Dopo aver aperto il ciclo di lezioni “Prepararsi al futuro” a Tor Vergata si racconta a 360° gradi: «alla politica interessa distribuire la ricchezza per prendere voti, oggi con Di Maio ma anche in passato. Il debito pubblico? È terribile».

 

Venerdì 5 ottobre, nell’auditorium della facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Tor Vergata, si è aperto il ciclo di lezioni “Prepararsi al futuro” ideato da Piero Angela, rivolto a 400 studenti meritevoli selezionati tra gli studenti di università e licei dell’area romana. Con l’intento di offrire un percorso formativo di alto spessore, oltre le attività didattiche ordinarie, per trasmettere nuovi saperi e stimolare la curiosità. Per prepararsi ad affrontare un futuro complesso, per capire cosa non facciamo, come paese, per adeguarci al nostro tempo, per essere cittadini consapevoli. Disponibili e accessibili per tutti con lo streaming sul sito di Tor Vergata, le 12 giornate di lezioni, che si concluderanno ad aprile 2019, saranno tenute da figure di eccellenza nei loro vari settori: scienza, ambiente, innovazione e impresa, sociologia, politica, comunicazione ed economia.
Al termine della lezione tenuta dal Professor Angela, sulla società tecnologica, ho avuto la fortuna e il grande piacere di intervistarlo, in esclusiva.

Il più grande divulgatore culturale della tv italiana si è seduto davanti a me dopo aver concesso un centinaio di selfie ai partecipanti della lezione, mostrando una generosità sotto tutti quei cellulari che ha stupito ogni ragazzo e ragazza contenti. Presentandomi ho notato la sua mano, con i segni del tempo tatuati sopra un vigore accogliente. Mi era di fronte e lo vedevo come sullo schermo, che potevo immaginarmi sul divano, e forse la prossima volta a casa mi sembrerà di ascoltarlo dal vivo a pochi centimetri. Senza filtro mai, naturale e pacato, educato e spiritoso, di grande animo. Mi rispondeva, anzi mi parlava, con la sua voce di melodia calda, avvolgente, lenta ma penetrante nella sua profondità e chiarezza espressiva.  
Ed io registravo l’intervista, perché sarebbe stato sprecare la magia di un momento distogliere l’attenzione per scrivere gli appunti delle risposte, distogliere lo sguardo dai  suoi occhi azzurri inaspettati. Uno sguardo maturo, fondo e allo stesso tempo da ragazzo vivace e sveglio, che cerca ancora curioso della vita.
I venti minuti di confronto vero mi davano affetto, come fossimo nonno e nipote, mentre intanto mi spiegava che bisogna avere le tecnologie a misura d’uomo, ma è anche il momento che ci siano donne e uomini a misura di tecnologia.
E si dilungava nelle sue risposte come se creasse per me, al volo, lì, un documentario alla SuperQuark, ascoltava le domande e io ascoltavo le sue parole, fatte di grandi citazioni ed esempi pratici, esperienze personali e memorie passate, condite dal sale di battute divertenti e attacchi intelligenti al presente delle cose. Piero Angela, il giornalista, lo scienziato, il professor Piero Angela, o semplicemente il signor Piero Angela, avrebbe insegnamenti e parole per riempire i giorni continui di un anno, come un patrimonio inestimabile. La sua fama si è dimostrata provenire dal rispetto e dall’ammirazione che si è costruito e guadagnato in tutti questi anni con merito e dedizione, per la causa comune della scienza e per ogni prossimo suo.
Lo ringrazio, a nome di tutti.

L’Intervista
Il ciclo di lezioni “Prepararsi al futuro” che è cominciato oggi qui a Tor Vergata  nasce da una sua idea.  Come nasce quest’idea e perché?  Col nome di “Prepararsi al futuro”?
C’è bisogno che qualcuno diffonda questa idea: lo fa poco la scuola o per niente (dipende dai professori), non lo fa l’informazione, non lo fanno la politica o la televisione. Questi sono dei problemi che soprattutto i giovani avranno e dovranno prepararsi; il futuro è di chi si prepara, come diceva Malcom X.
Pur avendo un’età molto tarda (visto che compirò 90 anni a dicembre) e avendo tante cose da fare, ho pensato anche di impegnarmi nelle università e nei licei per questa iniziativa, cercando di avere gli studenti più brillanti, ma senza escludere nessuno, visto che le lezioni sono accessibili in streaming per tutti, e rimarranno, come patrimonio. Se ogni anno 400 ragazzi qua, altrettanti in altre città…Torino, Bologna, le persone si conosceranno, diffonderanno le idee, e mi auguro che qualcosa rimanga. Perché se una persona oggi conosce un argomento ed è stato incuriosito, quando vedrà una notizia su quell’argomento che prima passava inosservato, adesso vorrà fermarsi e approfondire.
Per me è cosi, ho scritto 39 libri tutti diversi uno dall’altro e mi sono reso conto che quando scrivevo ogni cosa mi interessava. Il fatto di aprire la mente e di stimolare la curiosità è dire questo mi interessa perché ci devo vivere dentro.
L’Africa nel 2050 avrà due miliardi di persone (oggi vediamo già questi sbarchi), dove prenderanno le risorse? Queste saranno sfide globali. E i cinesi, quando ci metteranno fuori mercato? Noi dobbiamo cambiare tutto perché l’Italia ha cose che nessuno ha,  ed è pieno di cose da fare. Ma ci sono problemi: ad esempio il turismo in Italia è caro e potrebbe arrivare qualcuno che offre vacanze su isole caraibiche alla metà di quelle italiane e ci mette fuori mercato…
La cultura è molto carente e bisogna che qualcuno, e io non sono il solo anche se mi sento una voce nel deserto, prenda iniziativa. Ringrazio il professor Zavoli e il rettore Novelli che sono persone attente anche nell’ambito dell’università e della scuola, ma bisogna trovare le occasioni per organizzarle, trovare una sala, un finanziamento per le cose spicciole. Se ci sono persone che si dedicano e che ci credono allora si sente la responsabilità di dire: Io ho una notorietà che mi consente di andare in giro e avere un pubblico, la competenza professionale che mi consente di trasmettere i concetti (non il dettaglio che sta agli esperti), di svegliare le persone che sono interessate.

Nel suo intervento con gli studenti ha parlato di una marcia per i giovani verso il futuro, lei prevede un’accelerazione? È ottimista al riguardo?
L’accelerazione è sotto in nostri occhi: quando ho iniziato io a fare questo lavoro, 50 anni fa, la genetica e la microelettronica mi sembravano un nulla, e pensi cosa sta succedendo ora…l’intelligenza artificiale mentre allora c’erano dei computerini. Non ci si aspettava questo sviluppo, nella mia vita professionale, tra un documentario e l’altro guardate cosa è successo. Questo perché si allarga la base di chi si occupa della scienza e di chi finanzia, delle conoscenze si ramificano, altre si sviluppano, altre si rinsecchiscono.
Sull’ottimismo e sul pessimismo, l’ottimismo deve essere quello di andare e avanti e fare bene le cose. Certo ci sono i problemi ma anche le opportunità. Nel 1800 i luddisti andavano a rompere le macchine nelle fabbriche perché pensavano che fossero la rovina dell’umanità, invece quando passava una locomotiva c’era chi si faceva il segno della croce. Poi le cose ovviamente si sono aggiustate. Le ragioni del pessimismo potrebbero essere proprio quelle legate alla cultura, con queste velocità diverse che si intrecciano: la velocità delle idee che è più lenta di quella delle macchine; ma delle idee non delle persone che sanno, ma di quelle delle persone che devono supportare la cultura. Gli investimenti in ricerca, innovazione, attrattività del paese non sono fatti per niente; avete mai visto un dibattito sulla produttività? L’Italia è uno dei paesi più arretrati, non ha mai aumentato la produttività negli ultimi 20 anni. La produttività che non è la produzione ma la capacità di produrre di più con la stessa energia, stesso materiale e numero di ore (insomma è l’efficienza). Ma alla politica interessa distribuire la ricchezza per prendere voti, non solo oggi; oggi con Di Maio ma anche in passato. Ed ecco il debito pubblico. È terribile, ma va benissimo se ti creo una macchina che ti permettere di guadagnare. E allora si arricchisce il paese, ma così si impoverisce, soprattutto in prospettiva. Il debito pubblico italiano si è fatto senza tenere una bilancia che mette in equilibrio il debito con il modo per cui restituirlo. L’Italia è piena di intelligenze ma quello che manca è un’intelligenza di sistema. Bisogna che ci sia uno spirito per fare tante cose, la responsabilità, e bisogna far sentire le persone responsabili.

Cosa manca alla politica e alla classe dirigente italiana per promuovere una crescita e una trasformazione culturale? Cosa possiamo fare noi?
Non credo che i politici siano molti afflitti da questo problema, ognuno bada al suo orticello, a essere eletto e a difendere le sue posizioni.
Noi possiamo fare le piccole cose, io posso farlo attraverso i miei programmi, scrivendo libri, facendo conferenze un po’ dappertutto, nelle piazze… l’ho fatto persino nelle chiese perché non c’erano aule e spazi, nelle scuole elementari. Ma si è un po’ predicatori nel deserto. Uno lo fa anche perché ci si sente in dovere di farlo, aiutare qualcuno in difficoltà, se riesci ad alzarlo.

Come consigli pratici, quali sono i tre libri che consiglierebbe per essere cittadini consapevoli?
Uno è il mio, A cosa serve la politica? Di qualche anno fa ma sempre attualissimo, evidenzia come la politica, che non ha mai prodotto ricchezza e cercando sempre di distribuirla, dovrebbe promuovere la creazione della ricchezza, favorendo l’educazione, la ricerca, i valori e il merito. Il secondo invece si chiama Premi e punizione. Quello è il libro che mi è piaciuto di più scrivere, molti anni fa ma è eterno perché riguarda il comportamento umano (quali sono le leve del comportamento). Noi agiamo solo in base ai premi e alle punizioni: se uno va a vedere la storia personale dell’umanità, della natura, persino dei batteri, un individuo va là dove c’è da mangiare e scappa dove c’è il predatore. È tutto premi e punizioni, persino l’amore è una proiezione nostra, una nostra gratificazione; mentre l’altruismo è una forma più raffinata di egoismo: io aiuto te ma non te…
Poi ce ne sono tanti ma più per settori, ma vi invito a scoprirli…

 

Emanuele Forlivesi