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PER FORTUNA C’È “ZERO IL FOLLE”

Fine anni ’60. Nel panorama della musica leggera italiana si affaccia un giovane magrissimo, capelli lunghi e ricci, strampalato, che si dimena e presto si presenta al pubblico in teatro tenda con lustrini e paillettes. Con abiti folli e tute aderenti che sconvolgono i benpensanti mentre l’onda dei cantautori conquista il pubblico.

Anche lui è cantautore. Racconta in musica la droga, i dissidi familiari, la trasgressione e un altro pubblico lo segue trascinato da ritmi e parole diverse.

Alla fine del 2019, dopo oltre 50 anni di carriera Renato Zero (al secolo Fiacchini) si ripropone con un album che potrebbe essere definito, della maturità.

I temi sono sempre quelli: i buoni sentimenti, la fede, ancora la trasgressione in chiave ironica come da sempre “Zero il folle” ama fare.

E della follia, quella sana che ti porta ad essere sempre attento a tutto quanto ti circonda e a dichiarare la propria opinione alla faccia dell’ipocrisia, Renato ha sempre tenuto conto.

Oggi afferma che “il folle è chi sogna, chi è libero, chi provoca, chi cambia. Folle è chi non si vergogna mai e osa sempre, per rendere eterna la giovinezza”.

Ed eccolo Renato Zero, nel giorno del suo 69° compleanno (con la Sala che intona Tanti auguri a te) all’Auditorium Parco della Musica, alla conferenza stampa di presentazione del disco che uscirà il 4 ottobre. In forma, dimagrito, sereno come non mai. Una serenità arrivata da qualche anno afferma. Perché per un lungo periodo “Renato Zero ha prevaricato su Renato Fiacchini. Oggi siamo un tutt’uno, ci vogliamo bene. Abbiamo trovato l’accordo”.

 

In anteprima abbiamo avuto modo di ascoltare i 13 brani dell’album e possiamo affermare senza retorica che si tratta di uno dei più belli, per testi, per musicalità e per arrangiamenti.

Registrato a Londra, Zero si è avvalso della collaborazione di un gruppo coeso del quale fanno parte, tra gli altri, Palmieri, Madonia, Clark, Vizzini e Incenzo.

È sempre lui Renato. Quello che si rivolge ai giovani, a Dio, all’amore universale. Sempre attento ai temi attuali. Le parole hanno un peso, non sono buttate qua e là. Il suo è proprio un invito alla follia, intesa come recupero di se stessi, della condizione umana, degli ideali.

In “Mai più soli”, fa riferimento alla Rete, ai social e alla globalizzazione che portano alla pigrizia e, paradossalmente, alla solitudine. “Incomprensibili gli uomini, soltanto codici e numeri… senza il tempo di una carezza, di un bacio…”.

E poi, “Viaggia”, brano in cui Renato invita i giovani a mettersi in cammino, a viaggiare per conoscere e scoprire, accompagnati dalla musica e dall’anima. “Guida tu. Muoviti agile come le aquile sfidando le nuvole… Nemici tu ne incontrerai, l’amaro fiele assaggerai. Ma quando il sole tornerà, fatti trovare qua”.

La culla è vuota” fa riferimento al calo delle nascite. Invita al sesso “più decente e meno inconcludente”. E a chi, in conferenza stampa, gli chiede dell’aborto afferma che è contrario se si fa con leggerezza ma che non si sente di giudicare casi particolari (violenza, malattie).

Tanti maschi ma pochi uomini afferma Zero e in “Un uomo è…”, lo dice chiaramente quando canta “…l’uomo scarseggia viceversa la guerra è persa, una specie scomparsa”. Qui il ritmo è incalzante e il rock e il pop si fanno sentire.

In “Tutti sospesi”, fa una analisi spietata della contemporaneità del “tempo dell’apatia… dimmi che ancora non sei stanco, che per un sogno ancora lotterai”.

La Fede è protagonista di uno dei più azzeccati brani. “Quanto ti amo” termina con … Dio. E può rivolgersi proprio a Lui ma anche ad un compagno o una compagna, ad un amico, all’amore stesso inteso come sentimento. Alla complicità.

Con “Che fretta c’è” torna il ritmo Rock e torna la contemporaneità degli eventi. “Che fretta c’è, un ponte crolla ma sì, che fretta c’è, non riguarda te… Che fretta c’è, godiamoci questo caffè, parliamo di noi, del tempo che fugge via, che lascerà frammenti di sé”.

Il Renato dissacrante, ironico e sincero torna con “Ufficio reclami”, un brano destinato a diventare un successo. Lo Zero peccatore si rivolge a “fratelli e sorelle” che stanno lassù e implora pietà, implora il Paradiso perché vede l’Inferno. Ma le risposte sono tutte negative e… “l’ufficio è chiuso per chi è schiavo senza più decoro né decenza…”.

Un album in crescendo questo “Zero il folle” e in “Questi anni miei” c’è la riflessione e l’omaggio ai “sorcini”…”è grazie a te se brillano questi anni miei”.

Un inno alla paternità, all’importanza di essere genitore, alla Fede e alla coscienza in “Figli tuoi” un invito ad essere “presente”.

No all’esteriorità, si al recupero  della vita che oggi, con social e selfie “vale poco ed esibirla in questo modo è disumano”. “La vetrina” è ancora un monito al recupero dei sogni e a “spendere bene i giorni”.

Quattro passi nel blu”, come lo stesso Renato afferma, è dedicata a chi non c’è più, a colleghi e amici che adesso sono “stelle” e “grandi assenti”.

 

L’ultimo brano della tracklist dà il titolo all’album ed è il racconto di Renato Fiacchini che diventa Renato Zero. Alle due anime fino a poco tempo fa in contrasto tra loro e che oggi si sono unite. Una sorta di bis de “La favola mia” e Renato ringrazia il folle Zero perché “io grazie a te, vivrò”.

Intimista e universale, sofferente nel vedere la sua Roma a disagio, si definisce un “peccatore eccellente ma non mi aspetto nulla di più dal piano superiore”.

Evviva la follia.

 

 Emanuela Sirchia

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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