Editoriali

PANIKKAR: L’INCONTRO NEL DIALOGO

Non è un caso che in molti Paesi Occidentali si assista ad una tanto costante quanto preoccupante disaffezione verso la democrazia: troppo confusa, troppo debole, priva di linee guida ben definite. Preoccupante perché non tutti sanno che il modello democratico, al di là di tutte i problemi che gli si potrebbero attribuire, porta in sé una peculiarità assai interessante: nella storia non sono mai state registrate guerre tra Paesi democratici. Al di là di questo, e senza voler fare un’apologia della democrazia, vien da chiedersi se e cosa potrebbe essere utile di questi tempi.

Di raffinati e profondi pensatori ne abbiamo tanti, ma ce ne è uno in particolare sul quale potrebbe tornare utile puntare i riflettori: Raimon Panikkar. Questo filosofo (nonché teologo, presbitero e scrittore) spagnolo ha passato la sua vita a studiare il dialogo interculturale e interreligioso. Le sue idee sulla globalizzazione, quelle sulla ricerca del luogo in comune che possa permettere ai popoli di entrare in contatto e dialogare (con l’unica intenzione di arricchirsi vicendevolmente attraverso il conoscimento della realtà che è l’altro), il suo tentare di definire una via che possa condurre l’uomo da un mondo basato sul mercato, sul commercio e sull’individualismo ad un mondo fondato sulla comunicazione e sul riconoscimento della fondamentale importanza della realtà che è “l’altro” (senza trasformarlo in qualcosa di esotico o folkloristico e senza scadere in un buio relativismo): questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione che questa grande persona ha saputo offrire. Un altro però è il bersaglio che forse più di tutti Panikkar ha saputo centrare: la necessità di reciprocità. Nella reciprocità Panikkar presenta il fulcro stesso di ogni incontro tra le diversità: reciprocità nell’ascoltare, reciprocità nell’accettare e nel riconoscersi come pari, reciprocità nel saper accogliere ciò che non è appannaggio della propria cultura d’appartenenza.

Troppe persone, troppi partiti, troppi giornali, troppi politici sembrano non riuscire a porsi nel mezzo tra xenofobia e xenofilia, tra vuoto perbenismo ed eccessivo allarmismo, causando nient’altro che confusione. Certamente Panikkar non è l’unico autore da tenere in considerazione, lo si prenda giusto come un esempio. Invero sono moltissimi i filosofi che si sono interrogati sul dialogo, sulla mediazione e sull’incontro tra le diversità (si pensi ad un Buber o ad un Levinas, al personalismo di Mounier e a molti altri ancora); il punto è che oggi più che mai abbiamo bisogno di una letteratura che ci guidi verso la comprensione di cosa vuol dire accoglienza. Una letteratura che possa essere sottoposta ad un costante processo di miglioramento portandola tra le persone fin dalla più tenera età e che sia in grado di insegnare cosa vuol dire vivere e conoscere l’altro senza perdere la propria identità, imparando ad apprezzarsi, accogliersi e tutelarsi vicendevolmente e nella più totale reciprocità. Perché solo il mutuo rispetto e la reciproca tutela sembrano essere le vie che possono portare alla pace e non alla spada. Non è poi così assurdo pensare che finché mancherà un chiaro pensiero riguardo il significato di dialogo e riguardo l’importanza della reciprocità (nella volontà di avvicinarsi), non potremo far altro che coltivare confusione, odio e rancore.

Federico Molfese

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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