Un giorno storico: tutte le Chiese di Ostia alla stessa ora celebreranno l’affidamento a Maria della Città di Ostia e insieme di fronte a Gesù Eucarestia. Il Vescovo Paolo:’se non potrete venire ecco il testo per pregare nella vostra casa o nel condominio con qualche famiglia o amico, sul tuo posto di lavoro o dove ti trovi’

OSTIA SOTTO IL MANTO DI MARIA PREPARA LA VIA PER LA NUOVA OSTIA

Un fine settimana da ricordare che inizia con i cinquat’anni di Sacerdozio di ‘don Plinio’, la visita del Vicario di Papa Francesco per Roma mons. Angelo De Donatis a Sant’Agostino e si conclude con l’affidamento di Ostia a Maria alla presenza del Vescovo Paolo Lojudice celebrato in tutte le Chiese del Lido alla stessa ora

[in fondo trovi poi un’Intervista – di qualche tempo fa – a don Plinio sulla sua Vocazione Sacerdotale]

WEEK END CRISTIANO DI APPUNTAMENTI CON LA STORIA
Sabato 10/03 alle 18 presso Santa Maria Stella Maris il popolo Sacerdotale e laico si stringerà intorno ad uno dei ‘nonnini’ non solo della Comunità Parrocchiale di Viale dei Promontori ma di un’intera cittadina: cinquantanni di Sacerdozio di Mons. Plinio Poncina, un pezzo di Storia in Cristo di questo nostro Territorio.
Domenica 11 alle 11 in Sant’Agostino Vescovo – zona Stagni – monsignor Angelo De Donatis, il Vicario per Roma di Papa Francesco, verrà nella cittadina Ostiense, nella sede della Prefettura locale in visita alla Comunità ma allargando l’invito a tutta la città.
E infine alle ore 18 di Domenica 11 un fatto che è davvero eccezionale: l’affidamento di Ostia a Maria Santissima celebrato alla stessa ora in tutte le Chiese, ad iniziare da quella geograficamente più centrale Santa Maria Regina Pacis, dal Vescovo di Roma Sud, Ostia e Ostia Antica, Mons. Paolo Lojudice.
Un momento solenne che raccorda in verità un percorso intrapreso da tempo che vede una sempre maggiore ecclesialità tra le varie comunità locali, che fa vedere una Chiesa che cambia, che lancia questo messaggio grande di speranza, che se un Istituzione Millenaria può ‘farsi nuova’, nel solco della Parola di Gesù, allora per tutto e per tutti c’è un’orizzonte di Bellezza rinnovabile. E allora facciamo tesoro anche delle parole mattutine di Papa Francesco, delle riflessioni del Vescovo Paolo che sempre ci parlano di prossimità e di quotidianità, di realtà, di Vita Vera, della Testinionianza Evangelica che si fa concreta.

L’AFFIDAMENTO A MARIA, LA PREGHIERA:MISSION,APPUNTAMENTI,TESTO
La Mission – “Viene proposta al popolo sacerdotale e laico un’Adorazione di Gesù Eucaristia e l’ Affidamento a Maria per una maggiore unità e legalità del Territorio di Ostia.
Si potrà pregare usando un testo proposto – qui di seguito – in famiglia, con gli amici, nel condominio, sul luogo di lavoro, così come lo Spirito Santo saprà indicarci. In questo modo contribuiremo insieme a preparare la Via per la Nuova Ostia.”
Gli Appuntamenti – ” CONTEMPORANEAMENTE ALLE ORE 18: Parrocchie Santa Maria Stella del Mare, Santa Monica, San Nicola di Bari, Nostra Signora di Bonaria, San Vincenzo de Paoli, Sant’Agostino Vescovo, Sant’Aurea”
Il Testo della solenne Preghiera:
“Ave o Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, noi tuoi figli ricorriamo a Te per affidare alla Tua materna protezione e intercessione il Territorio di Ostia e, con questo, tutte le persone che abitano, vi lavorano, vi trovano qui a qualsiasi titolo, condizioni e categoria sociale, e che ancora qui giungono per godere di uno scorcio di creato: il mare, la spiaggia, il sole.
O Maria, piena di Grazia, a Te desideriamo affidare la nostra consapevolezza verso tutto questo, che è prima di ogni altra cosa ‘dono di Dio’ a vantaggio di tutti noi. Insegnaci ad amarlo, custodirlo e servirlo on quella stessa cura, premura e uniti di intenti che hanno contraddistinto l’accoglienza del ‘dono di Dio’ Gesù, Tuo e del tuo sposo Giuseppe.
O Maria, Benedetta fra tutte le donne, al Tuo cuore affidiamo i nostri desideri e le nostre speranze e , in modo speciale, i cuori delle nostre famiglie e di quanti sono impegnati nell’ambito pubblico e privato, civile e religioso, ad ogni livello di responsabilità, settore economico e sfera d’impegno sociale.
O Maria , Regina della Pace, Madre di Misericordia e Madre di ogni uomo amato dal Signore, così come a Cana hai chiesto e ottenuto l’intervento del Tuo figlio, ottienici la Grazia di mantenere lo sguardo fisso su Gesù, Via Verità e Vita, per rifiutare con salda determinazione la seduzione del potere, l’avidità del denaro e la strada del compromesso che si oppongono al desiderio di ogni bene insito in ogni uomo.
O Maria, Madre della Chiesa e Madre del Cenacolo, per Tuo tramite chiediamo allo Spirito Santo di sanare con l’olio dell’Amore ogni ferita e lacerazione sociale derivante da incomprensioni, sopraffazioni, interessi di parte; di suscitare in tutti noi un profondo senso di unità capace di vedere e salvaguardare la priorità del bene comune rispetto a quello più limitato dell’interesse particolare; di infondere in tutti noi questi sentimenti reciproci di coraggio, stima e fiducia necessari per perseguire obiettivi comuni nella diversità dei ruoli e delle competenze.
O Maria, Maestra e Volto del Servire, a Te infine consacriamo la nostra volontà di immedesimarci gli uni negli altri, di spenderci con generosità per il Bene dell’altro e di cercare in tutti i modi, per quanto dipende da noi, che a ciascuno sia data una pari opportunità di crescita in questo Territorio di Ostia a noi affidato.
[si conclude coralmente con la Preghiera Ave Maria /Salve Regina]”

UNA RIFLESSIONE DI CHI SCRIVE
Ecclesia Mater, mamma Chiesa, madre di Gesù, Maria. Ecco in un’immagine luminosissima e chiarissima la Chiesa a Ostia che vi si configura, che nel dolore, nella tribolazione di questi anni di violenza, rabbia serpeggiante da decenni, sa mostrarsi nuova, abbracciare e abbracciarsi, andare aldilà dei suoi cortili e muretti parrocchiali, interessi di pochi e di tutti uguali; edifica ponti, si apre, esce verso la gente, perché i suoi figli sono rimasti soli. C’è chi scappa da Ostia, chi fa scappare, fisicamente o psicologicamente; c’è chi resta e combatte perché ha un vero senso di Famiglia, ha un vero senso di Casa. Ha potuto riceverlo a causa della croce e della resurrezione. E’ un esempio.
Forse l’immagine che si vuole e conviene dare è quella del territorio malavitoso, ignorante, retrogrado, illegale, abbandonato, intriso di malavita, malaffare, ma ce n’è un’altra che viene celata, nascosta, che forse si spera i cittadini di qui dimentichino: è l’immagine di un Presidente, capo di un Partito, condannato, è l’immagine di un Capo della Polizia di Stato incarcerato. Chi per anni qui ha decretato il Bene e il Male in mezzo alla gente, in prossimità, tutti i giorni, rivelatosi il nemico numero uno; forse questo fa più male agli Ostiensi che una criminalità che i media rimpallano a destra e sinistra nell’etere e nel virtuale globale. Ma perché questi potentati vogliono nascondere quello che a noi, gente di qui, ci fa così male da gettarci nello sconforto apatico anche verso le nuove amministrazioni? Forse questo però perché ciò obbligherebbe tutti, anche i potentati mediatici etc, non solo in Ostia ma andando verso Roma e chissà dove altro ancora, a cambiare dal profondo, dallo Spirito per fare luce sul senso stesso del Potere, del Potente, del Ricco, della Ricchezza.
E allora la Chiesa a Ostia non vuole nascondere, scende verso la gente, esce dalle Chiese e dalle logiche delle ‘parrocchiette’; lo fa con fatica certo, lo fa facendosi leva con le Parole del Vangelo, con le Esortazioni del Vescovo di Roma Papa Francesco, con il vigore del Vescovo Paolo presente sempre nelle tante comunità, e si affida all’Amore che è nell’Esempio dei suo popolo Sacerdotale insieme al popolo laico cristiano , cattolico e non, che lanciano il messaggio della presenza vera, dell’incontro , dell’ascolto, del dialogo, del maggiore contatto fisico,della relazione affettiva, dell’essere con le persone per spezzare assieme a tutti il Pane di una Vita vera.
Ecco quello che si vuole nascondere: la Vita Vera.
Recuperare il vero Volto di Ostia, la vera Bellezza e anche imparare di nuovo – o forse finalmente capirlo per edificarci come ‘Cittadina’ prima delle strategie economico politiche – cosa significhi il Potere vero: SERVIRE, AMARE L’ALTRO COME GESU’ HA AMATO NOI. SPEZZARE IL PANE, BERE IL VINO, INSIEME.
E’ per questo che non si può prescindere da questo Amore per risorgere a nuova Vita sia personalmente che a livello di comunità. E’ anche per questo che non si può che affidarci a chi il Maestro Gesù lo ha conosciuto fin dal grembo, lo ha cresciuto, lo ha accompagnato alla morte per croce: la sua Mamma, Maria. Ostia si affida a Lei per imparare a conoscere quell’Amore che ha fatto, fa e farà nuove tutte le cose e che ci insegna anche qui come ripartire per essere Cittadina, Città di Dio.

INTERVISTA A MONS. PLINIO PONCINA (per Diario di Bordo – La Ciurma Associazione, 2009)
PLINIO PARROCO DELL’ASCOLTO E DELL’INCONTRO ECUMENICO
Una chiesa che esce non per assimilare ma che segue Gesù tra la gente con tenerezza, “Io ad esempio ho incontrato Gesù sul campo di basket”:don Plinio si racconta

SDT: Come ha sentito il richiamo di Gesù?
DON PLINIO: Ti scandalizzi se ti dico che con chiarezza ho sentito il “richiamo” dopo aver fatto una partita di pallacanestro contro gli americani e aver personalmente dato tutto sul campo quasi inutilmente; difatti nonostante gli americani giocassero eccezionalmente e ci trattassero come birilli, perché il loro gioco era superlativo, mentre facevo la doccia mi dissi: “ma se quando do tutto sono così contento, perché allora non do tutto al Signore? Non avrò sempre la stessa gioia?”. Questo sillogismo, erano gli anni in cui facevo anche Filosofia, mi è sembrato tanto consequenziale: occorreva che al Signore dessi tutto, ma non per una regola o sovrastruttura. Avevo 20 anni e decisi con chiarezza, anche se entrai in seminario a 18 anni, a 20 anni decisi; poi, appena diventato sacerdote, sono i stato tre anni ad educare i ragazzi al seminario romano ed è stata una bella esperienza perché potevo dare entusiasmo. Poi sono stato a Montesacro e lì ho fatto l’esperienza con i drogati del muretto; poi sono stato 12 anni al Gregorio VII e lì sono stato cacciato via perché ho provato a combattere la droga. Gli spacciatori mi fecero terra bruciata intorno e mi chiesero se volevo andare via o se volevo “la bomba”; un pò sono durato perché ero un pò più robusto di adesso e mi sono fatto strada, ma i miei superiori, appena raccontato il tutto,  in una settimana mi fecero sloggiare e mi mandarono all’Infernetto. Lì all’infernetto sono stato 15 anni; iniziai dal nulla ben consapevole del detto che dice “si inizia tra le difficoltà, si semina nel pianto e si raccoglie nella gioia”. Poi in realtà ha fatto tutto il Signore.
SDT: Quale è secondo lei Don Plinio l’attuale situazione dell’infanzia alla vigilia del Giubileo dei giovani in quest’anno della Misericordia?
DON PLINIO: Per me il problema è in questi termini; tutti vanno in cerca di ciò che piace. La grande battaglia che iniziamo a fare con i bambini sta nel parlare loro di “sacrificio”; li portiamo ad una chiarezza interiore, ad un entusiasmo, perché il sacrificio motivato dalla ricerca di amare diventa la pienezza della vita. Mentre tutti parlano e si chiedono: “come godi la vita”, invece noi domandiamo: “come godi te stesso?”; l’ideale che noi proponiamo è “dominare se stessi” “La mia parola vi rende liberi” diceva Gesù, ed è veramente così guarda. E’ ugualmente bello anche quando si è calunniati andare avanti, anche se si viene presi in giro, si va avanti, anche quando vedi che non si raccoglie tu sai che l’esercizio della libertà avviene proprio attraverso questo potere: “dominare le proprie sensazioni e trasformare in gioia anche le difficoltà più grosse”. Questa è la parola di libertà, quella che i bambini e i ragazzi cercano, perché sentono che è il “controcorrente” autentico; se faccio soltanto c’ho che mi pare e piace non sono libero.
SDT: In questa società con tutti questi divertimenti, tutti questi modi di passare il tempo libero in mille maniere diverse, che ruolo ha per i bambini, per i ragazzi, una parrocchia, che ruolo può avere?
DON PLINIO: La Parrocchia è un segno di unità meravigliosa; in mezzo alle tante chiacchiere e tante dicerie c’è un piccolo gruppo di persone che si ritrovano di fronte all’Eucarestia e questo gruppo vive veramente ad un metro da terra, in una trasfigurazione di tutto; quando io ricevessi delle calunnie e sorridessi, io farei il più grande servizio si possa fare ad ognuno di questi ragazzi. Il bambino rimane colpito; capisce che è vero quindi che il “mi piace” è una schiavitù, mentre quell’esempio del sacerdote che pur maltrattato va avanti, è libertà. E’ un insegnamento grande
SDT: Lei Don Plinio viene da una Parrocchia di San Tommaso; qui in Stella Maris ha portato un cambiamento, una sua metodologia?
DON PLINIO: Ti ringrazio di questa domanda; mi dai la possibilità di dirti proprio l’essenziale. A me è sembrato che qui mi hanno mandato; non l’ho scelto, era il giorno del mio compleanno e m hanno dato la notizia. L’essenziale lo coglierei così sono stato mandato e devo mantenere il legame con Colui che mi manda.
SDT: La chiesa deve essere fuori dall’edificio o dentro?
DON PLINIO: E’ bellissimo questo eterno dilemma Centrifugo o Centripeto;  ecco guarda, ci devono essere dei momenti di formazione nei quali più sono seri più sono chiari e ristretti. Momenti di contemplazione in cui dobbiamo essere a cuore a cuore con Gesù; poi quando si ha questa chiarezza, questa limpidezza e questa gioia, questo collegamento con la Fonte, allora non devo aver paura di andare.