Parla Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle Famiglie Cattoliche d’Italia. Fu tra i principali attivisti della Giornata Mondiale della Gioventù che si tenne a Roma nel 2000. Ha ricoperto anche il ruolo di assessore alla famiglia in Campidoglio con il sindaco Alemanno. Collabora da sempre con Don Fabio Rosini nella formazione dei giovani cristiani

Roma- L’impegno nella politica e nella società se nasce da un percorso coerente dentro e fuori, continuativo con i proprio vissuti, lineare nelle varie tappe evolutive è il segno che la proposta che si presenta ‘urbis et orbis’ anzitutto è parte di un disegno che si svela meraviglioso per prima agli occhi della stessa persona che lo vive, successivamente a chi lo ammira da fuori. Se un politico propone invece che criticare è già un valore aggiunto di questi tempi, ma se la sua proposta pone le sue radici nell’esempio prima di tutto allora la gente riconosce che nelle sue parole c’è verità, lo ascolta, lo segue. Se poi l’esempio si regge sul Vangelo allora davvero si può collaborare nel fare nuove tutte le cose.
E’ il caso di Gigi De Palo, politico cresciuto dal e nell’esempio di Gesù, ragazzino dalle ginocchia sbucciate nei cortili degli oratori, ragazzo al servizio dei più piccoli nella parrocchia, giovane ‘cintura nera’ di catechismo (così ama definirsi) catturato dalla domanda di San Giovanni Paolo II “Chi siete venuti a cercare?” nella sconfinata distesa umana di Tor Vergata al Giubileo dei Giovani del 2000; poi dirigente dell’Acli e politico, assessore alla famiglia del Comune di Roma (che non sdegnava, la sera, di andare a lavorare come cameriere per integrare le economie della numerosa famiglia che è venuta negli anni) e infine ora coordinatore nazionale delle famiglie cattoliche italiane. Bene prezioso della casa comune dei giovani cristiani,ideatore di Ol3 percorso per loro ‘né indignati né rassegnati’ e del compendio formativo sulla Dottrina Sociale della Chiesa insieme a don Fabio Rosini uno tra sacerdoti simbolo della nuova evangelizzazione. Abbiamo voluto intervistarlo perché sta facendo della sua vita un capolavoro insieme a sua moglie, infaticabile amica,sorella,compagna di una vita, dei loro magnifici bimbi, con l’aiuto di Dio.
Ciao Gigi, da Papaboy nell’indimenticabile giornata a tor vergata della GMG del 2000 fino ad oggi Presidente del Forum Famiglie:

Cosa conservi ancora di quel ‘mandato’ di San Giovanni Paolo II, nelle azioni che negli anni ti hanno accompagnato, nella tua carriera, nell’associazionismo, nella politica,nella missione sociale?
Un ricordo stupendo, indelebile. Parole di fuoco. Mi colpirono quei verbi coniugati al futuro: voi non vi rassegnerete, voi difenderete la vita… Era una profezia: oggi è il momento di non rassegnarsi. Oggi è il momento di trasformare la rabbia e l’indignazione per le cose che non vanno in impegno e servizio.

Il tuo impegno politico, guardandolo dalla testimonianza che ne dai, nella sua linearità e coerenza, si rivela come un carisma, un disegno appunto lineare dai contorni chiari: quello che anche vivi, dici, fai è molto continuativo, ci si può fidare perché non cade in contraddizione, una dote questa difficile da riconoscere nei politici. Eppure tu sei stato, forse ancora lo sei, politico: come ha fatto e come fa a convivere una persona come te con questo mondo del compromesso, del tornaconto di parte, delle dinamiche del numero di consensi, dei giochi di potere e degli interessi economici?  Hai anche qualche consiglio per i politici ‘credenti’ che in questo mondo tali comunque vogliano rimanere senza dover cedere a ‘mammona’?

Magari riuscissi ad essere sempre n testimone credibile. Sapessi quante fragilità e quanti errori ho fatto e faccio ogni giorno. Quante scelte sbagliate, quante parole fuori luogo… Abbiamo tanti politici cattolici e pochi cattolici in politica. Quanta differenza c’è tra un sostantivo e un aggettivo! Il mio consiglio è ricordarsi che un politico deve lavare i piedi, sempre. Perché la politica è una forma di amore molto complicata, poco percepibile e, spesso, senza alcun vantaggio…
Il 17 18 Novembre sono stati due giorni di fuoco (Santo d’intende, che non brucia), cda della fondazione forum famiglie, assemblea e direttivo, riunioni con responsabili regionali… Hai percorso tutta l’Italia: cosa emerge da questi incontri?

Emerge una gran voglia di famiglia nonostante gli impedimenti che nel nostro Paese impediscono alle persone di costruire una famiglia. Emerge una rete fatta di eroi e associazioni che suppliscono silenziosamente alle mancanze delle istituzioni.

La ‘Formazione’, scrivi in uno dei tuoi ultimi post sui social, ‘dissoda il terreno della politica’; da tempo con ‘Ol3’ giri l’Italia insieme ai tuoi collaboratori portando il messaggio della Dottrina Sociale della Chiesa: questi insegnamenti sono ancora attuali per i cristiani e per i giovani? Che consigli danno a chi si impegna nel sociale? Questa Chiesa millenaria può essere ancora attuale e all’avanguardia? In quali tratti ne vedi questa caratteristica? Può essere ancora ‘nuova otre’?E dove come è il vino nuovo?

Abbiamo scoperto la bellezza della Dottrina Sociale della Chiesa. Diciamocelo: il compendio all’inizio può risultare ostico. Per questo con OL3 stiamo facendo in giro per l’Italia una sorta di “primo annuncio” della DSC. Noi facciamo sentire il profumo della torta invitando chi ci ascolta a non limitarsi al profumo, ma a mangiarsi la torta. Il messaggio evangelico è sempre attuale perché non è astratto.

Fai politica e testimonianza insieme, parti dalla cellula fondamentale, la tua Famiglia, sede della Società civile: ti ha edificatoAmoris Laetitia? Di quali passaggi ti sei compiaciuto e riconosciuto? Quali punti pensi possa essere fondamentale per le famiglie in essere, quelle che possono formarsi, quelle che traballano?
L’amoris Laetitia è stata una scoperta bellissima. L’ho letta la prima volta freddamente. Poi mi sono accorto che parlava a me con un linguaggio nuovo. Come se fosse scritta da un amico di famiglia. Mi ha colpito in particolare il Capitolo 2 dove, Papa Francesco, ci invita a giocare all’attacco. A non piangerci addosso in lamenti autodifensivi, ma a riscoprire quella creatività missionaria di cui il mondo ha bisogno perché la famiglia ha una bellezza da raccontare in modo diverso di come abbiamo fatto negli ultimi tempi.

Da tempo condividi il tuo cammino di formazione verso giovani, e non, insieme a don Fabio Rosini. Talmente sacerdoti e ragazzi, famiglie, si sono ‘innamorati’ di questo percorso, specie alla Chiesa delle Stimmate, che dal prossimo anno, sul Territorio Ostiense, si intraprenderà un percorso in una Chiesa di Ostia proprio sui ‘Dieci Comandamenti’: perché e come consiglieresti questa formazione ai ragazzi di Ostia e del suo Territorio? Ci racconti qualche aneddoto vissuto con don Fabio? Come lo hai incontrato?
Don Fabio è diventato il mio parroco nel 2004 a Santa Francesca Romana. Ci siamo conosciuti così. I 10 comandamenti son stati una scoperta stupenda per me. All’inizio non volevo farli, poi mi sono lascito convincere ed ho scoperto il fuoco. Un percorso bellissimo perché avvicina la parola di Dio alla vita quotidiana. Chi ha l’opportunità di farli e decide di non farli non sa cos si perde…

Ostia e il suo territorio, come sai, da più di un anno è commissariata per mafia e il provvedimento, ironia della sorte, è diventato esecutivo proprio nei giorni di Santa Monica e Sant’Agostino patroni della cittadina. Proprio dall’omelia in Sant’Agostino Vescovo, zona Stagni (sede ora della prefettura 26ma) il Vescovo don Paolo Lojudice disse: “Ostia mostri la sua Bellezza, si riscatti (da questo decisione che non ne descrive la reale identità e verità)” e come risposta una minoranza di cristiani ha accolto il messaggio, tanti invece, nel corso dell’anno o si sono chiusi nelle proprie parrocchie o si traghettano a Roma abbandonando di fatto il vissuto interparrocchiale e locale. Ma la Chiesa può e anzi deve, lo ripetè più volte il Vescovo don Paolo,dare il buon esempio: Che consigli dai a Ostia per rispondere alle parole di don Paolo con la pratica e all’invito di Papa Francesco anche ad essere Chiesa in Uscita sul Territorio ‘ponte’ tra le varie chiese locali, tra gruppi delle varie parrocchie, comunità appunto, ecclesia?
Conosco molto bene don Paolo, un Vescovo umile e disponibile. Ma conosco poco Ostia. Troppo spesso ci dimentichiamo che Ostia è Roma e che, grazie ad Ostia, Roma ha anche il mare ed un porto. Ecco, questo offre un potenziale immenso ancora poso sfruttato. Mi auguro che il prima possibile si torni alla normalità.

Come forse sai Ostia e il X Municipio hanno deliberato l’Ufficio della Pace e del Dialogo anche grazie a un lungo percorso di dialogo tra le religioni e incontro ecumenico grazie anche a diversi centri di culto presenti. E’ stato uno degli ultimi provvedimenti prima del commissiamento per mafia e quindi ancora non è stata convocata nessuna assemblea in merito. Che consigli dai per la conduzione di quest’Ufficio e come traghettare questa esperienza lidense anche agli altri territori romani?
Sinceramente non so dare un consiglio così specifico. Quello che posso dire è che il dialogo tra le religioni è il futuro e sarebbe bello avere un Ufficio di questo tipo in ogni municipio romano.

Si è concluso da pochissimo l’Anno Santo della Misericordia; si sono chiuse le porte Sante nel Mondo. Quali sono i primi frutti che hai notato del Giubileo straordinario, il messaggio di questo alla Chiesa, all’Italia, all’Europa, al Mondo intero? Che passaggio vuoi sottolineare in questo senso nell’ultima lettera apostolica ‘Misericordia et Misera’?
Il fatto che per un anno abbiamo parlato di una parola così poco utilizzata al mondo come Misericordia è già un frutto immenso. Mi auguro che tutti noi, credenti e non credenti, riusciamo a vedere l’altro come una persona da amare con le sua fragilità e difficoltà. Solo chi è stato perdonato sa perdonare. Solo chi ha sperimentato la misericordia è capace di misericordia.

Stefano Di Tomassi