Si è tenuto ad Adria, lo scorso 9 novembre, nell’ambito della XXIV Settimana dei Beni Culturali dedicata al Centenario della Grande Guerra, il convegno “Nelle retrovie del fronte: Adria e il Polesine nella Prima Guerra Mondiale”.

Il convegno, organizzato dalla Fondazione Bocchi con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, è nato allo scopo di fornire nuove conoscenze su un pezzo di storia sì conosciuto ma che non smette mai di stupirci.

Durante la  mattinata sono stati prevalentemente i giovani delle classi quinte della scuola superiore a prender parte al convegno, mentre, nel pomeriggio, è stato il pubblico più adulto dell’Università Popolare, ad  aderire al convegno, anche il Sindaco Omar Barbierato è stato presente per tutti gli interventi della mattinata.

L’ introduzione è stata curata da Antonio Lodo. Partendo  dall’affermazione di Emilio Gentile, che definiva la Prima Guerra Mondiale “Apocalisse della Modernità”,  ha fornito i dati relativi ai  soldati, prevalentemente di origine contadina e che militavano all’80% nella fanteria. Le vittime ammontano a circa 300 in Adria e  4.632 nell’intero Polesine.

Il prof. Pastega ha sottolineato il moto di solidarietà che ha attraversato la società, in particolare dopo Caporetto, con molteplici interventi messi in atto dalla Congregazione di carità  ma anche direttamente dai cittadini, per alleviare i disagi della parte più povera della popolazione ma anche dei soldati, dei rifugiati e dei malati.

Successivamente c’è stato l’intervento di Enzo Bellettato che, trattando degli scontri tra interventisti e neutralisti, ha illustrato la posizione di Giacomo Matteotti che ha sfidato l’opinione pubblica con una intransigente posizione pacifista che gli è costata l’allontanamento in Sicilia. Numerosi i dati forniti da Luigi Contegiacomo sui campi di prigionia per gli austro-ungarici; sette in tutto il Polesine, fra questi, il campo di concentramento di Loreo.

Di notevole importanza,  le informazioni elaborate dal Generale Luigi Chiapperini. Il suo studio, frutto di una ricerca non ancora terminata e condotta negli ultimi mesi presso l’Ufficio Storico Stato Maggiore e presso il museo del Genio,  è incentrato su una pagina di storia poco conosciuta che vede protagonisti i Lagunari; moderna specialità di Fanteria anfibia dell’Esercito Italiano (di cui il Generale Chiapperini è stato Comandante di Reggimento). Da questo studio sono emersi dati sui rapporti ufficiali dell’Esercito Italiano, sul ruolo di Adria nelle varie fasi della guerra; sia come luogo di approvvigionamento, sistemazione dei soldati e dei relativi ospedali da campo.

I dati riguardanti la sanità durante la guerra, sono stati  forniti dal prof. Donato Nitti, integrati dalle  varie patologie derivanti e sul loro trattamento specifico.

Molti gli interventi nel pomeriggio, coordinati con difficoltà da Antonio Giolo, per la necessità di contenere l’ampiezza degli elementi conoscitivi offerti dai relatori. Toccante all’inizio la testimonianza sul suo antenato di Giulio Moscardi. Ampia la documentazione fornita dalla dott.ssa Luciana Passarella sui caduti di Papozze e di Giacomo Molon su quelli di Loreo. Più attinenti ad Adria le relazioni della prof.ssa Marilena Berto sui riflessi che la guerra ha avuto sulla scuola, in particolare l’Istituto Magistrale, e su come essa ha contribuito alla mobilitazione patriottica e del prof. Paolo Rigoni, che ha descritto la lunga gestazione della costruzione del Monumento ai Caduti di Adria e del sarcofago romano in esso contenuto.

La conferenza si è conclusa con le notizie di Alessandro Ceccotto sulla sistemazione dei profughi nel “cameron” e sull’acquisto delle famose “barache de tola”.