Dossier

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE LIBICO

 Sembra che qualcosa si sia mosso all’interno del pantano libico. Per quanto rappresentativo di una situazione estremamente fluida e complicata, l’intesa tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli appare molto vicina.

Roma- “Abbiamo finito il nostro lavoro, ora tocca alle parti reagire a questo testo”. Così l’inviato Onu, Bernardino Leon, ha commentato a metà settembre la presentazione del progetto per l’accordo di Pace tra le due principali forze coinvolte nel conflitto libico: il governo di Tobruk, guidato da Abdullah al Thani e riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello islamista di Tripoli, nel quale è forte la presenza dei Fratelli Musulmani e della coalizione Alba Libica. L’accordo discusso a  Skheirat, in Marocco, nasce con lo scopo di dar forma ad un governo di unità nazionale all’interno del quale, attraverso un sistema democratico e simil-presidenziale, i due grandi antagonisti libici possano cominciare a dialogare in maniera costruttiva e durevole.

Sembrava quindi vicina una svolta a quel conflitto nato poco dopo la caduta del dittatore Muʿammar Gheddafi, e riguardo al quale ancora non si è riusciti a porre rimedio. Purtroppo la situazione non è andata sviluppandosi come sperato ma, sotto un certo punto di vista, è andata esattamente come si poteva immaginare. In tal senso è indicativo il fatto che proprio durante la conclusione delle trattative, avvenuta tra il 18 ed il 21 settembre, si siano registrati scontri armati a Bengasi. Scontri che hanno visto protagonisti l’esercito regolare guidato da Khalīfa Belqāsim Ḥaftar e le forze islamiste legate a Tripoli e che sembra si siano estesi anche in altre zone del Paese.

In questi ultimi giorni sembrerebbe che un nuovo accordo stia per essere raggiunto ma, nonostante l’ottimismo dell’inviato spagnolo Leon (il cui mandato scade il 20 ottobre e al quale subentrerà il tedesco  Martin Kobler, ndr) e dell’ONU, i primi dissidenti hanno già cominciato a farsi sentire promettendo grandi manifestazioni in piazza.

La situazione in Libia è complessa e la posta in gioco alta.  Entrambe le fazioni hanno motivo di dichiararsi legittime e, nonostante la comunità internazionale abbia deciso di appoggiare una delle due parti (il governo di Tobruk, con il quale condivide una certa visione laica e democratica), resta il fatto che le forze schierate dalla parte di Tripoli non possano venir completamente ignorate. La complessità dello scacchiere libico, però, è ben lungi dal poter essere compresa guardando solo al governo di Tripoli e a quello di Tobruk: questi rappresentano solo la realtà più superficiale della Libia, la proverbiale punta dell’iceberg. A voler guardare un po’ più in profondità si può osservare una Libia decisamente più divisa, nella quale spiccano ben più di due soggetti importanti. Volendo fare un elenco si può suddividere le forze schierate in questo modo: esercito libico (Tobruk); milizie tuareg e tubu (alleate con il generale Ḥaftar); coalizione Alba Libica (che si può dire rappresenti il grosso del governo di Tripoli); Ansar al Sharia (organizzazione jihadista formata da molte milizie) e, come se non bastasse, l’IS.

Per comperendere a che livelli si innalzi la difficoltà della gestione della situazione libica, e non volendosi accontentare della già complessa suddivisione offerta, può forse risultare utile essere a conoscenza del fatto che quello di cui si sta parlando è un Paese (come si è visto) con due governi, più di cento tribù (circa centoquaranta), almeno duecento milizie armate e una notevole influenza esercitata da diversi Stati con interessi economici, politici e strategici nel Paese. Tra le tante difficoltà non è poi sbagliato chiedersi come si possa far avvicinare due così diverse visioni dello Stato e della vita: l’una che riconosce una certa distinzione tra religione e Stato, l’altra che non potrà mai riconoscere pienamente questa divisione.

Anche se da quattro anni a questa parte (dalla caduta del dittatore Gheddafi nel 2011) ogni giorno ne succedono molte di cose nel Paese nord-africano, viene comunque da dire “niente di nuovo dalla Libia”. Le persone continuano ad uccidersi, l’economia del Paese è al collasso e, purtroppo, l’incapacità di gestire un post Gheddafi in maniera opportuna si fa sempre più palese. L’unica speranza risiede nell’augurio che si possa velocemente raggiungere un qualche tipo di accordo, capace di dare l’avvio ad un fecondo processo di peace building prima, e di State building poi, utili a risollevare le sorti di un Paese, legato a doppio filo all’Italia e all’Europa, di forte interesse per tutto il mondo e, da più di due anni, sempre più logorato dalla guerra. La grande sfida sarà riuscire a trovare questo accordo cercando di evitare in tutti i modi un intervento diretto da parte di altri Paesi troppo distanti dalla realtà libica che, anche se, ammesso e non concesso, avessero a disposizione mezzi tali da permettere la cessazione delle attuali ostilità, potrebbero dar vita a problemi ancora peggiori.

Non resta che augurarsi che questa volta la proposta dell’ONU venga accolta e che la diplomazia, intesa a livello globale, sappia finalmente sciogliere questo nodo gordiano senza dover ricorrere, per l’ennesima volta, alla spada.

 

 

 

                                                                                                                        Federico Molfese

 

Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also
Close
Back to top button