VALANGA DI EPISODI DI VIOLENZA SESSUALE REGISTRATI IN PARTICOLARE A ROMA ALZANO I TONI DEGLI AMBIENTI POLITICI. UNA QUESTIONE CHE POTREBBE ESSERE ARGINATA INIZIANDO A COMBATTERE DEGRADO ED EMARGINAZIONE E ANNIENTANDO I PREGIUDIZI

 

Roma – Un settembre nero, un anno nero, un’epoca nera sul fronte della violenza sulle donne.

In particolare a Roma dove, nel giro di pochi giorni sono almeno tre gli episodi registrati e tre su tre le vittime sono straniere.

Tra loro, una ragazza finlandese di 22 anni, da qualche tempo in Italia dove aveva trovato lavoro come baby sitter. Accusato dello stupro è un cittadino bengalese al quale è stato confermato il fermo di polizia, considerato il fatto che sembra ci siano testimonianze attendibili. Oltre alla violenza, la minaccia di morte e i colpi di pietra.

L’altro episodio è avvenuto addirittura sulla scalinata della chiesa dell’Ara Coeli, a lato del Campidoglio. Un incontro al pub forse qualche bicchiere di troppo e, in questo caso si tratta di una turista belga, la giovane si trova tra le grinfie di un cittadino israeliano di 26 anni che, per fortuna, non porta a termine la sua aggressione nei confronti della 24enne le cui urla attirano l’attenzione degli uomini della polizia locale di turno in quella zona.

L’ultimo fatto, il più recente, è accaduto a Villa Borghese ad una turista di 57 anni da qualche mese nella Capitale, senza fissa dimora. Rapinata, imbavagliata e legata, è stata trovata da un tassista in servizio notturno. Le forze dell’ordine cercano un ragazzo di 20 anni.

 

Lo scenario è lo stesso: tarda sera o notte, luoghi solitari e spesso alcol ma, attenzione a non cadere nella retorica “se la sono cercata”, perché sarebbe un falso lavarsi le coscienze e trovare una falsa soluzione ad una questione che ha radici sociali molto profonde.

E al di là dei commenti scontati dei politici di turno, sindaco Raggi compresa, non vorremmo che il commento a questi episodi facessero da esca alla vigilia di una serie di votazioni (a partire dal Municipio X fino alle prossime regionali e nazionali) al grido di più sicurezza (per molti sinonimo di destra o estrema destra) così come accadde nel 2008 per le amministrative romane, dopo l’aggressione mortale a Giovanna Reggiani, aggredita nei pressi della stazione di Tor di Quinto.

 

Lasciando Roma per dirigersi a Catania, l’altro sconvolgente episodio accaduto in un presidio sanitario dove una dottoressa di turno mentre assisteva un 26enne italiano, è stata aggredita e violentata. Anche qui era notte e allora che si fa si vieta alle donne di fare questi turni o si chiudono le guardie mediche?

Trovare una soluzione come con un colpo di bacchetta magica è chiaro che non è possibile. Cosa fare, da dove iniziare? Dai luoghi più scontati: famiglia e scuola.

Discorso trito e ritrito? Sì, ma forse (almeno negli ultimi decenni) mai veramente applicato. È lì, dove si dovrebbero formare uomini e donne di domani, che è possibile superare pregiudizi di qualsiasi tipo. Caccia allo straniero compreso.

In parallelo è ovvio, le leggi. Certe, severe, senza sconti e ancora in parallelo come tre linee rette e indivisibili, lo stop al degrado e all’emarginazione.

Perché analizzando tutti i casi citati in questa occasione, riscontriamo falle che riguardano le tre linee parallele.

Agli enti preposti (Comuni e Regioni) l’organizzazione di iniziative da tenersi a scuola ad esempio. La revisione totale delle associazioni ad iniziare dalla Caritas.

Degrado ed emarginazione sono fuoco sotto la cenere che solo amministrazioni locali e forze dell’ordine possono arginare e combattere.