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PERCHÉ SANREMO È SANREMO

Un festival senza troppe polemiche, e scandali, quello di Carlo Conti. Assai differente da alcuni targati Baudo

Sanremo – Si è da poco conclusa l’edizione numero 66 del Festival della Canzone Italiana. Un’edizione contraddistinta da pochissime polemiche, escludendo quella sulla discutibile co-conduzione del divo Garko e quella sui nastri arcobaleno esibiti da alcuni artisti in gara a favore delle unioni civili (a tal proposito, si veda l’ultimo scambio di battute tra Mario Adinolfi e i vincitori della kermesse, gli Stadio). In definitiva quasi assenti gli «intoppi» come ha precisato Carlo Conti nell’ultima conferenza stampa del 14 febbraio, dove peraltro è stata confermata la sua direzione artistica e la conduzione per il festival del prossimo anno.

Gli ascolti hanno di sicuro premiato il Conti bis, che ha potuto contare su diversi brani immediatamente trasmessi dalle radio e canticchiati dalla gente, e sulla qualità di alcuni ospiti capaci di attirare (e commuovere, come nel caso del maestro Bosso durante la seconda serata) l’attenzione della platea e, ciò che più importa, del pubblico a casa.

Malgrado il successo dell’ex speaker fiorentino, subito identificato a furor di popolo come il degno erede di Pippo Baudo, la manifestazione canora trasmessa dalla Rai rimane però legata nella memoria degli italiani proprio alla conduzione del presentatore siciliano, e al suo storico jingle “Perché Sanremo è Sanremo”. A Baudo spetta infatti il record dei festival condotti e, spesso, animati da incidenti in corso d’opera. Tra questi come dimenticare l’incursione del cosiddetto ‘Cavallo pazzo’, all’anagrafe Mario Appignani, già noto disturbatore televisivo, durante la prima serata dell’edizione del 1992? L’uomo, sopraggiunto all’improvviso sul palco, presto bloccato dalla sicurezza, tentò di smascherare la presunta illegalità della gara, urlando “Questo Festival è truccato e lo vince Fausto Leali!”. E prendendo una grossa cantonata: quell’edizione fu vinta da Luca Barbarossa, con la malinconica Portami a ballare. Come non ricordare, poi, l’episodio del disoccupato quarantenne nel 1995, aspirante suicida posizionato su una balconata del teatro Ariston? Baudo lo salvò in diretta, dopo una sorta di trattativa a distanza, conclusasi in un abbraccio entrato – che lo si voglia o meno – nella storia della televisione nostrana.

Simona Cappuccio

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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