati, la cui prima opera Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo risale all’ottobre di tre anni fa, ed è stata poi interpretata da Maria Rosaria Omaggio in uno spettacolo presso il Teatro Lo Spazio di Roma. “Sentivo forte il bisogno di esprimermi attraverso una poesia più aperta, più chiara e lineare. Ogni verso mi rispecchia nel profondo e il fatto di aver scelto la Romania per dare voce e corpo a queste liriche mi fa sentire libero come l’aria tra alberi di montagna”, continua raccontandomi successivamente del rapporto con la poesia.

Si tratta di un legame “profondo” che lo porta costantemente ad “ascoltare il suono delle parole” immergendosi nel loro significato, poiché solo così è possibile capirne le sfumature più nascoste. Quindi, non perdere mai di vista quella che per il poeta, scrittore, aforistapianista e compositore originario di San Severino Marche si configura come una “fonte inesauribile di ricchezza spirituale”.

Scorrendo Periodo di transizione, come anticipato, la sensazione è quella di dover immergersi in un breve ma intenso percorso tra gli stretti e a volte oscuri sentieri dell’animo umano. E tra i testi è uno a colpirmi in particolare, quasi trasferisse su carta frammenti di vissuto, ricordi. Forse perché chiunque deciderà di leggere la raccolta non potrà non riconoscere in quelle lettere un pezzo della propria storia e del proprio quotidiano. 

Il titolo, dunque, è Dentro la mia anima e la sua fine anticipa la speranza di cui a volte, pur sentendone il bisogno, lasciamo smarrire tra le vie di quella che Strinati definisce “terra affaticata”. Del resto solo non perdendo, coraggiosamente, la speranza è possibile proiettarsi verso il futuro, e la vita in definitiva. Prima però, tocca appunto intraprendere quel viaggio, alla scoperta di ciò che di luminoso e, soprattutto, di nero alberga in noi. 

“A quale poeta si sente maggiormente vicino?”, gli chiedo. “Più che vicino, mi piace pensare ai grandi poeti come a dei profondi pozzi da cui attingere fertile saggezza poetica e linfa immortale, per dare così vita a slanci di parole e pensieri infiniti. Se proprio devo fare un nome, dico Benito Galilea”, conclude Strinati che ha in uscita anche un altro libro dal titolo Aforismi scelti Vol.2, che pubblicherà con la casa editrice Il Foglio Letterario, con la prefazione di Michela Zanarella (che ha firmato pure quella di Periodo di transizione) e la copertina originale di Mauro Mazziero. Ed anche questo, mi confida alla fine della nostra chiacchierata, “sarà un libro pieno zeppo di pensieri lasciati liberi di scorrazzare un po’ qua e un po’ là, così, tanto per dare libero sfogo alla ribellione dell’anima”. Una ribellione quasi necessaria.

 

Simona Cappuccio