Storie dal Mondo

Nigeria: stop alle violenze della polizia, dilaga la protesta social

Anche in questa occasione, Twitter è stato il motore per smascherare le azioni criminose della Sars. La squadra è stata sciolta, al suo posto la Swat

È il 3 ottobre 2020 quando un tweet annuncia l’omicidio di un ragazzo nigeriano da parte della temuta polizia Sars (Special anti-robbery squad).
Temuta, perché questa squadra speciale antifurti, fondata nel 1992 per proteggere i cittadini, è diventata ben presto autrice di violenze, omicidi, torture e abusi verso i civili e più in particolare verso i giovani.
Questa volta qualcosa cambia, il video della brutale uccisione diventa subito virale e spinge i giovani di tutta la Nigeria a scendere in strada per protestare.

#endsars e #stoppolicebrutality sono gli hashtag utilizzati da milioni di persone in tutto il mondo per sostenere la causa.
Viene chiesto al governo il rilascio di tutti i manifestanti arrestati; giustizia per le vittime della brutalità della polizia; l’istituzione di un organismo indipendente che indaghi sugli abusi della polizia; la valutazione psicologica dei membri della Sars, prima che siano assegnati ad altri dipartimenti; l’aumento dei salari dei poliziotti, affinché proteggano le persone senza derubarle.

L’11 ottobre il presidente Muhammadu Buhari annuncia lo scioglimento del Sars per comunicare, poco dopo, l’istituzione della SWAT (Special weapons and tactics team), una nuova forza armata con poteri però analoghi.
Le proteste non si fermano e, nonostante il loro carattere pacifico, continuano gli arresti fino al 20 ottobre, quando a Lagos, la città più grande della Nigeria, l’esercito e la polizia iniziano a sparare contro la folla.
Dopo aver inizialmente negato ogni accusa, le autorità, smentite da centinaia di video che circolano in rete, hanno dovuto ammettere la morte di 69 persone.

«La deliberata diffusione, in particolare attraverso i social media, di falsità e disinformazione, sul fatto che questo governo sia inconsapevole dei dolori e delle condizioni dei suoi cittadini è un complotto per indurre le persone ignare, all’interno e all’esterno della Nigeria, ad un giudizio ingiusto e comportamenti distruttivi», ha commentato infastidito il presidente Buhari.

Le proteste pacifiche dei giovani hanno messo in evidenza non solo la cattiva amministrazione di Buhari, ma anche la profonda crisi economica in cui si trova la Nigeria, sia a causa del crollo del prezzo del greggio, sia a causa delle politiche commerciali protezionistiche.
Infatti, nonostante sia il primo paese in Africa per l’esportazione di petrolio, con un sottosuolo ricco di risorse, quasi la metà della popolazione vive in condizioni di estrema povertà.

La rivolta si è momentaneamente fermata, il comitato organizzativo ha invitato tutti a restare a casa e a rispettare il coprifuoco imposto dal governo, ma la lotta non è finita e influenzerà in modo decisivo anche le prossime elezioni presidenziali del 2023.

Benedetta Gozzo Ialacqua

Classe 2002, diplomata al Liceo Classico “Francesco Vivona” di Roma, attualmente studia “Comunicazione, Tecnologie e Culture Digitali” presso La Sapienza. Appassionata di fotografia, arte e documentari, è attiva anche nel sociale.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button