Dossier

OGGI MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANA

Parla Mamma Nadia, la madre di Emanuele Pecoraro, il parà della Folgore morto a 31 anni a causa dell’uranio impoverito. “L’elezione di Mattarella al Quirinale – dice- è l’ennesima beffa dello Stato, che ha già ucciso i nostri figli”.

Udine- Già soltanto l’ipotesi di Sergio Mattarella al Quirinale non le piaceva e fino all’ultimo ha sperato che così non fosse. Ora che l’elezione al Colle è avvenuta c’è spazio solo per la rabbia. Nadia è la mamma di Emanuele Pecoraro, paracadutista della Folgore e con cinque missioni alle spalle. Due volte in Kosovo, due in Iraq e una in Afghanistan. Ma sono state proprio le prime esperienze nei Balcani a segnare il destino di “Pek”, così lo chiamavano gli amici commilitoni.  Quasi due metri di altezza e appassionato di basket, Emanuele se ne è andato a 31 anni a seguito di un carcinoma osseo con metastasi. Sono bastati soltanto tre mesi a consumare questo “gigante buono” che amava il basco amaranto, l’Esercito e la bandiera. Era il 1 luglio del 2007 e qualcuno ha anche cercato di mischiare le carte, di non pronunciare quelle due parole su cui ancora oggi vige, purtroppo, un certo tabù: uranio impoverito. Nel cuore di mamma Nadia, forse, la sentenza era già scritta e chiara al sorgere della malattia ma i medici hanno prima negato e poi cercato di insabbiare. Fino al risultato conclusivo delle analisi che hanno riscontrato che il corpo di Emanuele era invaso quasi totalmente di metalli pesanti.

La Fabbrica Zastava. La guerra in Kosovo è scoppiata nel 1999 con l’Italia che ha partecipato all’operazione militare tra polemiche e spinte politiche filo-americane. Ministro della Difesa all’epoca dei fatti era proprio lui: Sergio Mattarella, promosso oggi a Presidente della Repubblica. Iniziano ad ammalarsi e a morire di cancro militari italiani di ritorno dalle missioni in Bosnia Erzegovina, Serbia e Kosovo. Paesi che erano stati bombardati dalla Nato, nel 1995 e nel 1999, con proiettili all’uranio impoverito. Da allora è una battaglia: tra chi nega l’esistenza di una correlazione tra esposizione all’uranio impoverito e malattia, e chi sostiene il contrario con numeri di morti e malati alla mano e sentenze di condanna a carico del ministero della Difesa. Il caso di Emanuele è uno di quei casi accertati al 100%, come ha ribadito più volte mamma Nadia. “Mio figlio- racconta – è stato più volte in Kosovo. Per più di un mese ha dormito a Pec nella fabbrica della Zastava, una vecchia armeria, faceva la guardia al monastero. Le analisi che abbiamo ripetuto più volte hanno tutte confermato che la malattia è stata causata dall’uranio impoverito. Io me ne accorsi subito, da quei primi sintomi che non mi piacevano. Da quella tosse continua”.

Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in missione
Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in missione
Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in Missione
Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in Missione
Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in Missione
Il Caporal Maggiore Emanuele Pecoraro in Missione

Polemiche e Battaglie. Nei giorni convulsi che hanno preceduto l’elezione di Mattarella è iniziata ben presto a girare questa ombra nel curriculum dell’ex numero uno di via XX Settembre. Sulla stampa e sui social la notizia è rimbalzata di sito in sito e parla di come Mattarella avrebbe negato a più riprese il possibile nesso tra l’insorgere delle patologie e il servizio dei militari rientrati dai teatri operativi nei Balcani. Egli avrebbe anche negato che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all’uranio impoverito, tanto meno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico. “In molti sapevano- tuona mamma Nadia- avevano un’informativa sia lui che D’Alema ma hanno sempre fatto finta di nulla. Quando è iniziato a circolare il nome di D’Alema per la corsa al Colle ho iniziato a tremare. Mi sono detta ecco l’ennesima beffa dello Stato che ha ucciso i nostri figli. Poi, invece, è arrivato l’altro. E la rabbia è la stessa. Sono senza parole. Oggi mi vergogno di essere italiana”.

La battaglia di Mamma Nadia adesso è quella di continuare a trovare la verità. La sua lotta nei confronti dello Stato non si fermerà nemmeno se andare contro lo Stato significherà perdere. “Quando sei in queste situazioni – dice- o si combatte o si impazzisce. Io sono orgogliosa di mio figlio e lo sarò sempre. Lui non è un eroe. Lui se ne è andato per una brutta malattia e – confida- a volte penso che sarebbe stato meglio se fosse rientrato in una bara, piuttosto che vederlo consumarsi giorno dopo giorno a causa di una terribile patologia. Questi sono morti di serie B. Emanuele, però, nella bandiera ci credeva. Credeva nella Patria. E io sono orgogliosa di lui, anche per questo. Non posso esserlo però vedendo questo Stato e chi ci rappresenta”.

Emanuele Pecoraro è la 53esima vittima dell’uranio impoverito. Ce ne sono altre 314 ancora in cerca di giustizia. Quattromila sono i militari malati. La paura è che su tutti questi casi cada il silenzio. Ecco perchè è importante parlarne. “Gli unici che mi sono ancora vicini – conclude mamma Nadia- sono i colleghi della Folgore. Loro non mi lasciano mai sola, non hanno abbandonato nè la mia famiglia nè Emanuele”. E ricorda un altro aneddoto: “uno di loro un giorno- si commuove- mi salutò dicendomi Signò io faccio la fine del PeK, mi ammalerò pure io. Così è stato un aneurisma nascondeva un tumore. Era già troppo tardi e se ne è andato anche lui”.

Qualcuno dovrà chiedere scusa per tutto questo?

Mirko Polisano

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Mirko Polisano

Giornalista embedded a seguito del contingente italiano nelle aree di crisi. E'stato inviato in Kosovo, Afghanistan e Libano. Ha seguito il terremoto de L'Aquila e il G8; l'emergenza immigrazione della Sicilia, la crisi libica e la Primavera Araba, inviato in Maghreb ad un anno dalla Rivoluzione. Ha raccontato le divisioni di Belfast e gli orrori di Auschwitz e Birkenau nel Giorno della Memoria. E' autore del libro "Storie Lontane. Racconti di vita in Afghanistan". È collaboratore del quotidiano Il Messaggero.

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