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NO BELPIETRO, NO

CAMBISE PERSONAGGIO STORICO RACCONTATO DA ERODOTO LASCIAVA TUTTI SENZA PAROLE. OGNI MESE, KIM VI RACCONTERÀ DI CHI CON AZIONI E PAROLE CI LASCIA DAVVERO DI STUCCO!

Roma- Il titolo per un articolo, come per un libro o un film, è molto importante. Non a caso si parla di titolista all’interno di un giornale. Una figura cioè particolarmente predisposta e specializzata in questo ambito; con il dono della sintesi e tutto il resto.

Un titolo ad effetto, si sa, contribuisce a far acquistare il prodotto e, soprattutto a far parlare l’opinione pubblica. Quanti, tra gli intervistati, si sono trovati davanti ad un titolo che non rispecchiava quanto effettivamente detto? E quanti, compresa la sottoscritta, affidando il pezzo alla stampa e leggendo poi il titolo se la sono presa per lo stesso motivo?

Non sappiamo chi ha fatto il titolo del quotidiano Libero per raccontare questa orribile notte non solo per Parigi e per la Francia ma per il mondo intero. Se l’autore è il direttore Maurizio Belpietro beh, ci scusi ma…

“Bastardi islamici” non va proprio bene, alla faccia della deontologia professionale e di tutto quanto fa giornalismo. E non va bene perché generalizzare così con estrema sintesi appunto, e su un argomento così delicato, è qualunquismo dei più spiccioli. Cosa vuol dire bastardi islamici? Generalizzare appunto ed indirizzare su una cattiva strada chi legge. Si dirà che i lettori sanno fare le giuste differenze e via discorrendo.

Purtroppo sappiamo che non è così. L’uso delle parole, questo dovrebbe contare. E ogni tanto farebbe molto bene a tutti andare a vedere l’etimologia delle stesse. Già, ma oggi tra facebook e cinguettii vari, le parole volano, prendono strane traiettorie e perdono il loro vero significato.

Il titolo contestato di Libero. Noi abbiamo deciso di non riproporlo nella nostra home page.
Il titolo contestato di Libero. Noi abbiamo deciso di non riproporlo nella nostra home page

Bastardo ad esempio (dalla enciclopedia Treccani) è un aggettivo che sta ad indicare un “ibrido fra due razze…”. Ovvio che nel caso di Libero si è voluto usare questo termine come una ingiuria verso coloro che si sono resi protagonisti delle stragi parigine e non solo. Più complicato definire il termine islamico che ovviamente richiama alla religione della quale il soggetto indicato è devoto.

Dunque “bastardi islamici”… insomma sono tutti così? E allora se domani qualcuno titolasse bastardi cristiani? O bastardi ebrei? O ancora, bastardi ortodossi?

Apriti cielo! Certo sono ormai molti gli islamici che si sono resi più che protagonisti di atti di vero terrore. Questo però non giustifica dare del bastardo a chi ti abita vicino, a chi magari lavora con te ogni giorno, a chi vive onestamente la propria vita. E questo non è buonismo.

Siamo forse ormai incapaci di approfondire, di andare oltre, di cercare di capire cosa c’è dietro la lunga scia di sangue che tocca il mondo intero da qualche anno a questa parte?

Non siamo davanti ad un gruppetto di fanatici religiosi che vanno in giro a seminare morte. Piuttosto, siamo al cospetto di una organizzazione molto più vasta, ricca tanto da potersi permettere blindati di ultima generazione, armi e banconote colorate per assoldare killer ben istruiti con la testa imbottita di parole e il busto imbottito di esplosivo. Di usare il web e la più sofisticata tecnologia per propagandare il terrore.

Di Belpietro ricordiamo un editoriale nel quale dava ragione ad Oriana Fallaci. Sì quello lo ricordiamo, anche se la radice del pensiero della compianta cronista del Corriere della Sera, era ben diversa da quella del direttore. Lei sì, la Oriana, che andava al fondo delle cose e le analizzava, le sviscerava così tanto da diventare antipatica a molti perché ti sbatteva la verità in faccia.

Oriana non era il tipo che costruisce un edificio senza le fondamenta o senza un tetto. In entrambi i casi lo stesso edificio, prima o poi…

E allora Belpietro, la immaginiamo seduto alla sua scrivania con il suo perenne sorriso a godersi il titolo di oggi. Ma…

Un titolo choc, un tiolo provocatorio non racconta la verità, di contro, può contribuire a deformarla.

 

Emanuela Sirchia

 

 

 

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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