Spazio Kabul

MSF lascia l’ospedale di Kabul

Sospese le attività sanitarie a Dasht-e-Barchi, dopo l'attacco al reparto maternità dove sono morte 24 persone, tra neonati, infermiere e madri

Nessuno ha rivendicato l’attentato. I talebani hanno prontamente negato il coinvolgimento nell’attacco, secondo gli Stati Uniti dietro al grave atto terroristico vi sono i militanti Daesh. Per il momento tante illazioni ma nessun colpevole. In questo clima di incertezza il personale di Medici senza frontiere ha deciso di dire basta.

«Non è stata una decisione facile», ha dichiarato Brian Moller, responsabile dei programmi MSF per l’Afghanistan. «Non sappiamo chi sia responsabile di questo attacco, non conosciamo la logica o l’intenzione dietro l’attacco e non sappiamo chi sia stato attivamente preso di mira, se fossero gli stranieri, se fosse MSF, se fosse la comunità Hazara o la comunità sciita in generale». Moller ha affermato a Associated Press che l’organizzazione spera ancora che un’indagine del governo afghano possa scoprire chi c’è dietro. «Dopo svariate richieste di informazioni più precise a cui non vi è stata nessuna risposta, abbiamo deciso che per il momento la soluzione migliore è quella di chiudere questo progetto».

Il responsabile dei programmi MSF per l’Afghanistan prosegue: «Questo scellerato attacco non può essere dimenticato come un tragico, isolato incidente, la comunità Hazara che vive nell’area è costantemente oggetto di una serie di attacchi, così come varie organizzazioni umanitarie».

MSF ha lavorato nell’ospedale di Dasht-e-Barchi, in collaborazione con il Ministero della sanità pubblica afgana dal 2014, fornendo gratuitamente assistenza maternità e neonatale. Il gruppo ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1980 e continua a condurre programmi medici nelle province di Helmand, Herat, Kandahar, Khost e Kunduz. Il lavoro svolto MSF nell’ospedale della capitale afghana ha interessato circa due milioni di persone. Nel 2019 sono nati nell’ospedale circa 16.000 bambini.

Thierry Allafort- Duverger, direttore generale di MSF ha dichiarato. «Eravamo consapevoli che la nostra presenza in Dasht-e-Barchi comportava dei rischi, ma non potevamo credere che qualcuno avrebbe approfittato dell’assoluta vulnerabilità delle donne in procinto di partorire per uccidere loro e i loro bambini».

Negli ultimi 16 anni in Afghanistan sono stati uccisi oltre 70 membri del personale di Medici senza frontiere e pazienti coinvolti in programmi sanitari di MSF.

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Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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