Quando il parere virtuale si trasforma in un giudizio reale

Avrete sicuramente sentito dire che viviamo in un modo cosiddetto globalizzato, dove tutto è in connessione, dove tutto è raggiungibile con un clic e in tempi brevi. Hai bisogno di sapere dove trovare il negozio che vende quel cappello che ti piace tanto? Semplice, c’è internet. Vuoi parlare con tuo zio che si è trasferito in Australia? Internet! Vuoi farti conoscere nel modo del lavoro? Apri un profilo in Internet! Internet e ancora Internet!

Tutto ruota intorno alla “rete”, l’invenzione che ha rivoluzionato il mondo, che ci ha resi liberi di poter raggiungere ogni tipo di informazione e di crearne di nuova noi stessi. Cosa si può volere di più dalla vita, forse un Lucano, ma non di certo un mondo senza Internet. Ringraziamo dunque Tim Berner’s Lee e Robert Cailliau per aver messo al nostro servizio il loro sapere e di aver inventato il World Wide Web. Insieme a loro, però, dobbiamo ringraziare anche tutti coloro che hanno contribuito a rendere questa rete ricca di contenuti interessanti come YouTube, Facebook, Instangram, Twitter, Flickr, Google plus e tanti altri network pronti a soddisfare le nostre esigenze.

Un mondo perfetto, insomma, dove tutti possiamo essere chi vogliamo, mostrarci nei modi che preferiamo e condividere idee e frasi che appoggiamo. Un’invenzione così radicale che ha portato alla luce anche nuove professioni come lo youtober, l’influencer, il blogger e chi più ne ha più ne metta.

Ciliegina sulla torta, internet a portata di mano grazie allo smartphone. Be non c’è che dire, abbiamo proprio tutto.

E così ogni occasione è buona per immortalare l’attimo di felicità con una foto, o meglio ancora con un selfie da postare su Facebook o su Instangram con una frase d’accompagnamento come fosse veramente un diario personale a cui confidare i propri segreti.

Ma Internet è un mezzo tanto straordinario quanto infimo, e questo è un dettaglio da non trascurare.

I fili che collegano le realtà virtuali corrono paralleli a quelli delle realtà reali e non basta spegnere il pc o il cellulare per chiudere con la rete, questa continua a lavorare anche off line. Il famoso cloud di cui si è tanto parlato, quella nuvola in cui vengono depositati tutti i nostri averi virtuali può essere rintracciata dalla mente malata di turno e violare la nostra privacy. Quelli che erano ricordi piacevoli di momenti felici o intimi che abbiamo conservato per il piacere di poter rivivere anche solo pochi minuti tramite un video o una foto, si trasformano in un arma a doppio taglio. Perché il male comune non è il web ma colui che lo gestisce; quest’ultimo è solo uno strumento nelle mani di menti diaboliche.

Quante storie di vita si intrecciano ai danni causati dal web; quante vite sono state spezzate dal cyber bullismo e lo saranno. Basta azionare la videocamera, registrare, salvare e condividere. Il gioco è fatto; i pareri del mondo social arriveranno in pochi minuti.

Dietro lo schermo, infatti, tutti ci sentiamo forti della convinzione di poter dire la nostra, appellandoci all’ormai famoso articolo 21 sulla libertà d’espressione. Peccato che la possibilità di esprimere la propria opinione non vada di pari passo con la possibilità di insultare, infamare, ridicolizzare, sbeffeggiare e deridere qualcuno solo per il malsano piacere di farlo. Dov’è la giustizia in un mondo in cui la vittima muore e il carnefice continua a deridere la vittima? Cosa c’è di giusto in un paese in cui chi deride l’altro è il primo a fare ciò che lo fa tanto ridere?

Due facce della medaglia che rendono la rete uno strumento affascinante quanto pericoloso, da adoperare con attenzione, ricordando che il pericolo è dietro l’angolo ed ha il volto dell’amico, del fidanzato, dei compagni di scuola che non hanno scrupoli a giocare con la vita, tanto le conseguenze alla fine non le paga nessuno, se non chi reso debole non riesce a sopportare il peso della gogna virtuale.