Una traversata in bicicletta da Amsterdam a Roma. Circa 1800 Km che diventeranno un’occasione per parlare di accoglienza, mutuo supporto e dialogo interculturale, un tandem di persone che collegherà l’Europa da nord a sud

Roma- Il progetto “noWalls moreWords” consiste in una sfida personale. Oltre 1800 km provando il piacere di conoscere nuove persone e scoprire posti. In giro per l’Europa in bicicletta. Un gruppo di quattro ragazzi, insieme ad altri provenienti da tutta Europa, sono partiti da Roma per raggiungere Amsterdam e iniziare la discesa in Italia a bordo solo delle loro bike. Un tour attraverso paesi e popoli per abbattere le barriere e incontrarsi. Abbiamo intervistato Marco Valerio Battaglia, uno dei partecipanti all’iniziativa. 

Perchè avete aderito a un progetto del genere?

«Per sfidarci, la scelta della bici non è stata casuale, ma ponderata. Un mezzo con cui non avevamo familiarità che ci permettesse di superare i nostri limiti e le nostre paure»

Grazie ad una bicicletta, alle vostre gambe e la vostra voglia di conoscere avete toccato con mano moltissimi posti. Un esempio sia per tutti gli sportivi, che per tutti i viaggiatori non credi?
«Vorremmo essere un esempio per i giovani, non abbiate paura: viaggiate! Uscite dalle vostre camere e andate alla scoperta del mondo. Ci sono angoli meravigliosi che aspettano solo di essere scovati»

Uno dei posti in cui la fatica è venuta meno grazie alla bellezza del paesaggio?
«Sicuramente in Svizzera, non eravamo mai sazi degli orizzonti che ci si prospettavano e questo ci dava la forza per spingere prima lo sguardo, poi le bici, sempre più avanti»

Ci sono stati problemi fisici o morali che hanno ritardato la percorrenza verso Roma?
«I primi giorni è stata veramente tosta, ma poi le gambe hanno preso il via. In questi ultimi giorni è la testa a dare problemi e solo il reciproco supporto ci aiuta a vincere la stanchezza»

Dove pernottavate e mangiavate?
«Siamo stati molto fortunati in questo, avendo trovato in ogni luogo una famiglia ospitale che ci donasse un tetto sotto cui dormire. A questo molto spesso aggiungevano i pasti, altrimenti.. panini!»

Come vi presentavate alle famiglie che vi ospitavano? Trasmettevate curiosità?
«Più che curiosità credo suscitassimo simpatia e, ancor di più, la capacità di ascoltare. Ci hanno raccontato le loro vite,le loro storie»

Avete avuto difficoltà nel comunicare le vostre esigenze? Vi capivano?
«No difficoltà reali. All’inizio un po’ l’imbarazzo, ma poi sempre più sciolti»

La migliore e la peggiore ospitalità? Come siete stati trattati?
«La migliore ospitalità a Saarbruken trattati come figli e fratelli. Peggiore vicino a Firenze dove ci siamo sentiti anche un po’ in pericolo. Eravamo in tenda perché nessuno ci ha aperto la porta e la notte abbiamo avuto come “ospiti” alcuni ragazzi del paese»

Le vostre biciclette hanno avuto problemi? Se si come avete risolto?
«Problemi nessuno fino ad Arezzo. Il cerchione della bici di Simo si è rotto e sono stati momenti veramente brutti, abbiamo risolto grazie all’aiuto di Decathlon Arezzo che gli ha prestato una bici per completare il viaggio»

Rientrare in Italia è stato traumatico?
«Rientrare in Italia è stato traumatico soprattutto per le strade. In alcuni punti veramente tanta paura. Fa rabbia vedere l’incuranza verso un tema che in tanti altri posti è così fondamentale.
Poi ovviamente nasconde angoli di paradiso veramente stupendi. L’Italia ci ha coccolato con un clima favoloso nelle persone che ci hanno accolto e accompagnato in alcune delle tappe».

 

Al loro rientro in Italia, i ragazzi di Ostia incontreranno le persone che vorranno salutarli in piazza Anco Marzio a Ostia. 

 

Simone Pizziconi

 

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