Nonostante i 60mila spettatori al porto di Ostia, l’esperienza sul litorale romano si chiude con l’amaro in bocca. Carocci: «L’atteggiamento del Cineland ha influito negativamente sulla programmazione. Se queste sono le premesse, non penso che potremo lavorare ancora sul territorio»

 

Roma – Si è chiusa l’8 settembre l’incredibile stagione del Cinema America, in cui sono state superate tutte le aspettative preposte e raggiunti numeri da record. Oltre 150mila gli spettatori in più di 200 serate di proiezioni gratuite sotto le stelle. Tre le sedi del progetto “Il Cinema in Piazza”, per cui hanno collaborato anche Regione Lazio, SIAE, BNL Gruppo Bnp Paribas e l’Ipab. Sembra che l’intera capitale abbia lasciato le mura domestiche per un’estate all’insegna della cultura sul grande schermo.

Nonostante i grandi successi ottenuti, l’arena del porto turistico di Ostia ha fatto nascere un dibattito che ha ostacolato anche la programmazione delle altre sedi. Causa delle controversie è la reazione del Cineland, nel corso della manifestazione sono apparse sulle vetrine del multisala locale dei cartelli in cui si leggeva che “le arene gratuite minacciano il futuro del cinema al pari della pirateria”. Kim ne ha discusso con Valerio Carocci, direttore del Piccolo Cinema America.

Cosa vi ha spinto ad attivare il vostro programma anche a Ostia?

L’idea nasce dalla volontà al termine della rassegna dello scorso anno di avviare il progetto anche in altri territori. Abbiamo immaginato tre zone della città totalmente diverse: una era Trastevere, una era il Casale della Cervelletta a Tor Sapienza e la terza Ostia, una zona che ci è sembrata adatta sia per densità di popolazione sia per il suo contesto complesso.

Perché avete scelto il porto di Ostia come sede?

Abbiamo scelto il porto perché ci interessava lavorare in un bene sottratto alla criminalità quindi ci interessava anche il rapporto con il Tribunale di Roma, è stato molto buono anche per la nostra crescita. Ci interessava anche sostenere le attività che sono soggette alla crisi.

Quali sono state le reazioni del pubblico? Vi aspettavate un’accoglienza da 60mila visitatori?

Sono state ottime, siamo stati molto felici anche dei messaggi, delle mail, dei contatti su Facebook ricevuti negli ultimi giorni. È stato davvero bello leggere alcune parole. Non ci aspettavamo questa risposta, non solo a Ostia ma anche a Tor Sapienza, eravamo partiti con aspettative molto più basse ed è stata davvero una bella sorpresa.

Come sono stati i rapporti con gli imprenditori locali? Cosa pensate delle controversie avvenute con il multisala Cineland di Ostia?

Agli imprenditori locali non ha fatto né freddo né caldo la nostra presenza, anzi, ha potuto solo giovare alle attività di ristorazione circostanti l’arena che penso sicuramente abbiano tratto un beneficio dal nostro operato nel corso di tutta la stagione. Per quanto riguarda il Cineland, invece, siamo stati molto amareggiati dalla sua reazione. Portare il cinema gratis a Ostia vuol dire anche riabituare il pubblico al cinema sul grande schermo. Questo è un modo che può solo giovare ogni attività che fa commercio del mezzo audiovisivo. Per tutelare anche la realtà privata del Cineland, ci eravamo dati come paletto quello di non inserire nella programmazione film della stagione, e a Ostia soprattutto abbiamo fatto molta retrospettiva dei grandi classici: Pasolini, Fellini che non si può pensare facciano concorrenza agli ultimi film usciti in sala. Ci è dispiaciuto anche perché non penso che la crisi delle sale, o l’eventuale crisi del Cineland sia avvenuta a partire da questa estate. Noi siamo anche a disposizione per mettere degli spot del Cineland sui nostri schermi. Lottiamo e investiamo le nostre forze per il grande schermo sia pubblico che privato.

Vi aspetteremo il prossimo anno?

Speriamo di sì, noi attualmente siamo preoccupati perché questo atteggiamento del Cineland ha influito negativamente anche sulla programmazione delle altre arene: ci ha bloccato tutte le concessioni da parte dell’Universal Picture, quindi molti film non li abbiamo potuti proiettare e li abbiamo dovuti sostituire. Se queste sono le premesse non penso che potremo lavorare ancora. Siamo disponibili per un confronto con tutte le istituzioni, il municipio locale e quant’altro. L’interesse è sempre quello di continuare a operare ma affinché venga tutelata la nostra associazione.

Come possono sostenervi i nostri lettori?

Stiamo tentando di aprire un cinema, che si chiama “Cinema Troisi”. Sull’omonimo sito si può fare una donazione o quant’altro per aiutare la ristrutturazione.

 

Serena Mauriello