Storie dall'Italia

Petaloso? No, meglio Voldemort

Abbiamo pensato a quale fosse l’evento pop di questo 2016 che sta per terminare ed è stato abbastanza facile, in realtà, trovare una risposta. La nostra mente è volata immediatamente al 23 febbraio quando dal nulla, complici i social, qualche politico e più o meno tutti i media compresi tra l’invenzione della radio e lo smartphone è piombata nella nostra vita una parola nuova di zecca.
A questo punto lo avrete già capito. Ammesso che non abbiate vissuto l’ultimo anno in Giappone, ma a quel punto potreste raccontarci della parola Boketto, sostantivo che sta a indicare la bellezza del lasciar vagare lo sguardo senza pensare a niente. Invece no! Ora non è il momento di Bokett-are… perché vogliamo raccontarvi la storia di PETALOSO ed è una storia che siamo sicuri, vi lascerà sbalorditi.

Il fatto

Funziona più o meno così. Se scrivi alla Crusca facendo una domanda, pure scema, tendenzialmente ti rispondono. Io ne sono una testimonianza perfetta, ho rotto spesso le scatole alla Crusca chiedendo ad esempio della correttezza di parole come Furgonoleggio  e ho sempre ricevuto una risposta, cortese, seria e puntuale.
Andò così anche per Petaloso.

Un bambino di nome Matteo come compito deve compilare un classico esercizio “fill the gap” che prevede la scrittura accanto a un sostantivo di due aggettivi. Così accanto alla parola Petalo uno dei due è aggettivi scelti fu Petaloso.
La maestra corregge, sorride e fa capire a Matteo l’errore, ma incuriosita dalla fantasia del ragazzino decide di scrivere alla Crusca, anzi fa scrivere a Matteo una bella lettera.

E la Crusca, come da prassi, risponde

Inaspettatamente però, risponde che sì, Petaloso può essere in qualche modo inserito tra gli aggettivi che derivano dal nome. Nella stessa logica di pelo, peloso o coraggio, coraggioso e via dicendo.
La maestra a quel punto tra il divertito e l’incredulo fotografa la lettera di risposta, ne fa un post su Facebook taggando l’accademia, l’accademia rilancia e il resto – possiamo dirlo davvero – è storia.

Precisazioni da dizionario

Si è fatto un gran parlare di Petaloso che sarebbe entrato nel dizionario. In realtà la Crusca esprime il suo parere su una parola, ma non spetta loro decidere cosa entra e cosa non entra in un dizionario.
La lingua è qualcosa di fluido ci sono parole che entrano, altre che escono, ma il processo è più lungo di quello raccontato. Se Petaloso entrerà nei dizionari per restarci sarà tra qualche tempo.

Petaloso o Voldemort?
Storia mai raccontata della parola petaloso

Non è tutto Petaloso quel che riluce

Dietro alla storia Petalosa di Matteo e della sua maestra, che ha riempito le cronache Petalose dei rotocalchi e di parecchie rubriche pop c’è però un’altra storia ornata di tinte decisamente più cupe o quantomeno non del tutto Petalose. Una storia molto italiana, a pensarci bene. Un capitolo secondo, che in parecchi ignorano.

Internet, si sa, è il luogo degli haters. Coloro che odiano. E che tendenzialmente lo fanno perché non hanno una vita sociale. Così di haters intorno al piccolo Matteo, alla Crusca e alla maestra, ne arrivano a frotte.
I social e il sito della Crusca vengono assaltati tanto da far letteralmente esplodere i cellulari di chi gestisce i social, ma soprattutto costringendo l’Accademia a sospendere le attività social e la risposta uno a uno che ha sempre contraddistinto la loro attività.

C’è chi minaccia la Crusca di essere venduta alla sinistra. Perché? Perché Matteo Renzi twittò dopo pochissime ore la parola Petaloso. Molti dietrologi dietro questo gesto e dietro la candidatura della maestra con i DS a delle elezioni di un piccolo comune di oltre un decennio prima videro probabilmente le basi per una rivoluzione rossa. Altre risposte, francamente non ne ho. O Petaloso o Muerte.

Altri – ma si badi bene che quando diciamo altri parliamo di migliaia di persone – minacciarono usando epiteti di dubbio gusto, insulti e bestemmie la crusca, i dipendenti dell’Accademia e il bambino. Una specie di ultras della grammatica o di Isis dei neologismi.

Ancora un capitolo oscuro di tutta la vicenda fu il deposito del marchio Petaloso che vedrebbe attualmente contrapposta la famiglia di Matteo con degli altri illustri sconosciuti che però ci tengono a dire la loro sul prestigioso organo di informazione petaloso.com

Purtroppo non siamo ancora riusciti a metterci in contatto con la famiglia di Matteo. Inoltre Petaloso è  stato registrato come marchio da diverse persone ma noi non compariamo tra queste poiché per problemi di forza maggiore non siamo riusciti a registrarlo in tempo, pur avendo la ferma intenzione di farlo per una buona causa.

La parola Voldemort

Insomma, quella che doveva essere e che per molti è stata una bella storia andando un po’ più a fondo riflette in realtà delle luci molto cupe.
Non è tutto Petaloso quel che riluce, possiamo dirlo forte, ma sopratutto possiamo garantirvi con assoluta certezza che dalle parti della Crusca, a Firenze, quella parola non si nomini più… e che anzi sia stata dichiarata vietata. O meglio definita come La Parola Voldemort.
La parola impronunciabile che porta morte e terrore a chi la pronuncia. (Specifica necessaria per chi non ha letto Harry Potter).
Una storia tutt’altro che Petalosa.
In fondo.

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Federico Vergari

Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con diverse testate scrivendo prevalentemente di sport, cultura, fumetti e costume. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.

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