Dossier

Olimpiadi, no a prescindere

Dopo il no personale del sindaco Raggi alla candidatura di Roma ai Giochi 2024, è arrivato anche quello dell’Aula Giulio Cesare espresso con 30 voti favorevoli alla mozione per il ritiro della candidatura

Roma- Scontato, il no definitivo del Campidoglio alla candidatura di Roma per i  Giochi Olimpici del 2024, è giunto in sede di consiglio comunale in una giornata di bagarre, come peraltro era prevedibile.

La mozione dei Cinquestelle con la quale si impegnava “il sindaco e la sua giunta affinché ritirino la candidatura della città a ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi” è stata approvata a maggioranza dall’Aula Giulio Cesare con 30 i voti favorevoli e 12 i contrari. Allo stesso tempo è stata accolta la proposta di Stefano Fassina, leader di Sinistra italiana, di destinare alla città i fondi (circa 4 miliardi) già stanziati dal governo per sostenere l’avventura olimpica.

Partita finita? Non è detto perché seppure con modalità diverse la questione Olimpiadi non è completamente chiusa. La Regione infatti, riunita in seduta straordinaria ha approvato a maggioranza, un ordine del giorno a sostegno della candidatura di Roma, provvedimento presentato dal capogruppo del Pd Massimiliano Valeriani e sottoscritto da sedici esponenti sia di maggioranza che di opposizione. Un atto con il quale si impegna il presidente Nicola Zingaretti “a farsi parte attiva nei confronti del sindaco di Roma capitale nel perorare la conferma della candidatura della città di Roma a ospitare i giochi olimpici e paralimpici del 2024 per garantire l’interesse dei cittadini romani e italiani a poter usufruire di una simile opportunità economica e culturale”. Difficile dire come andrà a finire.

 Il no personale di Virginia Raggi alla candidatura olimpica di Roma del 2024, anticipato nei giorni scorsi, non stupisce per la decisione in sé. Piuttosto, per le frasi buttate qua e là che sanno di demagogico e scontato.

Perché se il sindaco e l’intero gruppo pentastellato hanno confermato coerenza rispetto a quanto sempre sostenuto, dall’altra parte quando la Raggi dice che Olimpiadi, Mondiali di calcio e quant’altro a livello internazionale di sportivo c’è, sono tutte manifestazioni a perdere, agevolazioni per le lobby e in tutto il mondo, beh allora è come se avesse detto blocchiamo tutto perché è tutto marcio.

Palazzinari in gioco? Può essere. Ma allora fermiamo il campionato di calcio (perché anche lì, signori miei!). Fermiamo gli europei di calcio del 2020 quando Roma, è certo, ospiterà una delle fasi finali del torneo. Perché? Perché “il sogno si trasforma in incubo”. Vallo a dire ai tanti sportivi, ai tanti campioni che alle Olimpiadi e alle Paraolimpiadi, hanno realizzato quel sogno. Sudando sperando e magari vincendo o soltanto partecipando.

Il sindaco Raggi piuttosto dovrebbe dire (ma ha voce in capitolo per cambiare il mondo?) che sì, i Giochi andrebbero visti meramente dal punto di vista sportivo. Ma c’è da chiedersi se tutto questo sia possibile.

 Torna alla mente la prima uscita ufficiale della prima cittadina davanti alla stampa (proprio quella dei no ai Giochi) tutta da analizzare. Personalmente avendo preso parte a centinaia di incontri di questo tipo, è la prima volta che abbiamo visto la presenza della claque pronta ad applaudire ogni qual volta c’era da sottolineare un passaggio ritenuto fondamentale. E quello che colpisce inoltre è l’aspetto algido della Raggi (ma quanta tensione dietro!) che anche quando le viene chiesto in merito al mancato appuntamento con il presidente del Coni, Malagò, risponde che si è trattato di un suo ritardo di pochi minuti (37 per l’esattezza e tutto sembra dovuto ad una fermata in trattoria per il pranzo).

E quando le viene chiesto del mancato e tanto annunciato referendum sulle Olimpiadi risponde scontato (collega mio perché hai fatto quella domanda?) che “i cittadini si sono già espressi votando lei con il 70 per cento delle preferenze”. No, quel 70 per cento dei romani non si è espresso sui Giochi ma ha dato fiducia al nuovo andando contro il vecchio. Auspicando un cambio di passo per risollevare le sorti di Roma.

Lo abbiamo detto più volte, l’augurio per Roma e per i romani è che il nuovo sindaco inizi a lavorare, a governare e che lo faccia bene. Non c’è alcun pregiudizio ma negli occhi della Raggi (peraltro in quella occasione osservata a distanza dal capo Beppe Grillo) e nei suoi atteggiamenti, gli stessi di tutti i pentastellati, non vorremmo vedere quella spocchia come a dire “governiamo noi e beccatevi questa”.

E adesso un’altra risposta è attesa, quella relativa allo stadio della Roma calcio. Il salottino adiacente lo studiolo del sindaco che non ha ospitato Malagò, nei giorni precedenti aveva invece ospitato James Pallotta, il presidente americano della Magica. La questione si trascina da anni. Troppo cemento (ed è vero) mancanza di progetti relativi a viabilità e trasporti (vero anche questo). Immaginiamo un mercoledì di campionato infrasettimanale (o Champions League) con lo stadio di Tor di Valle attivo e con tutti i tifosi in auto che percorrono la via del Mare in fila assieme ai tanti che fanno ritorno a casa ad Ostia, Acilia etc…. Oppure agli altri che scelgono la metropolitana mischiati ai tanti pendolari che già subiscono i disagi quotidiani.

Due pesi e due misure no. Coerenza vuole che il no sia totale. E che a quel no, seguano tanti sì, tante iniziative e tanti provvedimenti da prendere per Roma.

Emanuela Sirchia

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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