La notizia della vendita di alcuni papiri da parte del Museo papirologico di Siracusa è l’ennesimo, preoccupante, allarme di una cultura che è sempre più trascurata e lasciata a marcire dalle alte sfere.

Papiri in vendita per autofinanziamento: questo è stato il messaggio che è comparso sulle pagine social e web del Museo Papirologico “Corrado Basile” di Siracusa. Parliamo di una collezione di 20 frammenti e manoscritti su carta di papiro, scritti in lingua greca e in demotico, alcuni dei quali risalenti addirittura a diversi secoli prima della nascita di Cristo. Enti internazionali e musei sparsi in tutto il mondo, non appena si sono ritrovati di fronte a questo scioccante annuncio, sono rimasti basiti al punto tale da pensare a uno scherzo da parte della direttrice Anna di Natale: un pesce d’Aprile in ritardo, insomma. O forse a un messaggio provocatorio per svegliare le coscienze sull’argomento della cultura. Ma non c’è trucco e non c’è inganno: come confermato da Corrado Basile, direttore del polo museale che porta il suo nome, i papiri saranno messi in vendita nelle prossime settimane, in modo da reperire risorse utili al sostentamento della struttura. La scelta è inoltre dovuta ad alcuni progetti (anche a livello internazionale) non meglio specificati che richiedono finanziamenti cospicui per trovare realizzazione. Finanziamenti che però non arrivano da nessuna parte. Non arrivano da parte del Ministero, non arrivano da parte della Provincia e nemmeno della Regione. Tutti chiudono i rubinetti di fronte alla cultura e, come specifica Basile stesso “I 117 mila euro erogati per l’ente privato nel 2009 sono diventati 66 mila nel 2013 e 15.750 nel 2017“. E come si avviano progetti internazionali legati al papiro (la cui manutenzione non è certo semplicissima) se la liquidità viene meno? Bisogna vendere gli esemplari di papiro più “sacrificabili”, privando il Museo e i visitatori dell’unicità di cui godeva la struttura. Perché qui parliamo proprio di unicità: enti internazionali, università, atenei, musei, parchi archeologici e eminenti personalità del mondo della cultura provenienti da tutto il mondo da anni riconoscono la straordinarietà del museo Basile di Siracusa. 

Cosa rende speciale questo museo? Indubbiamente, la presenza di manoscritti unici, inediti. Tra le sale del “Corrado Basile” non si trovano opere di Platone, di Tacito o di faraoni della terra del Nilo. Si parla invece di papiri ancora non tradotti, di cui è ignota o difficilmente risalibile la data e la provenienza. Questo dettaglio rende difficile anche l’infamante vendita messa all’asta dal museo: nella quasi totalità dei casi i documenti demotici che conosciamo sono di carattere commerciale, come atti di compravendita di terreni o di grandi quantità di provviste. Se, una volta tradotti, si scoprisse che il loro contenuto è differente, magari a tema astrale, scientifico o culturale, il loro valore lieviterebbe in maniera esponenziale. Gli altri esemplari, come spiega Federico Bottigliengo, consulente dell’archivio storico della casa d’aste Bolaffi, “Vengono venduti a 100 dollari l’uno, ma si può arrivare a cifre più consistenti, come 10 mila euro per sette frammenti di un unico documento, sino agli oltre 60 mila per un papiro da un metro. In ogni caso si tratta di reperti molto rari, praticamente introvabili sul mercato.”

Nel corso delle spiegazioni richieste a Basile circa questa spiacevole intenzione, il direttore rassicura che i papiri non saranno venduti a privati e a collezionisti dal portafogli gonfio (come capitato ad alcuni papiri della collezione Bodmer venduti al collezionista americano Steve Green e ad alcuni papiri da Ossirinco da parte del Badè Museum of Archaeology a tre magnati) ma la vendita sarà rivolta a enti accademici e archeologici seriamente intenzionati a possedere i documenti papiracei per ragioni di studio (e non di mero collezionismo e per effimera ostentazione) e d’analisi. 

Sul web è prontamente scattato l’allarme: come facilmente intuibile, un museo che per sostenersi e finanziare i progetti di cui ha bisogno per sopravvivere è costretto a vendere manoscritti di cui dovrebbe esserne il custode è un dato preoccupante, ai limiti dell’assurdo. Basile stesso parla di una scelta obbligata, sofferta ma obbligata, quella di sacrificare alcuni esemplari, forse di minore importanza, ma non certo trascurabili. Un gesto che costa sicuramente dolore per un uomo che ha dedicato la sua vita alla ricerca tecnico-scientifica e storica sul papiro, alle antiche tecniche di manifattura della carta di papiro, al restauro di papiri antichi e alle tradizioni legate al papiro. 

Francesco Italia, vice sindaco e assessore alla cultura della città di Siracusa, promette impegno e collaborazione per evitare che la drastica soluzione meditata dal museo trovi compimento, negando in questo modo Siracusa (nota da secoli per la rigogliosa crescita di piante di papiro, soprattutto nell’area di Ortigia) del suo antico patrimonio fatto di carta. La soluzione più facile sembrerebbe la previsione di un sodalizio tra la città e il museo, in poche parole la deprivatizzazione della gestione del museo. 

A prescindere dall’epilogo che leggeremo di questa triste storia, la riflessione viene quasi spontanea: siamo di fronte all’ennesimo caso di abbandono della cultura da parte di chi dovrebbe invece salvaguardarla e proteggerla come un tesoro di cui esserne fieri e gelosi. La cultura, in tutte le sue forme materiali e immateriali, continua a essere vissuta e vista come un supplemento superfluo, come un fronzolo di cui, quando è possibile, si può fare a meno. Conseguenza di questa trascuratezza è il sempre più decrescente stimolo verso la cultura, verso la coscienza delle nostre radici e di quel sapere di cui chi è venuto prima di noi ci ha reso eredi. Il potere della cultura è sempre più sottovalutato e trascurato e l’Italia, casa delle arti di tutte le epoche, del patrimonio paesaggistico e naturale e della cultura culinaria e folkloristica più ricca e variegata del mondo, assiste impotente a come paesi dotati di un patrimonio culturale meno sostanzioso del nostro paese puntino sul turismo più di noi senza badare a spese, mentre i nostri musei assistono a un lento declino che prende sempre di più la forma di un abisso senza fondale. Oggi assistiamo alla triste notizia della vendita di importanti esemplari di papiro di un museo minore (in termini di valore, non d’importanza!), ma se continueremo a rendere la cultura l’ultima ruota del nostro carro, presto a finire sul lastrico leggeremo i nomi dei Musei Capitolini, degli Uffizi, del Foro Palatino o del Museo di Capodimonte. L’obbligo morale che abbiamo noi cittadini del terzo millennio, è quello di sostenere, sostentare e appoggiare la cultura laddove chi può si para gli occhi e finge di guardare da un’altra parte. La prossima volta che sarete di fronte alla biglietteria di un museo, di una galleria d’arte, o magari anche di un concerto, ricordatevi ciò che disse Hans-Georg Gadamer:

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.”

                                                                                                                                                                              Michele Porcaro