OSTIA,INCLINA L’ORECCHIO DEL CUORE

PAPA FRANCESCO ‘SCRIVE’ IL DECALOGO DI UN BUON COMUNICATORE CON LA PENNA DI UN GIORNALISTA DI OSTIA, ALESSANDRO GISOTTI. COMUNICARE IL CIELO NELLE TERRE DELL’ODIO.

Un figlio di Ostia, giornalista oggi ‘al Servizio’ di Papa Francesco presenta il “Decalogo del Buon Comunicatore” e di fatto rivolge un importante messaggio a tutti i cittadini di un Territorio drammaticamente avvelenato da conflitti sociali anche mediatici

Mai come in questi ultimi anni e mesi il Territorio Ostiense è stato ‘bombardato’ scosso dal ‘terremoto’ dei conflitti sociali. Anche i media, il modo di comunicare sui social, sono spesso stati campi di battaglia, luoghi di violenza e di rabbia. Non per ultimi articoli da parte di testate nazionali che hanno dato descrizioni davvero distruttive per la cittadinanza e i suoi abitanti. Anche in queste ore duri scontri verbali, tristemente riguardanti il panorama giovanile, sconvolgono le pagine virtuali e non delle agenzie della comunicazione, in giornate che invece dovrebbero riscattare il comune bene e l’orgoglio di tutto il Paese Italia. In questo scenario le parole di un Giornalista ormai affermato e d’esperienza, ma nello stesso tempo padre di famiglia e cristiano cresciuto a Ostia, nella Parrocchia di Santa Monica, sono come una benedizione, come acqua dal cielo su un terreno arso e crepato dall’Odio.

 

Uno dei figli prediletti della Parrocchia Santa Monica, oggi giornalista di fama internazionale, collaboratore di Papa Francesco per Radio Vaticana, è tornato nei luoghi dove è cresciuto per presentare il suo ultimo libro ‘Il Decalogo del Buon Comunicatore secondo Papa Francesco’ [Collana Elledici Smart, Editrice Elledici – Torino 10142 – info@elledici.orge nello stesso tempo a lanciare un messaggio davvero importante al mondo della cultura locale, agli addetti al lavoro mediatico e a chiunque faccia della comunicazione social uno degli aspetti più belli della propria vita. Alessandro Gisotti porta un consiglio competente anche per una presa di coscienza necessaria in Ostia,  senso di responsabilità in un momento drammatico nel quale anche tutto l’ambito della comunicazione è terreno di aspra battaglia e dove il denaro e gli interessi di potere rischiano di compromettere una professione che deve invece brillare di onestà e trasparenza. E’ necessario soffermarsi su una Buona Comunicazione in un Territori dove sembra sempre più difficile riuscire ad edificare un Bene Comune e troppo spesso si assiste o al tutti contro tutti o all’indifferenza assordante, superficiale, immatura e avvilente, del panorama circostante.

 

A salutarlo di fronte ad un salone parrocchiale straordinariamente partecipato è Gianni Maritati e la sua Associazione Clemente Riva precisando come sia delicatissimo ‘fare comunicazione’ al Servizio del Papa e quindi evidenziando in generale come essa, da quella pretenziosa Scuola di professionalità, possa essere invece uno strumento fondamentale per la crescita di una Comunità Locale come quella Globale oppure (come spesso capita di vedere localmente anche con il contributo di testate nazionali) un’arma distruttiva e pericolosa, scintilla di discordia e zizzania.

 

Comunicazione, Cultura in ambito cristiano, possono essere oggi come non mai una Grazia per Ostia e il suo Territorio; soprattutto nella Chiesa ci si può collegare meravigliosamente alla Solidarietà come l’Associazione Clemente Riva, precisa il nostro illustre cittadino e Giornalista della Rai, indica da tempo contribuendo alla beneficenza verso diversi soggetti, quali (per citare solo alcuni) il Centro Medico sociale di Nuova Ostia, la Seconda Linea Missionaria, iL Centro per la Vita. Lo fa attraverso iniziative Culturali e Artistiche, convegni, presentazione di Libri e ormai i noti Festa del Libro e della Lettura punti fermi ormai nel calendario culturale locale.

 

La Cultura, soprattutto quella derivante da un humus cristiano, è un Linguaggio che può e deve raggiungere tutti. Questo è l’obiettivo e la mission dell’Associazione Clemente Riva e della Parrocchia Santa Monica che da sempre l’affianca.

 

Dopo questo necessario exursus sulla realtà che ha ‘coccolato’ fin da giovanissimo Alessandro Gisotti, egli ci rivela come sia particolarmente emozionante sentirsi di nuovo ‘ a casa’, poter essere ‘senza giacca e cravatta’,comodamente nei luoghi dove sono sbocciati talenti e carismi divenuti ora fondamentali contributi da donare e testimoniare ad una società civile che ha un bisogno disperato di Buoni Comunicatori. Difatti il testo il Decalogo non è uno strumento esclusivo per ‘gli addetti ai lavori’ ma veramente un dono per chiunque faccia della comunicazione sociale un importante momento della sua vita.

 

Comunicare e Dialogare sono azioni oggi vitali e Gisotti confida fin da subito il suo interesse, in futuro, nel curare anche un progetto proprio sul Dialogo anche questo squisitamente arricchito dalla vicinanza con il Papa della tenerezza.

 

E in questo dolce sodalizio la Chiesa ha evidenziato una sempre maggiore attenzione verso il ruolo comunicativo ‘buono’‘secondo appunto quello che ormai potrebbe essere definito a buon ragione ‘stile  Bergogliano’. Questo lo si evince così chiaramente almeno dalla scelta di indire, nell’Anno della Misericordia, un Giubileo dei Giornalisti a Campobasso. In esso Gisotti ha curato un momento davvero importante: la Relazione sulla Deontologia del Giornalista. Campobasso, si noti, non Roma, come tanti si sarebbero aspettati, a sottolineare la ‘perificità’ come valore fondamentale introdotto da Papa Francesco fin dall’inizio del suo Pontificato.

 

E da qui si è delineata in Alessandro questa idea di dedicare un messaggio sulla Comunicazione verso tutti, decentrato, periferico, quale vuole essere proprio la missione del Decalogo. Nello stesso tempo, memore degli insegnamenti dell’ambiente di Santa Monica e della Cultura dell’Associazione Clemente Riva, l’intenzione di donare in beneficenza alle Missioni ‘Don Bosco’ l’intero ricavato di questo traguardo editoriale.

 

Stimolato dai diversi incontri, trasformatisi poi nella Prefazione del libro stesso, con il Cardinale Luis Antonio Tagle Presidente della Caritas Internazionale, Gisotti ha fatto sua la definizione del porporato Arcivescovo di Manila, che ha descritto il Decalogo come non solo uno strumento meramente legato alla Comunicazione come atto dialogico, quanto all’importanza della Relazione tra persone che essa rivela, specificando l’importanza di capire quindi cosa sia veramente Comunicazione, non solo come si faccia. Noi tutti infatti siamo Comunicatori e il testo va certamente sfogliato considerando le 10 Regole elencate come consigli rivolti a tutti e non solo per scrivere o esprimersi, ma per acquisire un sentire diverso, misericordioso e tenero.

 

L’aspetto principale che Gisotti  intende mettere al centro della presentazione Ostiense è quello che si desume nel 7° Punto del Decalogo: per Comunicare bisogna infatti Ascoltare. Questo, spiega, è certamente facile a dirsi ma difficile a farsi.  Siamo infatti abituati, ci ricorda anche Papa Bergoglio, a ‘Sentire’ piuttosto che ad ‘Ascoltare’.

 

Questo il Papa lo trasmise al mondo intero, ci racconta Alessandro, fin dal suo viaggio in Messico dove specificò come “c’è bisogno di un’ Ascoltoterapia” perché più che dire parole occorrerebbe ascoltare ‘davvero’; saper ascoltare veramente è, come ci diceva Francesco d’Assisi e come Bergoglio spesso riprende, “inclinare l’orecchio del Cuore”.

Papa Francesco ci ha regalato 3 grandi esempi, gesti nei quali si cristallizza il suo pensiero sul fondamento della Comunicazione: la visita a Lesbo, quella ad Auschwitz e infine tra i Terremotati. In queste occasioni ci ha mostrato l’Ascolto che anzitutto è Silenzio: in nessuna di queste occasioni ha fatto alcun discorso. Si è limitato ad essere fisicamente presente.

 

Comunicare è anzitutto Ascoltare e per farlo bisogna avere TEMPO, essere calati nel presente completamente, attendere. Il Cardinale Tagle a questo punto fa un inciso decisivo: la comunicazione è un evento sacro perché è in gioco qualcosa di sacro, la persona.

 

Tempo e Spazio dunque, di fronte al Sacro, devono poter essere messi in secondo piano. Ecco quello che Bergoglio ci sta mostrando: un Apostolato ‘dell’Orecchio’,  ascoltare come toccare la carne sofferente di Cristo.

 

Lo stile di Papa Francesco parte dell’Ascolto e poi va diretto alla sostanza; bisogna però saper cogliere l’intero messaggio perché molto spesso ci sono strumentalizzazioni. Questa della strumentalizzazione delle varie dichiarazioni, non solo del Papa ma in generale, è una piaga nel mondo dei media. La sua Comunicazione diretta, come farebbe un Pastore, un Parroco, gli causa molte critiche ma Bergoglio è consapevole di questo, l’ha messo in conto, così gli piace dirla, perché preferisce una Chiesa come una ‘macchina incidentata che cammina’ piuttosto che un gioiello immobile.

 

E un altro esempio che ci da è quello di Comunicare con tutti senza escludere: non si può incontrare l’Altro soltanto sul proprio ‘terreno’. Questo causa dei malumori nella Chiesa, è inevitabile negarlo di questo il Papa è molto consapevole, ma – e qui un altro insegnamento in ambito Comunicativo –  “il conflitto non va mai negato, ma va accarezzato”.

 

In diciassette anni di servizio negli ambienti Vaticani, Radio Vaticana, Gisotti ha imparato come ogni Pontificato aggiunge un modo nuovo di esprimere il Vangelo e per questo invita sempre ad ‘andare alla fonte’ alle parole specifiche espresse dal Papa. Proprio come un buon comunicatore deve considerare squisitamente le parole scelte e nel suo esprimersi e nell’altro che parla. Papa Bergoglio ci ha abituato alla sua messa mattutina a Santa Marta e lì è proprio l’esempio nel quale utilizza un linguaggio contemporaneo, immediato, diretto e questo spesso provoca qualche ‘incidente’.

 

Un altro momento fondamentale per capire la Comunicazione Buona secondo Papa Francesco, presentata nel testo come Decalogo, è stato l’incontro del 17 Marzo con i Media. Papa Bergoglio ha dato un messaggio forte e chiaro a Editori e Giornalisti di non dipendere dalle categorie della Politica e dell’Economia. Ha sottolineato soprattutto questo quando si va a toccare la Chiesa in questo senso. E’ evidente la critica del Santo Padre a tutti quei giornali che hanno descritto momenti particolari, come il Conclave, alla stregua del linguaggio ‘del mondo’ , con exit pol, proiezioni, grafica con diagrammi a torta etc. O anche peggio, Papa Francesco ha raccomandato di non Comunicare attraverso quelle logiche perverse per cui ‘si soffia sul fuoco’ per vendere di più. Questo è anche estendibile a qualunque atto comunicativo quando si esagera, si esaspera, quasi si drammatizza una comunicazione per acquisire maggiore attenzione e consensi, non soffermandosi invece a considerare il senso profondo di quanto si dice o le eventuali conseguenze.

 

Ma il messaggio fondamentale che Papa Francesco ha indirizzato ai Giornalisti, che può essere inteso a tutti i ‘Comunicatori’, è che la Comunicazione è “Servizio verso l’Uomo” e come bisogna essere consapevoli del fatto che una cattiva Comunicazione può uccidere, distruggere le persone. Singolare che un Papa debba spendersi così tanto per suggerire a dei Professionisti della Comunicazione come fare. La Comunicazione non sia un’arma di distruzione ha ribadito con vigore il Papa durante l’ultima Udienza ai Giornalisti nella Sala Clementina.

 

Un altro consiglio di Bergoglio per un Buon Comunicatore, che poi è il motivo per cui è così amato, è la semplicità dei messaggi ma l’importanza che essi siano coerenti al vissuto di chi li esprime. Questa è una caratteristica particolare del Papa regnante, dire e fare vanni insieme e sono semplici e diretti. Per questo quello che comunica è spiazzante e spesso causa malumori. Ma su certi temi, come l’incontro ecumenico o il dialogo con le religioni, o altre riguardanti la dottrina della Chiesa non è vero che egli sia un progressista; così si vuole strumentalizzare perché, ad esempio, fu Benedetto XVI ad aprire il ‘Giardino dei Gentili’ e sempre Papa Benedetto dichiarò apertamente che il Cristianesimo si trasmette per attrazione non per proselitismo, tutte espressioni  e posizioni non molto conservatrici. Quello che da fastidio di Papa Francesco è la sua diretta credibilità sulla gente comune, l’importanza dei suoi gesti importanti e semplici, dell’agire spontaneo.

 

Riprendersi il Tempo e recuperare il valore del Silenzio, riacquisire la centralità dell’Empatia. Una Comunicazione secondo Papa Francesco deve essere reale e il realismo di Papa Bergoglio colpisce. La Chiesa secondo lui non si ferma all’Istituzione, va oltre, è veramente l’Ecclesia dei Cristiani, si estende dovunque si riconosca il Corpo di Cristo, spesso sofferente e alleviare il dolore. Quest’altra perla per i Comunicatori è necessaria: guardare alla logica della Buona Notizia. Questo non significa avere un ottimismo irreale e superficiale ma imparare a guardare la realtà cambiando le lenti: anche di fronte alle pagine più drammatiche della vita c’è la possibilità che una Speranza germogli. 

Alessandro Gisotti ci ricorda come la Speranza, usando l’espressione di Sant’Agostino anche Patrono di Ostia, è come un contadino che semina anche in Inverno, contro tutto, con pazienza: semina, gira la terra e semina. Prima o poi arriverà la Primavera.   

Quindi un Buon Comunicatore acquisti Speranza, Pazienza, Tempo dopo aver scritto ad esempio senza cercare subito riscontro materiale, senza calcolare il consenso, ma aspettando di vedere crescere e germogliare.

In conclusione si può dire che Alessandro Gisotti, Giornalista al Servizio del Papa della tenerezza, viene a consigliare ad Ostia messaggio importante: che una Comunicazione d Qualità, piuttosto che delle Quantità, deve tenere presente la Relazione con le Persone, un’espressione più vicina alle cose belle. Comunicare come Papa Francesco in maniera semplice, che non significa semplicistica. Quanta sapienza è scaturita da persone semplici come ad esempio Santa Teresa di Calcutta che non erano di certo acculturate. E queste sono gli architravi della Chiesa. Non troppe parole, ma poche e significative, come un “Permesso, grazie, scusa…” espressioni banali si potrebbe considerare se non fosse che toccano le corde del Cuore, avvicinano, non sono distanti, non mettono paura.

 

Ai Giornalisti e ai Comunicatori Francesco Papa dice di ‘recuperare la sacralità delle parole’  anche negli spazi dei Social Forum, aperti a forme nuove  di comunicazione, senza pregiudizi.

In quest’ambito della Comunicazione tecnologica i Papi sono stati leader eccezionalmente coraggiosi che hanno anticipato Presidenti e Sovrani dei Paesi del mondo più all’avanguardia: San Giovanni Paolo II inaugurò il Sito Internet della Santa Sede il 25 Dicembre del 2000, prima che lo avesse, ad esempio, la Camera dei Deputati. Il più grande Comunicatore salito al soglio di Pietro diede un messaggio senza precedenti anche in questo caso: il 25 Dicembre, nascita di Gesù, la Chiesa apriva, dava la luce, ad un nuovo mondo quello multimediale. Così poi Papa Benedetto XVI non molti anni fa varava Twitter mentre Papa Francesco ha introdotto la Chiesa in Instagram.

 

I Pontefici hanno dato un messaggio ancora una volta: gli spazi della parola sono sacri perché la parola può essere scintilla di vita. Del resto tutto il mondo dei Cristiani nasce da una parola, da un Verbo che si fa Carne.

 

Così l’appello ai Giornalisti, ai Comunicatori è considerare che le parole sono esseri viventi. Noi cristiani, soprattutto se Giornalisti o Comunicatori, dobbiamo usarla bene in ogni ambito, occasione di missione e di testimonianza.

Spesso su Facebook ci sono scontri violentissimi attraverso le parole e compito di un cristiano è non cadere in queste trappole e anzi il dovere di un Giornalista e di un Comunicatore Cristiano è quello di riconciliare con le parole, non dar spazio alla violenza.    

 

Ed essere capaci di comunicare con tutti pur mantenendo la propria posizione e identità.  Ha fatto sorridere, ad esempio, le critiche che si fecero a Papa Francesco perché telefonava a Marco Pannella e questo fatto è emblematico per capire: parlare con Pannella da parte di un Papa non significa acquisire il pensiero o le idee dell’altro, ma è un atto anche di affetto, di tenerezza, a volte di misericordia.    

Chi tra i Cristiani Cattolici ben pensanti ha criticato Papa Bergoglio forse si dimentica che se San Paolo non avesse parlato con i Greci o con i Romani non avremmo oggi la Chiesa.

 

In ultimo il consiglio del Decalogo secondo Papa Francesco è quello di lasciare sempre aperta la conversazione nel Dialogo perché spesso si crede di comunicare ma in realtà lo si fa per esportare la propria posizione, a volte per prevalere sull’altro punto di vista, costringendo al silenzio.

 

Quindi Alessandro Gisotti ci saluta consegnandoci la responsabilità del Comunicare il Buono e il Bene proprio come un atto squisitamente Educativo (Ex Ducere): Comunicazione è Educazione.

 

Mel saluto finale Monsignor Giovanni Falbo tiene a precisare come in Ostia Lido, non solo nella Parrocchia storica della Cultura locale Santa Monica, ma anche nelle altre realtà della Chiesa e verso le realtà del Territorio, in uscita, nelle altre culture, si faccia Cultura Cristiana imitando il grande esempio dell’Associazione Clemente Riva, del suo Presidente il Giornalista Gianni Maritati, seguendo i passi di quello che ormai è passato alla storia globale come locale quale il Vescovo del Dialogo.