Direttamente da Londra, per la prima volta in Italia, nell’unica data capitolina.

ROMA – Sabato 7 aprile a Stazione Birra, l’assistente personale di Freddie Mercury, colui che è stato testimone oculare, fino alla fine, della vita quotidiana del cantante dei Queen, morto nel 1991 per le conseguenze dell’Aids ed entrato nella storia e leggenda musicale dello scorso secolo, icona indiscussa degli anni 80, ha partecipato all’evento-tributo in ricordo dell’artista.

Il locale è in sold-out, il pubblico presente appartiene a generazioni diverse, a chi è stato giovane trent’anni fa e a chi giovane lo è oggi: questo dimostra l’universalità della musica dei Queen. Apre l’evento una lunga intervista a Peter Freestone, colui che è sempre stato in contatto con il mito, con i suoi spazi, tempi, emozioni, paure, successi… L’aspettativa in sala è alta, alle 22 comincia l’intervista condotta dalla “Comunità queeniana italiana”.

La sala è gremita di persone in attesa fibrillante, le domande poste dal rappresentante di questa fans community sono piene della curiosità di chi vorrebbe poter tornare nel passato e stasera può farlo attraverso i racconti di Peter, testimone diretto. Inizia raccontando del suo incontro con i Queen, quando, nel 1979, lavorava come costumista per la campagna del Royal Ballet; i due si incontrarono dopo lo spettacolo di cui, Freddy Mercury, fu l’ospite speciale; dopo pochi giorni gli fu proposto di lavorare come loro costumista per il Crazy Tour in Inghilterra.

L’intervista, in alcune parti, assume note di “gossip sentimentale”, i fans hanno tante domande sulla vita sentimentale e le relazioni, sull’amore e, in particolare, sulla relazione con Mary Austin. Ma come un buon vecchio amico qual era, il testimone riesce a restituire, eludendo le domande più invadenti, l’immagine di Freddie, quella di un uomo innamorato della vita anche di fronte alla malattia.

Peter, che del testimoniare la vita di Freddy ne ha fatto una missione ed un lavoro, è costantemente impegnato nella lotta per la sensibilizzazione sull’Aids.

Al termine della lunga intervista suonano le prime note dei Requeen, nota tribute band romana, con una scaletta musicale che permette di ripercorrere i momenti più salienti della storia dei Queen e dei loro intramontabili successi. Che la musica dei Queen sia eccezionale e coinvolgente, capace di smuovere emozioni e voglia di vivere, è cosa nota, ma i Requeen la eseguono alla perfezione, sono impeccabili: nel suonare, nei costumi, nella coreografia, ci fanno rivivere davvero la magia dei Queen, coinvolgendo il pubblico a cantare con loro.

Per tutta la serata, Peter Freestone, è a disposizione dei fans: firmando gli autografi e rispondendo alla domande, con semplicità, umiltà ed uno spiccato humor inglese che lo caratterizza. Ma il colpo di scena giunge alla fine, Peter sale sul palco e canta con i Requeen “We Will Rock You”. La serata si conclude così, con le parole di questa canzone “Noi ti scuoteremo, cantalo”, impresse nel cuore e nella memoria di chi c’era…

                                                                                                                             Emanuele Cheloni