A TORINO UN INSEGNANTE MALMENATO DA DUE UOMINI DOPO AVER PUNITO UN SUO STUDENTE PER UN RITARDO. E’ SOLO L’ULTIMA DELLE MOLTE AGGRESSIONI AVVENUTE NEGLI ISTITUTI DI TUTTA ITALIA. 

Torino – Lo scorso 6 aprile, un professore dell’Istituto Tecnico Russel Moro è stato malmenato da due uomini, colpevole di non aver permesso l’entrata a uno studente in ritardo. Il caso è solo l’ultimo di un’escalation di atti violenza realizzatesi nelle scuole di tutta Italia ai danni dei docenti.

Solo il giorno precedente a Palermo, nell’Istituto comprensivo Alba Alghieri, un professore di 50 anni ipovedente è stato aggredito dal padre di un’alunna. La studentessa aveva dichiarato al genitore di essere stata malmenata dall’insegnante, dopo l’accaduto e il ricovero del docente per trauma cranico, ha ritrattato quanto detto: era stato solo un rimprovero. A febbraio, questa volta ad Alessandria, era invece avvenuto il molto dibattuto caso di una professoressa dell’Istituto Tecnico Commerciale Da Vinci, affetta da problemi motori, legata a una sedia e presa a calci dai suoi studenti. Il video di quanto avvenuto era stato poi pubblicato sui social network, per poi essere repentinamente rimosso a seguito dello scandalo. I genitori degli studenti negano e ridimensionano: i ragazzi avrebbero solo umiliato la docente, non c’è stata alcuna aggressione. E se si indaga ancora a ritroso nel tempo, si può annoverare anche il caso dello scorso dicembre in una scuola media di Casteller di Paese (Treviso), quello in cui non solo il professor Giuseppe Malsone è stato picchiato il 23 dicembre dal padre di un suo allievo, ma al ritorno dalle vacanze di Natale ha scoperto che nessun provvedimento era stato rivolto nei confronti del ragazzo, ma al contrario un’indagine era stata aperta a suo carico.

Il dilagare degli episodi di violenza rappresenta un campanello d’allarme di un ben più grave deterioramento dell’istituzione scolastica. Viene meno il rispetto nei confronti di una figura fino a pochi anni fa considerata fondamentale all’interno della società: il docente. A seguito di un ulteriore caso, avvenuto il 12 febbraio a Foggia ai danni del vicepreside della scuola media Leonardo Murialdo, la ministra Valeria Fedeli ha dichiarato: «Quelli di Foggia sono fatti gravi. La violenza fisica o verbale non è mai tollerabile. E lo è ancora meno quando si verifica all’interno di una scuola». Tuttavia, la ministra dimentica di sottolineare qualcosa di ben più allarmante: quelli sopracitati non sono casi di comune violenza tra studenti, già molto significativi di per sé, ma sono più rilevanti poiché rivolti agli insegnanti. Il volgersi dei genitori verso i propri figli scagliandosi contro i professori colpevoli di aver compiuto in effetti il loro lavoro, che include anche l’aspetto comportamentale e non solo la semplice trasmissione di nozioni, è indice del mutato e deteriorato rapporto tra la scuola e i suoi fruitori.

In un panorama come questo, si assiste a una deistituzionalizzazione dell’istituzione scolastica, la cui funzionalità non può che esserne lesa. Il sindacato CGIL ha ben inteso quanto sta accadendo e, in occasione di quanto avvenuto a Foggia, ha dichiarato: «Il modello attuale di scuola è lontano da quello di comunità educante che forma i futuri cittadini del nostro Paese». Se di comunità educante si parla proprio nella nuova ipotesi di CCNL, la realtà effettiva è ben lontana dalla sua realizzazione. La grande assente nella scuola italiana è, ormai, la dignità della figura dell’insegnante.

Serena Mauriello