Gustatio

Oppidum: il moscato di Terracina

Vitigno della provincia di Latina, si è affermato sui mercati internazionali con la cantina Sant’Andrea che ha vinto un ambito premio francese

Roma – Il moscato è un vitigno a bacca bianca coltivato in molte parti del mondo e conosciuto con il nome di Muscat blanc à petit grain. Il nome moscato deriva dal latino muscum, muschio, per via dell’intenso aroma di muschio che questo vino sprigiona. Il moscato fa parte della categorie delle uve aromatiche per via degli intensi odori sprigionati dalle sue uve in fase di lavorazione. E’ un vitigno molto versatile, vinificato sia in purezza sia in uvaggio con atri vitigni per ottenere degli ottimi vini, come ad esempio il vino francese Muscadet. Viene vinificato in diverse versioni a seconda della regione di produzione.
Qui in Italia i più famosi vini ottenuti da uve moscato sono il moscato d’Asti, l’Asti spumante, il moscatello di Montalcino, il moscato di Pantelleria, in Francia il muscat de Rivesaltes è il vino più conosciuto derivante da queste uve, mentre in Grecia lo è il Samos.
Il moscato vitigno molto antico di origine greca con un articolato albero genealogico che ha molte ramificazioni ed il moscato di Terracina è una di queste. Questo tipo di uva moscato viene coltivato esclusivamente nella regione Lazio in provincia di Latina nei pressi della cittadina di Terracina, da cui prende il nome, è anche coltivato nella piana di Fondi e in tutto l’agro pontino. La cantina Sant’Andrea della famiglia Pandolfo lo ha fatto conoscere sui mercati internazionali vincendo l’ambito premio francese Vinalies Or 2020 con un moscato di Terracina 2016 versione passita, etichetta Capitolium. La bottiglia presa in esame è quella della cantina Sant’Andrea etichetta Oppidum 2019 versione secca; può sembrare una classica bordolese ma, dopo un’attenta osservazione, si nota che il collo è leggermente allungato, questo per far esaltare gli intensi profumi del vino una volta aperta la bottiglia. Il colore è di un giallo paglierino con riflessi dorati tipici del vitigno.
Al naso i sentori di rosa canina ed albicocca sono molto intensi e prevalgono su tutti gli altri.
Al palato il gusto è secco, fresco con leggere note vegetali di mandorla nel finale.
Lo si deve servire fresco ad una temperatura di 10°-12°.
Gli abbinamenti consigliati sono con tutti i piatti a base di pesce, sia semplici che complessi, con le fritture di pesce e verdure e si rileva un eccellente aperitivo.

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Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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