Il Papa ad Ostia per la ricorrenza del Corpus Domini, ha portato solidarietà e speranza nel quartiere delle case popolari, per la folla di fedeli festanti durante l’omelia. Terminata la Messa, nella Parrocchia di Santa Monica, si è svolta la processione con il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

 

Strade blindate, condomini bonificati, corridoi di sicurezza, piazze e giardini transennati: non è stata la classica domenica al mare per gli ostiensi, per l’arrivo del Santo Padre e il ritorno dopo 50 anni del Corpus Domini sul litorale romano. Tantissimi i fedeli che fin dalle prime ore del pomeriggio si sono radunati nella piazza della parrocchia di Santa Monica, dove per le ore 18 era in programma la Messa con il Papa, arrivato persino in anticipo dalla Capitale, a bordo della sua solita Ford Focus.
Papa Francesco è stato acclamato da migliaia di persone sul litorale di Roma per una visita carica di significati nel luogo dove le mafie hanno inquinato per troppi anni interi quartieri, con sanguinosi regolamenti di conti, oggi portati alla ribalta mediatica e condannati dalla giustizia. Con un monito lanciato da una  voce ferma e profonda, Bergoglio ha chiesto di mettere fine all’omertà e alle prepotenze e di scegliere la via della legalità. Parole forti riecheggiate a pochi metri dai palazzi-fortini degli Spada e dei Fasciani, dove per anni i cittadini della periferia dimenticata hanno avuto paura e aspettato un segnale di cambiamento e di speranza. Il pontefice durante l’omelia, con il suo discorso ha ribadito le sue posizioni rivoluzionarie di apertura e vicinanza: «nella Chiesa deve esserci posto per tutti, Gesù prepara per noi e chiede anche a noi di preparare. Che cosa prepara per noi? Un posto e un cibo. Un posto, molto più degno della grande sala arredata del Vangelo. È la nostra casa spaziosa e vasta quaggiù, la Chiesa, dove c’è e ci dev’essere posto per tutti. Ma ci ha riservato anche un posto lassù, in paradiso, per stare insieme con Lui e tra di noi per sempre». «Abbiamo fame di essere amati. Ma i complimenti più graditi, i regali più belli e le tecnologie più avanzate non bastano, non ci saziano mai del tutto”. ha continuato Francesco, sottolineando che «L’Eucaristia è un alimento semplice, come il pane, ma è l’unico che sazia, perché non c’è amore più grande. Lì incontriamo Gesù realmente, condividiamo la sua vita, sentiamo il suo amore; lì puoi sperimentare che la sua morte e risurrezione sono per te». Nella piazza, colma di bandierine gialle, ventagli e ombrellini colorati per proteggersi dal sole a picco, oltre 2000 presenze ascoltano in silenzio con i sorrisi che riflettono le parole del Papa; ogni spazio occupato: famiglie, anziani con le sedie portate da casa, giovani, gruppi di scout.
Suor Genevieve, della congrega delle Piccole Sorelle, che già nella prima visita di Francesco a Ostia aveva potuto stringerlo in un caloroso abbraccio dice: «quando venne a trovarci a sorpresa nel 2015 nella nostra comunità fu un’emozione incredibile, oggi è ancora più speciale rivederlo in questa città così ferita». Poi l’anno scorso ci fu la seconda visita improvvisata di Papa Francesco a Ostia, a benedire come un semplice parroco le abitazioni dei fedeli. «Siamo stati al mare, ma siamo venuti via proprio per poter incontrare il Papa. Viviamo a Ostia e vediamo nella sua visita un segno del riscatto della nostra città» aggiungono un padre col suo figlio piccolo pronto a scattare le foto a Francesco. Emozione forte tra la folla alle parole di incoraggiamento del Pontefice quando ha chiamato la popolazione a lottare contro l’oppressione e la paura, invitando ad aprire le vie della giustizia: «il Signore ci chiama anche oggi a preparare il suo arrivo, anche in questa città, il cui nome Ostia richiama proprio l’ingresso, la porta. Signore, quali porte vuoi che ti apriamo qui? Quali cancelli ci chiami a spalancare, quali chiusure dobbiamo superare? Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà, divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le vie della giustizia, del decoro e della legalità». E ha così proseguito: «Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare! Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli».
Ha un significato enorme in questo momento a Ostia la parola del Papa, è la fonte infinita di una grande speranza per un futuro migliore, che tutta la popolazione aspetta di riprendersi. E allora Francesco ha chiuso la sua messa con un ultimo messaggio: «L’ampio lido di questa città richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. Ma per far questo occorre sciogliere quei nodi che ci legano agli ormeggi della paura e dell’oppressione. L’Eucaristia invita a lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, a non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi, uniti. Avete provato situazioni dolorose; il Signore vuole esservi vicino. Apriamogli le porte».
Dopo la messa il momento ancora più simbolico: la processione con il Corpus Domini, con il vicario di Roma Angelo De Donatis, proprio tra le strade di quella Nuova Ostia oppressa dai clan. «Papa Francesco uno di noi» inneggia uno striscione steso su un balcone, e accoglie il Pontefice proprio al termine del percorso di fronte alla parrocchia di Nostra Signora di Bonaria (la Vergine dei naviganti alla quale è consacrata Buenos Aires) su via dell’Appagliatore. Nel quadrante più problematico di Ostia, solo a poche centinaia di metri dove Roberto Spada (uno dei boss della zona oggi a processo per mafia) lo scorso novembre mostrò tutta la sua violenza con la testata in pieno volto al giornalista della Rai Daniele Piervincenzi.
Il Papa si è poi riunito ai fedeli nella piazza antistante la chiesa per impartire la benedizione eucaristica conclusiva del rito, per un ulteriore abbraccio alla popolazione di questa realtà così difficile ma così fiduciosa e pronta a risorgere.

 

Emanuele Forlivesi