Sulla ‘sacra’ Giornata del Ricordo si sovrappone l’Odio- Nel X Municipio, patria acquisita dagli esuli, l’importante pagina della storia internazionale,nazionale e locale continua a non essere vissuta con serenità e coscienza, né presa con responsabilità istituzionale:“a Ostia c’è qualcosa di peggiore della Mafia, è l’Odio e tiene in ostaggio tutti i cittadini, la sua storia e l’identità locale”

OSTIA,FOIBE :LA ‘TERRA GIULIANA D’ADOZIONE’ NON TROVA PACE.FORSE UN COMMISSARIAMENTO CE LO MERITIAMO MA CREDIBILE

I testimoni delle foibe,la maggioranza dei giovani,“costretti” a celebrere la Giornata del Ricordo nelle scuole e in alcune sedi politiche in maniera purtroppo ‘riservata e protetta’:“se la maggioranza delle realtà locali e delle giovani generazioni si fa ancora irretire nella spirale dei conflitti ideologici delle minoranze non siamo pronti per un’Indipendenza politica”

E’ davvero triste e avvilente che la Città Ostiense non possa celebrare la Giornata del Ricordo in maniera pubblica, serena, apertamente, politicamente,istituzionalmente, alla luce del sole, perché la ‘piazza’ – come la speranza in un riscatto locale (che in questo caso si fa storico e internazionale) –  viene ‘rubata’ alla stragrande maggioranza dei cittadini ‘civili’, alle giovani generazioni che vogliono crescere nell’identità della coscienza storica, in Pace e nel Dialogo, dall’asfissiante conflitto ideologico che ‘sporca’ in tutti i sensi, sia materialmente,con la vernice sui muri, sulle scuole, sia spiritualmente con la rabbia fisica e verbale.   

 

Si perde l’occasione di vivere Istituzionalmente e Pubblicamente una testimonianza storica, identitaria, che ci fa crescere in un Bene Comune locale, che ci riguarda tutti, perché nasce da una Storia ormai riconosciuta a livello internazionale e nazionale che non può né essere negata, in maniera diretta o indiretta. Non possiamo non prenderci la responsabilità di essere una ‘terra Giuliana d’adozione’.  

 

E invece, ancora una volta, una dinamica perversa tra carnefici e vittime, eroi e antieroi autoproclamatisi, fa si che la peggio l’abbia avuta tutto il X Municipio di Roma.

Ostia non creda più che dalla rabbia di chi aggredisce (fisicamente o verbalmente) e da quella di chi manifesta urlando nei cortei possa nascere qualcosa di buono (nulla da togliere alle spontanee e veraci manifestazioni di vicinanza – che condividiamo – nei confronti del giovane ingiustificatamente e inqualificatamente aggredito, ma una è unasvista difficilmente tollerabile l’aver sovrapposto alla giornata delle Foibe, d’interesse local popolare e pubblico, nazionale e internazionale, un evento che – per quanto sia giustificato dalla gravità dei fatti –  rimane d’interesse cittadino, ndr)   

L’Odio, quello che orienta coercitivamente tramite un pensiero unico autoreferenziale o quello che massifica e collettivizza nella reazione ossessivamente e compulsivamente ‘anti’, senza confini e senso d’identità, è  la peggiore delle droghe: può dare l’illusione vitale di un ‘riscatto’ o di ‘un’azione’ ma è un surrogato, avvelena e ha bisogno periodicamente di essere alimentato.

 

L’appello alle Istituzioni è di prendere direttamente le responsabilità politiche e istituzionali di questi importanti momenti pubblici e storici che fanno Identità sottraendoli di fatto ai conflitti che possono nascere da strumentalizzazioni o da sovrapposizioni. Oltre questo si richiede che ci sia una forza di interposizione autorevole e pubblica (non solo nell’emergenza ma nell’ordinarietà del quotidiano) lo rinnoviamo ormai da tempo. A rendere ancora più drammaticamente impellente la richiesta è la preoccupazione che esso inquini i ‘vivai’ della nostra cittadina, le scuole e a livelli e gradi sempre più bassi. Non è una forza contro qualcuno ma a favore dello stesso, perché lo contiene da questi linguaggi ormai sociologicamente inaccettabili e lo indirizza verso forme civili di identità, rappresentanza e infine partecipazione in un tessuto metropolitano, lavorativo e sociale ordinato.

 

Da anni chiediamo che sia normato “l’abuso ideologico” per poter intervenire sulle organizzazioni (di ogni colore e forma) che soffiano sulla brace del rancore, degli spettri del passato, sia amministrativamente e penalmente in alcuni casi, sia con programmi di prevenzione negli Istituti Scolastici territoriali. Auspichiamo che al più presto chi ha responsabilità politica, amministrativa o giudiziaria si spenda in questo senso.

 

Le Istituzioni, la Prefettura devono poter avere il coraggio, la competenza e la conoscenza per prendersi la responsabilità su un Municipio “città di  fatto” che non può dunque rimanere sola, preda di questa o quella minoranza.  

 

E’ invece non è affatto incoraggiante apprendere, solo pochi minuri fa, che non sarebbe stata concessa dall’Amministrazione locale l’Aula Municipale non valutando  importante riconoscere, a livello locale, il valore Istituzionale della Giornata del Ricordo quando da settimane sono state inviate nelle Scuole e in tutti gli Uffici Pubblici di ogni ordine e grado ‘Circolari Ministeriali’ a proposito [cit. doc. “Dipartimento del Cerimoniale di Stato con telescritto prot. UCE 0000677 del 01 Febbraio 2017 (…) intero territorio nazionale in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo Giuliano-Dalmata e delle vicende del confine orientale”].

 

Noi di Ostia non possiamo permetterci questa assenza di coscienza e consapevolezza, nel caso specifico proprio perché questa è una terra d’adozione degli esuli istriani (Acilia, borgo giuliano) e abbiamo una responsabilità enorme ed unica in questo senso. Ma purtroppo la stragrande maggioranza dei ragazzi, degli educatori, della popolazione in genere, sarà costretta a viversi questo alto momento locale, nazionale, internazionale, in  maniera più riservata, all’interno delle Scuole e delle Sedi Politiche sensibili a questi eventi.

 

E’ deprimente che questo clima rancoroso sottragga a tutta la popolazione lo spazio per una serena acquisizione e condivisione di coscienza e consapevolezza del bene comune che viene dalla Storia formando la sua Identità e il suoi specifici talenti, unici carismi – non i soliti accordi economici – che occorrerebbero a delineare una futura sana classe politica e dirigente.